Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29338 del 23/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 23/12/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 23/12/2020), n.29338

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso iscritto al n. 26706/2013 proposto da:

Agenzia delle entrate rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale

dello Stato domiciliata in Roma via dei Portoghesi 12.

– ricorrente-

contro

Fallimento (OMISSIS) S.p.A.

– intimata –

Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 106/ii/12 depositata ii 1/10/2012;

Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 1.06/11/12 depositata ii i/10/2012;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 11/02/2020 dal

Consigliere dott. Catello Pandolfi;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott.ssa Zeno Immacolata, che ha concluso chiedendo

l’accoglimento del ricorso;

Udito per la difesa erariale l’avv. Giulio Bacosi.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 106/11/12 depositata il 1.10.2012

La vicenda trae origine dalla notifica alla società (OMISSIS) s.r.l. (poi incorporata nella (OMISSIS) s.p.a) dell’avviso di accertamento con cui l’Ufficio deduceva il recupero a tassazione, a titolo di maggior IRAP, della somma di 4.002.237,91 per l’anno 2004. La società, infatti, aveva beneficiato di contributi ai sensi della L. n. 151 del 1981, erogati dalla Regione Lombardia per il sostegno economico al bilancio delle società operanti nel settore del trasporto pubblico. La contribuente aveva portato in diminuzione della base imponibile ai fini IRAP la somma di Euro 6.662.928,00, pari al 64% del totale del contributo erogato, corrispondente al costo del personale, sul presupposto – che l’Amministrazione contesta – che detto contributo riguardasse anche tale voce.

Nel quadro della stessa verifica, l’Ufficio recuperava a tassazione anche la somma di Euro 4.800,00 sostenuta dalla società per manutenzione immobili nonchè la somma di Euro 42.800,00 per locazioni passive, in quanto costi non documentati. Recuperava, infine, la somma di Euro 75.230,00 per omessa fatturazione e conseguente sottrazione dell’IVA al 10%, per Euro 7.523,00.

La società opponeva l’avviso e la CTP di Milano accoglieva parzialmente il ricorso. L’Ufficio proponeva l’appello dell’Amministrazione che la CTR rigettava con la decisione qui impugnata basando, l’Ufficio, il ricorso su tre motivi.

Non ha resistito la Curatela del fallimento che ha poi interessato la società (OMISSIS) s.p.a.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, l’Agenzia lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 5 e 11; del D.L. n. 209 del 2002, art. 3, comma 2 quinquies, convertito dalla L. n. 265 del 2002; della L. n. 289 del 2002, art. 5, comma 3; della L.R. Lombardia n. 13 del 1995, artt. 4 e 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il caso in esame pone il tema della individuazione dei criteri di determinazione della base imponibile ai fini IRAP, al fine di stabilire, in caso di contributi pubblici, nella specie regionali, quali di essi debbano essere esclusi dal computo, e come a tal fine delimitare le singole “voci” di spesa a sostegno della quale il contributo possa essere specificamente diretto ed essere per ciò stesso dedotto ai fini del calcolo del tributo in questione.

Ora, la giurisprudenza di questa Corte, che il Collegio intende ribadire, ha più volte affermato che “La L. n. 289 del 2002, art. 5, comma 3, ha interpretato autenticamente il D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 11, comma 3, nel senso che sono soggetti ad IRAP pure i contributi esclusi dalla base imponibile delle imposte sui redditi…..salvo diverse disposizioni delle leggi istitutive dei singoli contributi o altre disposizioni di carattere speciale. Ne consegue che, ai sensi del citato art. 11, comma 3, devono essere esclusi dal calcolo per la determinazione della base imponibile dell’IRAP i soli contributi di cui la legge preveda espressamente l’erogazione in correlazione a un componente negativo indeducibile, senza che l’indicazione normativa possa essere surrogata dal fatto che un determinato costo indeducibile sia astrattamente considerato dalla legge come costo economico standard nella formula di determinazione dell’ammontare dei contributi. (Sez. 5 -, 12/11/2019, n. 29192).

