Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2925 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. I, 31/01/2022, (ud. 30/11/2021, dep. 31/01/2022), n.2925

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18373/2020 proposto da:

U.N., elettivamente domiciliato in Roma, presso la Corte di

cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Vigliotti Daniela,

per procura in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 4314/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 26/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/11/2021 da Dott. DI MARZIO MAURO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

RILEVATO CHE:

1. – U.N., cittadino del Bangladesh, ricorre per un mezzo, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza del 26 ottobre 2019 con cui la Corte d’appello di Milano ha respinto il suo appello avverso ordinanza del locale tribunale di rigetto della sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, che si è limitata al deposito di un atto di costituzione per i fini dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

CONSIDERATO CHE:

3. – L’unico mezzo denuncia violazione e/o falsa applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 2, comma 6 e art. 13, comma 7, in relazione alla richiesta di remissione in termini per aver proposto tardivamente il ricorso avverso il diniego della Commissione territoriale.

RITENUTO CHE:

4. – Il ricorso è inammissibile.

La sentenza impugnata ha ritenuto “che l’appello proposto dal Sig. U.N. sia inammissibile per tardiva proposizione del ricorso di primo grado avverso il provvedimento di diniego emanato dalla Commissione Territoriale”. In particolare, la Corte territoriale ha osservato che il dispositivo del provvedimento della Commissione Territoriale era stato tradotto in inglese, il che lo rendeva comprensibile al richiedente e che, comunque, questi non aveva fornito alcuna prova circa al momento in cui aveva avuto conoscenza dell’atto, data dalla quale far decorrere il termine per l’impugnazione, limitandosi a dichiarare di non ricordare tale data.

A ciò si replica nel ricorso che “il momento in cui il ricorrente ha avuto conoscenza dell’atto, data dalla quale far decorrere il termine per l’impugnazione, coincide con la data di conferimento della procura al legale… Inoltre anche il fatto che il ritardo nell’impugnazione è stato minimo rendeva verosimile che il ricorrente abbia avuto piena contezza del significato del provvedimento solo quando si è rivolto all’Avv….”.

Ma, a parte il fatto che la logica dell’argomento svolto è insondabile, giacché non è dato intendere per quale ragione il motivo della conoscenza dell’atto dovrebbe essere rapportato al momento in cui l’interessato si è rivolto ad un legale, la censura non fa altro che sollecitare un diverso accertamento di merito, rispetto a quello svolto dalla Corte territoriale, la quale ha affermato che U.N. non aveva provato la data di conoscenza dell’atto.

Orbene, il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’esposizione dei motivi per i quali si richiede la cassazione della sentenza impugnata, aventi i requisiti della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata (Cass. 25 febbraio 2004, n. 3741; Cass. 23 marzo 2005, n. 6219; Cass. 17 luglio 2007, n. 15952; Cass. 19 agosto 2009, n. 18421). In particolare è necessario che venga contestata specificamente la ratio decidendi posta a fondamento della pronuncia oggetto di impugnazione (Cass. 10 agosto 2017, n. 19989), di guisa che la proposizione, con il ricorso per cassazione, di censure prive di specifiche attinenze al decisum della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall’art. 366 c.p.c., n. 4), con conseguente inammissibilità del ricorso, rilevabile anche d’ufficio (Cass. 7 settembre 2017, n. 20910).

Ratio decidendi nel caso di specie neppure sfiorata dal ricorso.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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