Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29326 del 14/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 14/11/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 14/11/2018), n.29326

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26531-2012 proposto da:

F.L., elettivamente domiciliata in ROMA VIA LUIGI LUCIANI 1,

presso lo studio dell’avvocato DANIELE MANCA BITTI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANDREA MINA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI BRESCIA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 79/2011 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

BRESCIA, depositata il 13/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/09/2018 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate notificava a F.L. un avviso di accertamento, relativo all’anno di imposta 2004, con cui rettificava in Euro 433.333 il reddito di capitale dichiarato in Euro 216.666, costituito dai dividendi percepiti dalla società Isa srl nella misura accertata con la sentenza del Tribunale di Brescia del 7.7.2007.

La contribuente proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Brescia che lo rigettava con sentenza n. 71 del 2009.

La contribuente proponeva appalto alla Commissione tributaria regionale che lo rigettava con sentenza del 13.10.2011.

Contro la sentenza di appello F.L. propone due motivi di ricorso per cassazione.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso chiedendo di dichiarare inammissibile o di rigettare il ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è inammissibile.

1. Primo motivo: “Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione del disposto dell’art. 2697 c.c., sulla ripartizione dell’onere della prova e dell’art. 2909 c.c.”.

2. Secondo motivo: “Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione del disposto dell’art. 2697 c.c., sulla ripartizione dell’onere della prova e degli artt. 1145 e 116 c.p.c.; motivazione meramente apparente e pertanto omessa e/o insufficiente ex art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione ai mezzi di prova dedotti dalle parti.

In via preliminare il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per mancanza del requisito della “sommaria esposizione dei fatti di causa” richiesto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3. La parte iniziale del ricorso, denominata “Fatto e svolgimento del processo” (da pag. 2 a pag. 32), è composta secondo la tecnica “dell’assemblaggio”, mediante la mera trascrizione in successione dei seguenti atti di causa: avviso di accertamento, ricorso introduttivo avanti la Commissione tributaria provinciale, sentenza della Commissione tributaria provinciale, atto di appello della contribuente, sentenza della Commissione tributaria regionale.

Questa Corte ha affermato che, ai fini dell’osservanza della prescrizione dettata dall’art. 366 c.p.c., n. 3, la pedissequa riproduzione dell’intero, letterale contenuto degli atti processuali è, per un verso, del tutto superflua, non essendo affatto richiesto che si dia meticoloso conto di tutti i momenti nei quali la vicenda processuale si è articolata; per altro verso, è inidonea a soddisfare la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad affidare alla Corte, dopo averla costretta a leggere tutto (anche quello di cui non occorre sia informata), la scelta di quanto effettivamente rileva in ordine ai motivi di ricorso. (Sez. U, Sentenza n. 5698 del 11/04/2012; conforme Sez. U. n. 16628 del 17/07/2009).

A loro volta i singoli motivi di ricorso per cassazione sono inammissibili.

Il primo motivo è inammissibile per estraneità della censura alla ratio decidendi. Il giudice di merito non ha rigettato l’appello per sussistenza del giudicato ma, con valutazione di merito insindacabile in questa sede, ha ritenuto che le circostanze di fatto risultanti dalla sentenza del Tribunale civile e le altre risultanze indicate nel provvedimento impugnato costituivano prova della contestata percezione di dividendi in misura superiore a quella dichiarata.

Il secondo motivo di ricorso è inammissibile per commistione di motivi eterogenei (unitaria censura con cui si deduce violazione di legge, violazione di norme processuali e vizio della motivazione, ritenuta contemporaneamente apparente, omessa ed insufficiente. La mescolanza e la sovrapposizione di mezzi d’impugnazione eterogenei, facenti riferimento alle diverse ipotesi contemplate dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, si traduce nella prospettazione di una medesima questione sotto profili incompatibili, quali quello della violazione di norme di diritto, che suppone accertati gli elementi del fatto in relazione al quale si deve decidere della violazione della norma, e del vizio di motivazione, che quegli elementi di fatto intende precisamente rimettere in discussione; o quale l’omessa motivazione, che richiede l’assenza di motivazione su un punto decisivo della causa rilevabile d’ufficio, e l’insufficienza della motivazione, che richiede la puntuale e analitica indicazione della sede processuale nella quale il giudice d’appello sarebbe stato sollecitato a pronunciarsi. Infatti, la denuncia cumulativa di eterogenei motivi di ricorso mira a rimettere al giudice di legittimità il compito di isolare le singole censure teoricamente proponibili, onde ricondurle ad uno dei mezzi d’impugnazione enunciati dall’art. 360 c.p.c., così attribuendo, inammissibilmente, ad esso giudice il compito di dare forma e contenuto giuridici alle lagnanze del ricorrente, (Sez. 5, Sentenza n. 18021 del 14/09/2016; Sez. 5 n. 19761 del 2016; Sez. 1, Sentenza n. 19443 del 23/09/2011). Il motivo è ulteriormente inammissibile nella parte in cui prospetta un diverso apprezzamento in fatto delle risultanze probatorie che il giudice di appello ha desunto dalla sentenza del Tribunale di Brescia.

Spese liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese in favore della Agenzia delle Entrate, liquidate in Euro 5.000 oltre eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA