Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2929 del 08/02/2021

Cassazione civile sez. I, 08/02/2021, (ud. 11/09/2020, dep. 08/02/2021), n.2929

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10240/2019 proposto da:

E.R.R., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour,

presso la cancelleria civile della Corte di cassazione e

rappresentato e difeso dall’avvocato Valentino Viali, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., elettivamente

domiciliato per legge presso l’Avvocatura Generale dello Stato in

Roma, Via dei Portoghesi, 12;

– intimato –

avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Terni del 13/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/09/2020 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Giudice di Pace di Terni con l’ordinanza in epigrafe indicata ha rigettato il ricorso avverso il provvedimento di diniego di revoca in autotutela del decreto di espulsione del 12 gennaio 2017 adottato dalla Prefettura di Terni a seguito dell’istanza di E.R.R. L. n. 241 del 1990, ex art. 21 quinquies.

Il giudice, nella natura discrezionale del provvedimento impugnato, ha ritenuto la giurisdizione del giudice amministrativo.

2. E.R.R. ricorre per la cassazione del provvedimento con due motivi.

3. L’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 18 e la competenza del Giudice di Pace ivi sancita.

L’Ufficio giurisdizionale adito avrebbe dovuto vagliare le circostanze sopravvenute dedotte a sostegno della richiesta di revoca del decreto di espulsione e non limitarsi a declinare la propria giurisdizione in favore di quella del giudice amministrativo nel carattere assoluto della discrezionalità espressa dal prefetto con il decreto di rigetto della revoca.

2. Con il secondo motivo il ricorrente fa valere la violazione dell’art. 29 Cost., D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5 e 13 e art. 3 della Convenzione di New York del 20 novembre 1989 ratificata con L. n. 176 del 1991, in relazione alla L. n. 241 del 1990, art. 21 quinquies.

La Prefettura avrebbe dovuto rivisitare e bilanciare gli interessi in gioco in ragione delle nuove circostanze in fatto e diritto prospettate ed il Giudice di Pace avrebbe dovuto sindacare se il potere discrezionale del Prefetto era stato esercitato nei limiti di legge.

Il Giudice di Pace si era limitato a rilevare il proprio difetto di giurisdizione senza scrutinare i dedotti fatti sopravvenuti: (a) il Decreto di Espulsione n. 6/2017 aveva quale presupposto fondante il precedente Decreto di Espulsione n. 83/2014 che era stato invece annullato dalla Corte di Cassazione con provvedimento n. 25799/2016; b) sulla sentenza penale di condanna per il reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, menzionata nel provvedimento di espulsione, era intervenuto il provvedimento di riabilitazione del Tribunale di sorveglianza di Perugia per buona condotta il 1 febbraio 2018; c) era stata prodotta documentazione comprovante l’assenza di successivi procedimenti in corso o di segnalazioni pregiudizievoli e lo svolgimento di attività di volontariato nell’impossibilità del ricorrente di svolgere attività lavorativa in mancanza di un titolo valido di soggiorno.

3. Il primo motivo è fondato e può scrutinarsi da questa Sezione semplice non risultando nei suoi termini destinato a porre una questione di giurisdizione da sottoporsi ex art. 374 c.p.c., comma 1, secondo periodo, al vaglio delle Sezioni Unite di questa Corte di cassazione che sulla prima si sono già pronunciate dandone univoca definizione.

Questa Corte di Cassazione nel suo più alto Consesso ha infatti affermato che in tema di disciplina dell’immigrazione, il provvedimento di reiezione dell’istanza di revoca di precedente ordine di espulsione è assimilabile, per natura, funzione ed incidenza sui diritti dello straniero, al provvedimento di espulsione, ed inoltre, al pari di quest’ultimo, non integra esercizio di discrezionalità amministrativa, dato che, nella disciplina del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13 (modificato dalla L. 30 luglio 2002, n. 189), l’espulsione mediante atto del prefetto, a differenza di quella disposta dal Ministro dell’interno per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, è specificamente regolata, e configura, in presenza delle condizioni all’uopo stabilite, atto dovuto.

Pertanto, anche il diniego della revoca dell’espulsione è sindacabile dinanzi al giudice ordinario, nella sede e nei modi contemplati, per l’impugnazione del provvedimento prefettizio di espulsione, del predetto art. 13, comma 8 e dal successivo art. 13-bis (introdotto dal D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 113, art. 4), (Cass. SU n. 384 del 12/01/2005).

La giurisdizione ordinaria infatti sussiste anche nei casi di reiezione della domanda di revoca del decreto di espulsione che Investe, ancorchè ai fini dell’adozione del contrarius actus, i medesimi presupposti sull’opportunità o meno della permanenza dello straniero in Italia (Cass. S.U., n. 20122 del 18.11.2005).

4. Il provvedimento impugnato va pertanto cassato, in accoglimento del primo motivo di ricorso, il restante assorbito, con invio per il giudizio al Giudice di Pace di Terni, in persona di diverso magistrato, che provvederà anche alle spese per la fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso assorbito il secondo, tassa il provvedimento impugnato e rinvia anche per le spese al Giudice di Pace di Caltanissetta, in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 11 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2021

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