In altri termini, è necessario, per l’esclusione dal calcolo dell’IRAP, che la legge prevedente il contributo esiga una correlazione finalistica esplicita e diretta tra il contributo stesso e la specifica componente negativa, il cui peso sul bilancio s’intenda mitigare. Non valendo, invece, al detto fine, l’astratto riferimento ad una voce di costo standard, indicata solo come una delle componenti della formula di calcolo volta al diverso fine di graduare l’entità del contributo alla singola realtà aziendale. Nel caso di specie non è dato individuare nella normativa di riferimento (L. n. 151 del 1985, art. 6; art. 11 e Tabella A-Trasporto su gomma della L.R. n. 13 del 1995) un esplicito riferimento alla finalità del contributo al sostegno diretto del costo effettivo per il personale.

Il primo motivo è pertanto fondato.

Con il secondo, la ricorrente lamenta violazione dell’art. 109 TUIR e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

In particolare censura la decisione nella parte in cui la CM aveva ritenuto provata l’effettività della spesa di Euro 4.800,00 e di Euro 42.890,00, perchè non contestata ed anche perchè risultante dalla regolare registrazione delle relative fatture emesse dalla società Pasfin s.r.l. per servizi resi alla (OMISSIS) Pavia srl.

L’Ufficio, per contro, deduce, che le relative fatture, pur regolarmente contabilizzate, non contenevano sufficienti indicazioni circa gli immobili sui quali la prestazione era stata resa, nè la natura della stessa e la sua inerenza all’attività d’impresa.

Ora, le deduzioni dell’Ufficio in tal modo contestano, in sostanza, la contraria valutazione in fatto, che la CTR ha operato sulla possibilità di trarre dalle fatture indicazioni sufficienti a provare dettagliatamente la natura della spesa e quindi la sua inerenza e deducibilità. Il Giudice regionale ha infatti ritenuto che tali aspetti fossero desumibili “dalla copia delle fatture…esibita ai verificatori (e dal) dettaglio analitico dei costi addebitati alle varie società del gruppo”. La censura sembra rivolta alla motivazione ed perciò riconducibile, piuttosto, all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la cui nuova formulazione, conseguente alla modifica di cui al D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni nella L. n. 134 del 2012, è applicabile al caso in esame, in ragione della data di pubblicazione della sentenza impugnata. Modifica che limita la censura della motivazione al solo caso dell’omesso esame di uno specifico fatto in senso storico/naturalistico e non alla diversa considerazione delle risultanze rispetto a quella operata dal giudice di merito. Il motivo è, pertanto, da ritenere inammissibile.

Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la mancata qualificazione da parte della CTR di “corrispettivo di un servizio”, e l’omessa fatturazione ai fini IVA, della somma di Euro 75.230,00 ricevuta dalla società in relazione ad un “pacchetto” di tessere di libera circolazione, consegnate all’ente regionale.

La censura è infondata.

Infatti, non è provato che la somma corrisposta alla società per le tessere di libera circolazione sia, sinallagmaticamente, pari al costo del servizio che in base ad esse, sarebbe stato o avrebbe potuto essere reso ai beneficiari in caso di (eventuale) utilizzazione dei titoli di viaggio. Non si può escludere che tale importo fosse inferiore al costo del servizio potenzialmente fruibile. Nè è indicato come sia stato calcolato la somma corrisposto alla società, in rapporto all’imprecisato numero di tessere incluse del “pacchetto”. Peraltro, le tessere di libera circolazione sono indicate quale “agevolazioni tariffarie ” dalla L.R. n. 13 del 1995, art. 16, che al punto 5) prevede che gli oneri finanziari relativi a dette agevolazione trovino copertura nell’ambito dei contratti di servizio con specifiche risorse del bilancio regionale. Non è pertanto condivisibile la natura di “corrispettivo” della somma per esse versata dalla Ragione. Va quindi accolto il primo motivo, ritenuti inammissibile il secondo, infondato il terzo. La sentenza impugnata va cassata con rinvio alla CTR della Lombardia, in diversa composizione per riesame della controversia, nei limiti del motivo accolto ed anche per la determinazione sulle spese.

PQM

Dichiara fondato il primo motivo di ricorso, inammissibile il secondo, infondato il terzo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla CTR Lombardia, in diversa composizione, per il riesame, nei limiti indicati, ed anche per la determinazione sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA