Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 293 del 10/01/2017

Cassazione civile, sez. lav., 10/01/2017, (ud. 19/10/2016, dep.10/01/2017),  n. 293

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3468-2011 proposto da:

A.P., (OMISSIS), + ALTRI OMESSI

– ricorrenti –

contro

COMUNE DI VENEZIA P.I. (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA B. TORTOLINI 34, presso lo

studio dell’avvocato NICOLO’ PAOLETTI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati GIULIO GIDONI, MAURIZIO BALLARIN, ANTONIO

IANNOTTA, GIUSEPPE VENEZIAN, NICOLETTA ONGARO, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 219/2010 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 25/08/2010 R.G.N. 512/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/10/2016 dal Consigliere Dott. TORRICE AMELIA;

udito l’Avvocato VEDOVA ENRICO;

udito l’Avvocato PAOLETTI NATALIA per delega Avvocato PAOLETTI

NICOLO’;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI RENATO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Tribunale di Venezia, in parziale accoglimento del ricorso proposto dagli odierni ricorrenti, aveva ritenuto sussistente l’ipotesi di cui all’art. 29, comma 1, lett. b) del CCNL Regioni ed Autonomie locali del 14.9.2000, ed aveva disposto che il Comune procedesse alla verifica selettiva dei requisiti richiesti ed agli adempimenti previsti dall’art. 29, commi 3, 5 e 7 del CCNL.

2. La Corte di Appello di Venezia adita dal Comune, ha riformato tale sentenza ed ha respinto tutte le domande proposte con il ricorso di primo grado.

3. La Corte territoriale ha ritenuto, per quanto oggi rileva, che l’art. 29, comma 1, lett. b) del CCNL Enti Locali del 14.9.2000 richiede, per il passaggio alla categoria D, posizione D1, del personale di vigilanza dell’ex 6^ qualifica funzionale, non soltanto l’esercizio effettivo di compiti di coordinamento e di controllo ma anche la sussistenza, prima dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987, di un corrispondente posto in pianta organica; che il D.P.R. n. 268 del 1987, art. 21, comma 6, introdotto dal D.P.R. n. 494 del 1987, fa riferimento a posti già compresi nell’organico dell’area di vigilanza; che il richiamo operato dal comma 1, lett. b) e c) dell’art. 29 del citato CCNL al D.P.R. n. 268 del 1987 è sintomatico del collegamento con la pianta organica, essendo stata attuata solo successivamente all’entrata in vigore di detto D.P.R. la riorganizzazione organica e contrattualizzata della struttura degli enti locali.

4. Ha rilevato che i ricorrenti non avevano contestato che prima dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987 erano stati collocati in posti di 5 livello.

5. La cassazione di questa sentenza è domandata dagli odierni ricorrenti sulla scorta di quattro articolati motivi di ricorso, al quale resiste con controricorso il Comune di Venezia.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Sintesi dei motivi.

6. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e n. 3, erronea valutazione del contenuto della D.C.C. di Venezia n. 1587 del 1984 ed omessa ed insufficiente motivazione; mancata valutazione della qualifica funzionale ex lege riconosciuta ai posti dell’area di vigilanza istituiti antecedentemente al D.P.R. n. 267 del 1987 (recte 268/2987) che prevedeva lo svolgimento delle attività di coordinamento e di controllo di personale di pari o inferiore qualifica; violazione e falsa applicazione del D.P.R. 25 giugno 1983, n. 367, art. 26 e dell’Allegato A e degli arrt. 7, 24, e 29 dei CCNL Comparto Regioni ed Autonomie Locali, rispettivamente del 31.3.1999, del 1.4.1999 e del 14.9.2000 Comparto Regioni ed Autonomie Locali.

7. Sostengono che la Corte territoriale ha errato nel ritenere che i posti istituiti antecedentemente al D.P.R. n. 268 del 1987, che comportavano lo svolgimento di attività di coordinamento e di controllo, fossero di 5 qualifica funzionale e assumono che, conseguentemente, non era applicabile il CCNL del 14 settembre 2000, art. 29, comma 1, lett. b).

8. Richiamano le delibere del Comune n. 743 del 31.7.1989, n. 2980 del 20.7.1981, n. 587 del 22.5.1984 per sostenere che prima del D.P.R. n. 268 del 1987 i posti che comportavano svolgimento di mansioni di coordinamento e controllo erano di 6^ qualifica funzionale.

