Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2923 del 07/02/2020

Cassazione civile sez. II, 07/02/2020, (ud. 28/11/2019, dep. 07/02/2020), n.2923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZAO

sul ricorso iscritto al n. 21102/2016 R.G. proposto da:

C.L., rappresentato e difeso dall’Avv. Mario Corsiero per

procura in calce al ricorso, elettivamente domiciliato in Roma

presso lo studio dell’Avv. Alessandro Tomassetti alla via Calabria

n. 56;

– ricorrente –

contro

Ministero della Giustizia;

– intimato –

avverso l’ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in data

16 luglio 2016.

Udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Enrico Carbone nella

Camera di consiglio del 28 novembre 2019.

Fatto

FATTO E DIRITTO

atteso che:

– L’Avv. C.L. presentava istanza di liquidazione dei compensi per l’attività svolta quale difensore d’ufficio di O.E.E., cittadina nigeriana, nel procedimento n. 2327/2014 SIUS innanzi al Magistrato di Sorveglianza presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Essendo stata dichiarata inammissibile l’istanza di liquidazione per l’omesso esperimento delle procedure di recupero del credito professionale, l’Avv. C. ricorre per cassazione con due motivi, avverso l’ordinanza che ha rigettato la sua opposizione alla declaratoria di inammissibilità.

Il primo motivo di ricorso denuncia violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 117, il secondo motivo denuncia omesso esame di fatto, entrambi per aver il giudice dell’opposizione mancato di considerare che l’esperimento delle procedure di recupero del credito professionale non era nella specie necessario, nè possibile, trattandosi di un assistito irreperibile.

Il primo motivo è fondato: per un principio di diritto ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità, sia penale (Cass. 17 ottobre 2007, n. 4153; Cass. 13 novembre 2012, n. 4576), che civile (Cass. 20 luglio 2010, n. 17021; Cass. 7 aprile 2014, n. 8111), a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 116 e 117, l’inutile esperimento delle procedure di recupero del credito professionale non condiziona la liquidazione dell’onorario del difensore d’ufficio a carico dell’erario quando sussista l’irreperibilità dell’assistito, irreperibilità da intendere anche come mera situazione di fatto, a prescindere, quindi, dalla declaratoria formale ex artt. 159 e 160 c.p.p., poichè la fattuale impossibilità di rintracciare il debitore nel momento in cui la pretesa creditoria diventa azionabile impedisce al patrono di attivare qualunque procedura di recupero del credito professionale.

Nella specie, il giudice dell’opposizione, oltre a richiamare norme da tempo abrogate (art. 32 disp. att. c.p.p., comma 2 e art.n 32-bis disp. att. c.p.p., abrogati dall’art. 299 D.P.R. n. 115 del 2002), ha violato il summenzionato principio nomofilattico, invero confermando il diniego di liquidazione dell’onorario con l’assunto che il professionista non ha avviato procedure esecutive di recupero del credito, “nè risulta in atti un provvedimento che accerti la irreperibilità del debitore”.

– Va accolto il primo motivo di ricorso, restando assorbito il secondo; l’ordinanza è cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in persona di diverso magistrato, che provvederà ad un nuovo esame dell’opposizione, attenendosi all’enunciato principio di diritto, e infine regolerà le spese processuali, anche del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo.

Cassa l’ordinanza in relazione al motivo accolto e rinvia al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in persona di diverso magistrato, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 28 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2020

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