Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29286 del 28/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 28/12/2011, (ud. 11/11/2011, dep. 28/12/2011), n.29286

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – rel. Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 19410-2010 proposto da:

M.G. (OMISSIS), V.V.

(OMISSIS), Z.R. (OMISSIS), V.

G. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA DEI CARRACCI 1, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRI

ALESSANDRO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

BULGARINI D’ELCI GIUSEPPE giuste deleghe a margine delle 4 pagine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6/2010 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE del

14/01/2010, depositata il 20/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SAVERTO TOFFOLI;

è presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE.

Fatto

MOTIVI

La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione ex art. 380-bis.

1. Gli attuali ricorrenti, dipendenti del Ministero dell’istruzione, adivano il giudice del lavoro al fine di far valere il loro diritto al pieno riconoscimento dell’intera anzianità maturata in base ai pregressi servizi di ruolo e non di ruolo, in occasione del loro passaggio dalla qualifica di responsabile amministrativo di un istituto di istruzione al superiore profilo di direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA).

La Corte d’appello di Trieste, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava le domande.

2. La Corte di merito ha ritenuto non applicabile la normativa generale in materia di inquadramento del personale di ruolo, di cui al D.P.R. n. 399 del 1988, art. 4 ma la speciale disciplina contrattuale (invocata dall’amministrazione datrice di lavoro) dettata dai c.c.n.l. del 2001 e del 2003 in materia di inquadramento ai fini giuridici ed economici del personale, già in possesso della qualifica di responsabile amministrativo, a cui era stata attribuita la qualifica di nuova istituzione di DSGA a seguito della partecipazione ad un corso di formazione non selettivo.

3. Il ricorso per cassazione (a cui resiste il Ministero dell’istruzione), articolando cinque motivi di ricorso e deducendo violazione di norme di atti normativi e di contratti collettivi, nonchè vizi di motiva2ione, ripropone in sostanza le medesime questioni di diritto e di interpretazione dei contratti collettivi nazionali dibattute in sede di merito. E’ intervenuta memoria difensiva dei ricorrenti nell’ambito del procedimento camerale.

4. Il ricorso è qualificabile come manifestamente infondato in relazione alle conclusioni a cui è pervenuta la giurisprudenza di questa Corte, Sezione lavoro, dopo un approfondito esame di tutti gli aspetti rilevanti delle questioni ora riproposte.

Più precisamente, Cass. 2.12.2010 n. 24431, confermando la soluzione a cui la Corte era già pervenuta con la sentenza 1.3.2010 n. 4885, ha concluso il suo articolato esame enunciando il seguente principio:

“In tema di personale del comparto scuola, la specifica norma di cui all’art. 8 del CCNL 9 marzo 2001 – relativo al secondo biennio economico 2000-2001 del personale del comparto scuola – regola il trattamento economico spettante dal 1 settembre 2000 al personale ATA inquadrato nel profilo professionale di direttore dei servizi generali e amministrativi in sede di prima applicazione, ai sensi dell’art. 34 CCNL comparto scuola 26 maggio 1999, escludendo che operi, per il predetto personale, la regola generale più favorevole in tema di computo dell’intera anzianità di servizio per il caso di inquadramento nella qualifica superiore, senza che sia configurabile alcun contrasto con le norme imperative, non essendo il contratto collettivo sindacabile sotto il profilo della ragionevolezza e del rispetto del principio di parità di trattamento”.

Sulla base di un ulteriore ampio esame, le stesse conclusioni sono state ribadite di recente, in sede di esame di numerosi ricorsi, dalla Sezione lavoro, che ha conclusivamente osservato che “il trattamento economico spettante dall’1.9.2000 al personale ATA inquadrato in sede di prima applicazione nel profilo professionale di direttore dei servizi generali e amministrativi, ai sensi dell’art. 34 ccnl del comparto scuola 26 maggio 1999, è regolato dalla specifica norma di cui all’art. 8 del ccnl 15.3.2001, relativo al secondo biennio economico 2000-2001 dello stesso comparto. Deve, infatti, escludersi che, in forza del principio della parità di trattamento, detto personale possa invocare la più favorevole regola generale che consente il computo dell’intera anzianità di servizio maturata per il caso di inquadramento in qualifica superiore, sia perchè non è a configurabile contrasto con le norme imperative, dato che il contratto collettivo non è sindacabile sotto il profilo della ragionevolezza e del rispetto del principio di parità di trattamento, sia per la specificità della situazione regolata, che nella specie è limitata alla fase del primo inquadramento nel profilo” (cfr. Cass. n. 20894/2011 e numerose altre sentenze deliberate alla medesima udienza del 7 luglio 2011).

Quanto alla disparità di trattamento tra situazioni analoghe lamentata con la memoria illustrativa – assunto basato sull’allegazione che il medesimo trattamento derogatorio della disciplina generale sulle variazioni di inquadramento non era applicato nei confronti di personale che successivamente era transitato nella posizione di DSGA sulla base di requisiti e procedure analogamente semplificati, si tratta di questione già esaminata in linea di principio dalle sentenze richiamate e comunque comportanti inammissibili nuovi accertamenti di fatto.

5. Il ricorso deve quindi essere rigettato.

Le spese del giudizio sono regolate in base al criterio legale della soccombenza (art. 91 c.p.c.) per quanto riguarda la solidarietà trova applicazione l’art. 97 c.p.c., comma 1.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido tra loro a rimborsare il Ministero controricorrente le spese del giudizio, liquidate in Euro duemila per onorari, oltre le spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2011

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