9. Asseriscono che i posti ai quali aveva fatto riferimento il Comune erano posti di 6^ qualifica funzionale e descrivono l’evoluzione, che assumono essere puramente nominale, del profilo professionale riconosciuto agli Istruttori di Vigilanza, proprio dei Vigili Principali e, ancor prima, dei Brigadieri; che con la Delib. n. 587 del 1984 il Comune aveva dato concreta attuazione alla disposizione contenuta nel D.P.R. n. 347 del 1983, art. 26 e nell’Allegato A, secondo cui le funzioni di coordinamento delle attività di polizia locale svolte dai nuclei operativi di vigilanza erano proprie in via esclusiva della 6^ qualifica dell’area vigilanza; che soltanto con il D.P.R. n. 268 del 1987 le mansioni di coordinamento erano divenute eventuali, ben potendo il dipendente di 6^ qualifica funzionale svolgere in tutto o in parte anche altro tipo di attività lavorativa.

10. Con il secondo motivo denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli arrt. 7, 24, e 29 dei CCNL Comparto Regioni ed Autonomie Locali, rispettivamente del 31.3.1999 del 1.4.1999 e del 14.9.2000.

11. In via subordinata, rispetto alla censura formulata nel primo motivo, sostengono che il CCNL 14 settembre 2000, art. 29, comma 1, lett. b), va interpretato nel senso che la necessaria correlazione con i posti in pianta organica non comporta che debba trattarsi di posti di 6^ livello o di 6^ qualifica funzionale, non essendo stato tanto previsto dalla disposizione contrattuale collettiva e che è irrilevante il livello o la qualifica riconosciuti ai “posti istituiti” anteriormente al D.P.R. n. 268 del 1987.

12. Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo ai fini della decisione, per non avere la Corte territoriale chiarito le ragioni letterali o logico sistematiche per cui i “posti istituiti” dovessero intendersi come posti di 6^ qualifica o livello.

13. Con il quarto motivo denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 5, violazione e falsa applicazione arrt. 7, 24, e 29 dei CCNL Comparto Regioni ed Autonomie Locali, rispettivamente del 31.3.1999 del 1.4.1999 e del 14.9.2000 ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo ai fini della decisione. Sostengono che il Comune non aveva mai dedotto che essi appellati prima del D.P.R. n. 268 del 1987 erano collocati nel 5^ livello.

Esame dei motivi.

14. Il primo motivo è inammissibile nella parte in cui sono richiamate delibere del Comune di Venezia, il cui contenuto, non è stato riportato nel ricorso nemmeno delle parti salienti (ex plurimis Cass. SSUU 22726/2011; Cass. 13713/2015, 19157/2012, 6937/2010).

15. E’ inammissibile anche nella parte in cui è lamentata omessa ed insufficiente motivazione rispetto alla questione della qualificazione data dal D.P.R. n. 347 del 1983 e D.P.R. n. 267 del 1987 ai posti dell’area di vigilanza comportanti svolgimento delle attività di coordinamento e di controllo di personale di pari o inferiore qualifica: i ricorrenti non hanno specificato se ed in quale atto processuale detta questione, comportante anche accertamenti di fatto, sia stata, ed in quali termini, sottoposta all’attenzione della Corte territoriale, (ex plurimis Cass. 23675/2013, 5070/2009, 4391/2007, 25546/2006).

16. Il fatto sul quale si sarebbe consumato il vizio motivazionale non è, comunque, decisivo, sulla scorta di quanto si osserva nei punti 17 e da 19 a 25 di questa sentenza.

17. Va osservato che la Corte territoriale ha rilevato, con accertamento in fatto, il cui riesame è precluso in sede di legittimità, che gli odierni ricorrenti non avevano contestato di essere stati collocati, prima dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987, in posti di 5^ livello ed ha anche evidenziato che la pretesa al passaggio alla categoria D, ai sensi dell’art. 29, comma 1, lett. b, era stata fondata sulla circostanza di avere svolto compiti di coordinamento e di controllo e sul fatto che alla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987 risultavano istituti 236 posti in relazione ai quali si prevedeva l’esercizio di funzioni di coordinamento e di controllo.

18. Il primo, il secondo ed il quarto motivo sono infondati nella parte in cui deducono violazione e falsa applicazione delle disposizioni della contrattazione collettiva richiamate in rubrica.

19. L’affermazione della Corte territoriale, nella parte in cui ha ritenuto che l’art. 29, comma 1 del CCNL del 19.4.2000 riserva la procedura semplificata per l’accesso alla categoria D al solo personale di cui alle lett. a) e b), è, infatti, conforme al dato letterale della clausola negoziale collettiva.

20. Quest’ultima specifica in modo chiaro ed inequivoco che si tratta: lett. a) del personale al quale con atti formali da parte dell’amministrazione d’appartenenza siano state attribuite funzioni di responsabile del servizio complessivo dell’intera area vigilanza; b) del personale addetto all’esercizio di effettivi compiti di coordinamento e controllo di operatori di pari qualifica o di quella inferiore, già collocato a seguito di procedure concorsuali, nella ex sesta qualifica funzionale su posti istituiti che prevedessero l’esercizio di tali funzioni anteriormente all’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987.

