Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29180 del 20/10/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 20/10/2021), n.29180

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15114/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Vegas Comunication Service di D.S. & C. Snc;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia sez. staccata di Siracusa n. 3698/16/14, depositata in data

2 dicembre 2014.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 23 giugno

2021 dal Consigliere Giuseppe Fuochi Tinarelli.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle entrate impugna per cassazione, con un motivo, la sentenza della CTR in epigrafe che, confermando la decisione della CTP di Siracusa, aveva ritenuto l’Ufficio decaduto dalla pretesa per la maggior Iva forfetaria per l’anno 2004 dovuta in connessione all’Imposta sugli intrattenimenti (ISI), attesa l’errata emissione di avviso di accertamento in luogo della prevista iscrizione a ruolo e il mancato rispetto del termine D.P.R. n. 640 del 1972, ex art. 14 quater.

La contribuente è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. L’unico motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione del D.P.R. n. 640 del 1972, artt. 14-quater e 14- quinquies, come modificato dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 99, per aver la CTR ritenuto che l’Agenzia delle entrate, a seguito della segnalazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli dello Stato dell’omesso pagamento della maggiore imposta ISI da parte della contribuente, avrebbe dovuto procedere all’iscrizione a ruolo per la riscossione della somma dovuta per la corrispondente Iva D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 74, comma 6, e non emettere avviso di accertamento, trattandosi di modalità tra loro alternative.

Rileva, inoltre, il rispetto del termine decadenziale poiché l’avviso era stato notificato entro i successivi quattro anni dalla dichiarazione, avvenuta nel 2005, irrilevante il mancato rispetto del termine del 31 dicembre 2008, previsto solo ove la riscossione fosse stata operata citato ex art. 14-quinquies.

2. Il motivo è infondato.

2.1. Sulla questione, già oggetto di disamina da parte di questa Corte, è stato, invero, affermato il principio secondo il quale “in tema di imposte sugli intrattenimenti, l’IVA deve essere determinata forfettariamente, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 74, comma 6, sicché essa non è assoggettata all’obbligo di dichiarazione annuale, con l’ulteriore conseguenza che l’accertamento delle eventuali violazioni deve avvenire, a pena di decadenza, D.P.R. n. 640 del 1972, ex art. 40, nel termine di cinque anni dal giorno di commissione delle stesse, non trovando applicazione il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, comma 2, che fa decorrere la prescrizione della pretesa impositiva dal 31 dicembre dell’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione” (Cass. n. 1166 del 17/01/2019).

La decisione postula che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 74, comma 6, esoneri il contribuente dall’obbligo di dichiarazione quanto all’Iva forfetizzata relativa all’ISI, da cui la sussunzione dell’avviso, quanto ai termini decadenziali, nel D.P.R. n. 640 del 1972, art. 40, anziché nel D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, comma 2.

Nella motivazione, peraltro, si precisa altresì che “l’inoltro di avviso di accertamento, anziché della cartella discendente da controllo automatico, non è conforme alla disciplina: posto che, se l’i.v.a. accertata in base alle stesse regole previste per l’i.s.i. ed è determinata in via forfetaria, e se, per il contenzioso i.v.a. in materia, si applica la disciplina del contenzioso i.s.i, l’Ufficio, qualora abbia ritardato ad effettuare il controllo e non abbia emesso la cartella nei termini, non può disapplicare la predetta regola adottando un avviso non previsto e non necessario”.

2.2. Ritiene questo collegio che il richiamato precedente, pur condivisibile sugli esiti raggiunti, meriti una più lineare precisazione.

3. Occorre sottolineare, in primo luogo, che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 74, comma 6, è chiaro nello stabilire che “per gli intrattenimenti, i giochi e le altre attività” di cui al D.P.R. n. 640 del 1972, tariffa allegata, “l’imposta si applica sulla stessa base imponibile” dell’imposta sugli intrattenimenti “ed è riscossa con le stesse modalità stabilite per quest’ultima”; la norma prosegue, poi, affermando che “per il contenzioso si applica la disciplina stabilita per l’imposta sugli intrattenimenti” e che, comunque, “le singole imprese hanno la facoltà di optare per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari dandone comunicazione al concessionario…”.

