Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29337 del 21/10/2021

Cassazione civile sez. trib., 21/10/2021, (ud. 14/07/2021, dep. 21/10/2021), n.29337

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PEPE Stefano – Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5599-2014 proposto da:

TRINACRIA EOLICA SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EMILIO FAA’ DI BRUNO

52, presso lo studio dell’avvocato IANNELLI ARTURO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 145/2013 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 16/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/07/2021 dal Consigliere Dott. MONDINI ANTONIO;

lette le conclusioni scritte del pubblico ministero in persona del

sostituto procuratore generale Dott. CELESTE ALBERTO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

 

Fatto

PREMESSO

Che:

1. con la sentenza in epigrafe, la CTR della Lombardia ha accolto l’appello dell’ufficio contro la decisione di primo grado di parziale accoglimento del ricorso proposto dalla srl Trinacria Eolica contro l’avviso in data 16 settembre 2010 di accertamento di maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale, emesso dall’Agenzia delle Entrate previa qualificazione come cessione di ramo di azienda, dalla srl Enerfera alla sas FIP Finance Investing Project”, per il tramite della Trinacria Eolica, della sequenza negoziale così strutturata: atto costitutivo della Trinacria Eolica, stipulato dalla srl Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative e dalla srl Enerfera, con capitale di Euro 10.000,00, quanto alla Enerfera mediante conferimento di ramo di azienda comprendente immobili; atto di cessione, da parte della Enerfera, in favore della FIP Finance Investing Project, della partecipazione nella Trinacria Eolica;

2. la Commissione ha ritenuto l’avviso legittimo sull’assunto che “il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 20 stabilisce, con valenza antielusiva, che ai fini della tassazione degli atti deve attribuirsi rilievo preminente alla loro causa reale e alla effettiva regolamentazione degli interessi realmente perseguito dai contraenti e non al titolo e alla forma apparente”. La CTR ha aggiunto che, non essendo stata pattuita per la cessione del ramo di azienda “corrispettivi distinti per singoli beni facenti parte del ramo ceduto, doveva ritenersi legittima l’applicazione dell’aliquota più elevata così come prevede il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 23″;

3. la srl Trinacria Eolica ricorre, con due motivi illustrati con memoria, per la cassazione della sentenza in epigrafe;

4. L’Agenzia delle Entrate ha depositato controricorso. L’Agenzia eccepisce che il ricorso dovrebbe essere dichiarato inammissibile perché volto a sollecitare in questa sede di legittimità una nuova valutazione del merito della causa;

5.1a Procura Generale ha depositato requisitoria concludendo per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso la società lamenta violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20;

2. con il secondo motivo di ricorso la società lamenta l'”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, costituito da ciò che la cessione delle quote non era stata totalitaria ma aveva riguardato solo il 65% del capitale della conferitaria;

3. con il terzo motivo di ricorso la società lamenta “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 23 e del D.Lgs. n. 347 del 1990, artt. 1 e 10″;

4. l’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso perché volto a sollecitare una nuova valutazione fattuale e probatoria in sede di legittimità è infondata. Al contrario di quanto eccepito dalla Agenzia, il ricorso, e segnatamente il primo motivo di ricorso, pone una questione giuridica;

5. il primo motivo è fondato e assorbente. L’avviso di liquidazione di cui trattasi è stato adottato ai sensi della versione originaria del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, secondo cui:”L’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente”. Il testo della norma è stato modificato dalla L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, comma 87, lett. a), in modo che esso prevede: “L’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall’atto medesimo, prescindendo da quelli extratestuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi”. La L. 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, comma 1084, ha stabilito che la L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, comma 87, lett. a), costituisce interpretazione autentica del testo unico di cui al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 20, comma 1. La Corte Costituzionale, con sentenza 158/2020, ha dichiarato “non fondate le questioni di legittimità costituzionale del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 20 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro), come modificato dalla L. 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, comma 87, lett. a), (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), e dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, comma 1084, (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), sollevate dalla Corte di cassazione, sezione quinta civile, in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., con l’ordinanza indicata in epigrafe”.

La Corte Costituzionale ha ribadito la dichiarazione con sentenza 9 febbraio 2021, n. 39 in riferimento a questioni “prive di argomenti sostanzialmente nuovi rispetto a quelle già sollevate dal giudice di legittimità”, sollevate, rispetto agli artt. 3 e 53 Cost., dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna con l’ordinanza 13 novembre 2019. Con detta sentenza la Consulta ha inoltre dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale della L. 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, comma 1084, (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), sollevate, in riferimento all’art. 3 Cost., dalla medesima commissione tributaria e inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della L. n. 145 del 2018, art. 1, comma 1084, sollevate dallo stesso giudice a quo, in riferimento agli artt. 24,81,97,101,102 e 108 Cost..

In ragione di quanto precede, a seguito della I eg g e di interpretazione autentica, l’imposta di registro, “marcatamente un’imposta “d’atto” (punto 5.2.2. del “Considerato in diritto”della citata sentenza 158/2020), deve essere applicata in riferimento alla manifestazione di ricchezza risultante dal singolo atto. La norma non consente di valorizzare gli elementi estrinseci del singolo atto tassato, quali sono quello del collegamento con altri atti, quello della “causa reale” e quello “della effettiva regolamentazione degli interessi”, valorizzati dalla CTR.

E’ da osservare infine che la norma non ha e non ha mai avuto, contrariamente a quanto si legge nella sentenza impugnata, “valenza antielusiva”.

Proprio per questo -con riferimento a fattispecie, quali quella che occupa, antecedente all’entrata in vigore dell’art. 10-bis Statuto del contribuente-questa Corte ha ripetutamente affermato non doversi rispettare le norme del giusto procedimento altrimenti imprescindibili (pacificamente non osservate dall’Ufficio quanto all’avviso di cui trattasi) (v. Cass. n. 313 del 09/01/2018: “In tema di imposta di registro, il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, nell’attribuire rilievo alla causa reale del negozio e all’effettivo interesse perseguito dalle parti, non pone una norma antielusiva in senso stretto, come quella di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis, bensì una norma interpretativa, sicché l’emissione dell’avviso di liquidazione non soggiace all’obbligo di contraddittorio preventivo di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12 “).

Da quanto detto, la fondatezza del primo motivo di ricorso e il relativo accoglimento;

5. in ragione di ciò che precede, assorbite le doglianze veicolate con i restanti due motivi di ricorso, quest’ultimo deve essere accolto e per l’effetto la sentenza impugnata deve essere cassata;

6. la causa, in assenza di accertamenti in fatto da svolgere, può essere decisa nel merito (art. 384 c.p.c.) con accoglimento dell’originario ricorso;

6. le spese devono essere compensate atteso che la normativa interpretativa di riferimento è intervenuta solo nel corso del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decide nel merito con accoglimento del ricorso originario; compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, mediante collegamento da remoto, il 14 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2021

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