21. Altrettanto corretta, perchè conforme alla lettera della disposizione contrattuale, è l’affermazione della Corte territoriale, secondo cui il passaggio alla categoria D deve effettuarsi attraverso le procedure selettive di cui alla lett. c) in relazione al personale individuato come quello addetto all’esercizio di effettivi compiti di coordinamento e controllo di altri operatori di pari qualifica o di quella inferiore, già collocato nella ex sesta qualifica funzionale, a seguito di procedure concorsuali, su posti, istituiti, successivamente al D.P.R. n. 268 del 1987 che prevedessero formalmente l’esercizio delle predette funzioni, non in applicazione del D.P.R. n. 268 del 1987, art. 21, comma 6, stesso, i cui titolari sono esclusi dall’applicazione delle disposizioni del presente articolo.

22. L’inequivoco tenore letterale della disposizione contrattuale attesta che l’accesso alla procedura semplificata di cui alle lettere b) e c) è consentito nei soli casi in cui vi è stato effettivo e continuativo esercizio di funzioni di coordinamento e controllo e solo se si tratta di posti istituiti (cioè esistenti in pianta organica) prima dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987, art. 21, comma 6, ed è impedito, di contro, nella ipotesi in cui si tratti di posti istituiti successivamente a tale data.

23. La correlazione posta dalla disposizione in esame con i posti in pianta organica attesta anche che è indispensabile che si tratti di “posti” di 6^ livello o 6^ qualifica funzionale.

24. Altrettanto correttamente la Corte territoriale ha desunto dal rinvio operato dal richiamato CCNL al D.P.R. n. 268 del 1987, art. 29, la stretta correlazione posta dalle parti sindacali con la pianta organica esistente al momento della entrata in vigore del decreto, ove si consideri che solo con la sua entrata in vigore era stata attuata la riorganizzazione organica della struttura degli enti.

25. Va osservato che la volontà delle parti collettive nei termini sopra ricostruita e desunta dal tenore della disposizione non risulta contrastata da alcun elemento riferibile al comportamento delle parti, anche successivo alla conclusione del CCNL (art. 1362 c.c.).

26. Essa è anche coerente con la disposizione contenuta nel c. 6 del D.P.R. n. 268 del 1987, art. 21, che consentì, in relazione alle finalità della L. n. 165 del 1986 (Legge-quadro sull’ordinamento della polizia municipale), l’istituzione di posti di istruttore di vigilanza di 6 qualifica “fermo restando l’organico complessivo dell’area di vigilanza”.

27. Il terzo ed il quarto motivo, nella parte in cui denunciano vizi motivazionali, sono infondati.

28. La Corte territoriale ha spiegato, in maniera lineare ed esaustiva, come evidenziato nei punti 3 e 4 di questa sentenza, le ragioni poste a base del decisum: ha riportato le opposte posizioni delle parti e si è confrontata in maniera puntuale con queste e con le argomentazioni motivazionali della sentenza di primo grado, ha riportato il testo delle disposizioni contenute nella contrattazione collettiva e ha ricostruito in maniera puntuale la volontà delle parti collettive.

29. Il Collegio rileva che le doglianze formulate in ordine alla pianta organica (terzo motivo) ed alla collocazione degli odierni ricorrenti in posti di 5^ livello in epoca antecedente all’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987, art. 21, (quarto motivo), lungi dall’individuare il fatto controverso sul quale si sarebbe consumato il vizio motivazionale, mirano in realtà a ribadire la diversa lettura delle norme contrattuali e del D.P.R. n. 268 del 1987 esposta negli altri motivi di ricorso e a richiedere un non consentito riesame degli accertamenti in fatto effettuati dalla Corte territoriale (consistenza della pianta organica e collocazione degli odierni ricorrenti prima dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987).

30. Il ricorso va, in conclusione, rigettato con affermazione del seguente principio di diritto: “L’art. 29, comma 1 del CCNL comparto delle Regioni ed Autonomie Locali 14.9.2000 va interpretato nel senso che l’accesso alla procedura semplificata di cui alle lett. b) e c) è consentito nei soli casi in cui vi è stato effettivo e continuativo esercizio di funzioni dì coordinamento e controllo propri della 6^ qualifica funzionale nell’ambito di posti istituiti (cioè esistenti in pianta organica) prima dell’entrata in vigore del D.P.R. n. 268 del 1987 ed è impedito, di contro, nella ipotesi in cui si tratti di posti istituiti successivamente a tale data”.

31. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna i ricorrenti alla refusione delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidate in Euro 3.000,00 per compensi professionali ed Euro 100,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali, oltre IVA e CPA ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 19 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2017

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