Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29342 del 23/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 23/12/2020, (ud. 27/01/2020, dep. 23/12/2020), n.29342

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 19708-2013 R.G. proposto da:

Cudicio s.r.l. rappresentata e difesa dagli avv.ti Salvatore

Capomacchia e Cesare Persichelli elettivamente con domicilio presso

lo studio di quest’ultimo in Roma via Crescenzio n. 20;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale

dello Stato domiciliata in Roma via dei Portoghesi n. 12;

– Controricorrente –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale del

Friuli n. 43/08/12 depositata ii 4/06/2012;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio dei 27.01.2020

dal Consigliere Dott. Catello Pandolfi;

 

Fatto

RILEVATO

che:

La società Cudicio s.r.l. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia n. 43/08/12 depositata il 4.06.2012. La vicenda trae origine dalla notifica di un avviso di accertamento per l’anno 2003 con cui esige il versamento di maggior IRPEG, IRAP e IVA. In particolare l’Amministrazione riteneva che la società avesse dichiarato un prezzo di vendita, di molteplici unità immobiliari e relativa autorimessa, facenti parte di tre complessi immobiliari ad uso residenziale, inferiore al loro valore di mercato.

Dopo un infruttuoso tentativo di accertamento con adesione, la società opponeva l’atto impositivo innanzi alla CTP di Udine, che accoglieva il ricorso. La CTR innanzi alla quale l’Ufficio appellava la prima decisione, riteneva parzialmente fondato il gravame dell’Amministrazione.

Il ricorso della società è basato su tre motivi.

Resiste l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Tanto premesso, il Collegio osserva quanto segue:

Con il primo motivo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. D); del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 53, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, e art. 13, nonchè del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 5.

Lamentava la ricorrente la violazione delle norme che presiedono all’accertamento di maggiori ricavi ai fini IRPEG e di maggiore imponibile ai fini Iva, con riferimento alle compravendite immobiliari suindicate.

Ora, dall’esame della motivazione, risulta che la CTR abbia basato l’accertamento solo sul concetto di valore normale di mercato, desunto dalla media ponderata degli indici dell’osservatorio OMI del Friuli e dal borsino FIAP (cioè la Federazione degli Agenti immobiliari professionali). Valori, peraltro, tra loro non coincidenti, tanto che il giudice regionale ha proceduto, come detto, a calcolarne la media ponderata.

Invero, il Giudice regionale ha anche proceduto alla nomina di un CTU. Tuttavia, la determinazione del valore commerciale dei beni, l’ha poi tratta dal calcolo suindicato.

Così operando, la Commissione d’appello non si è però attenuta alla giurisprudenza di questa Corte, in base alla quale le risultanze di simili organismi non istituzionali, pur utilizzabili come elemento di presunzione semplice debbono essere suffragate e integrate da altri fattori di valutazione concorrenti. Solo così l’accertamento presuntivo di maggiori ricavi o della sottofatturazione di operazioni immobiliari, assume i connotati di gravità, precisione e concordanza richiesti.

In particolare, la Corte, ha affermato che “nell’ipotesi di contestazione di maggiori ricavi derivanti dalla cessione di beni immobili, la reintroduzione, con effetto retroattivo, della presunzione semplice, ai sensi della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5 (Legge comunitaria 2008)…. sopprimendo la presunzione legale (relativa) di corrispondenza del prezzo della compravendita al valore normale del bene non impedisce al giudice tributario di fondare il proprio convincimento su di un unico elemento, purchè dotato dei requisiti di precisione e di gravità, elemento che non può, tuttavia, essere costituito dai soli valori OMI, che devono essere corroborati da ulteriori indizi, onde non incorrere nel divieto di “presumptio de presumpto”. (Sez.5, 25/01/2019,n. 2155).

La stessa Amministrazione, proprio nella consapevolezza di tale principio, ha ritenuto di dover evidenziare, nel controricorso, che l’accertamento in esame, era basato anche su altre circostanze. Quali, l’accensione di mutui da parte di molteplici acquirenti (a ridosso della data d’acquisto con evidente collegamento funzionale con l’operazione), d’importo superiore a quella del prezzo delle unità, dichiarato dalla società. Come pure la concessioni di ipoteca, a garanzia degli stessi mutui, aventi ad oggetto l’immobile compravenduto, con indicazione del suo valore a volte doppio di quello dichiarato.

Si tratta di circostanze, quelle suindicate, di carattere oggettivo e documentale, laddove il solo valore normale di mercato, sul quale, unicamente, la CTR ha accolto parzialmente l’appello dell’Ufficio, è influenzabile da fattori transitori e/o soggettivi, che lo rendono insufficiente e perciò stesso non idoneo a giustificare l’accertamento di maggiori ricavi.

Il primo motivo è pertanto fondato.

Il secondo, con cui la ricorrente lamenta insufficiente o illogica motivazione sulla prova di un maggior corrispettivo incassato dalla società, può ritenersi assorbito in quanto è anch’esso basato sulla considerazione dell’insufficienza del parametro, adottato dalla CTR, costituito dal valore normale di mercato.

Il terzo motivo, riferito all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, può, del pari, ritenersi assorbito in quanto l’accoglimento del primo ne rende superfluo l’esame.

In tali termini, il ricorso deve accolto, con conseguente cassazione della decisione impugnata e il suo rinvio alla stessa Commissione regionale, in diversa composizione, per il riesame alla stregua del principio affermato, oltre che per la definizione delle spese.

PQM

Accoglie il primo motivo, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR in diversa composizione anche per la definizione delle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2020

 

 

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