3.1. Ne deriva, in termini piani, che per la riscossione dell’Iva connessa all’ISI determinata in via forfetizzata, vanno seguite le medesime modalità previste per la riscossione dell’ISI, dunque, in caso di accertamento a seguito di controllo automatizzato (art. 14-ter), con applicazione dell’art. 14-quater, comma 1, (“le somme… sono iscritte direttamente nei ruoli, resi esecutivi a titolo definitivo nel termine di decadenza fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza del termine per il pagamento delle imposte…”) e comma 2 (“Le cartelle di pagamento recanti i ruoli di cui al comma 1, devono essere notificate, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di scadenza del termine…”), del D.P.R. n. 640 del 1972.

L’adozione dell’avviso di accertamento in luogo della preventiva iscrizione a ruolo e della successiva cartella per la ripresa delle somme dovute non integra, pertanto, una mera ordinaria modalità alternativa, rimessa discrezionalità dell’Amministrazione finanziaria.

3.2. L’indicazione prevista dal D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14 quinquies, non modifica ma, anzi, rafforza tale conclusione.

La norma prevede: “Le disposizioni di cui agli artt. 14-ter e 14-quater, possono essere applicate anche dagli uffici dell’Agenzia delle entrate per il recupero dell’IVA connessa con l’imposta sugli intrattenimenti. A tal fine, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato comunica all’Agenzia delle entrate le violazioni constatate in sede di controllo dell’imposta sugli intrattenimenti. Per quanto non previsto dagli artt. 14-ter e 14-quater, si applicano le disposizioni in materia di IVA”.

La disposizione ha un evidente carattere di chiusura: l’Agenzia delle entrate, in caso di evasione dell’imposta sugli intrattenimenti emersa in sede di controllo automatico, procede, come l’Agenzia delle dogane, alla riscossione della maggiore imposta secondo le modalità regolate dalle citate norme.

A tal fine è specificamente previsto che debba essere inviata apposita segnalazione dall’una all’altra Agenzia.

La locuzione “possono essere applicate” non sta, allora, ad indicare una qualche facoltatività degli strumenti in questione ma solamente che le norme, pur previste in relazione controllo automatizzato operato dall’Agenzia delle dogane per VISI, sono applicate, per l’identità della situazione e il già avvenuto unitario riscontro, anche per la riscossione dell’Iva forfetizzata da parte dell’Agenzia delle entrate.

3.3. L’ultimo periodo della norma conclude questo percorso perché afferma che “per quanto non previsto” dagli artt. 14 ter e 14 quater, “si applicano le disposizioni in materia di Iva”.

La norma limita il ricorso all’ordinaria disciplina Iva a “quanto non previsto” e, quindi, non in funzione sostitutiva ma solo per ipotesi, casi e condizioni che esulano dall’ambito delle citate norme.

L’evenienza più semplice è quella in cui il contribuente abbia esercitato (ritualmente) l’opzione per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari, che si discosta dai parametri rilevanti di accertamento automatico e, invece, confluisce nell’ambito dell’ordinaria attività, sicché è suscettibile di accertamento secondo le modalità usuali, sino a concludersi con l’emissione di un avviso di accertamento D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 54.

Questa conclusione, del resto, trova riscontro nel D.P.R. n. 633 del 1972, art. 74, comma 6, secondo il quale, come su riportato, ove sia stata esercitata la facoltà di optare per l’applicazione dell’Iva nei modi ordinari il contribuente è tenuto a darne comunicazione all’esattore: si tratta di informativa che assolve all’evidente scopo di rendere la sua posizione estranea al meccanismo esattivo proprio dell’ISI.

3.4. Va invece escluso che la fattispecie sia sussumibile nell’alveo del D.P.R. n. 640 del 1972, art. 40 (che prevede il termine di cinque anni dal giorno della violazione).

E’ chiaro, infatti, che, qualora l’Iva sia stata determinata in via forfetizzata, la ripresa deve necessariamente essere operata con l’osservanza del meccanismo previsto dai citati artt. 14-ter e 14-quater, irrilevante e irrituale l’adozione di un avviso di accertamento, che resta inidoneo, per diversità di adempimenti e termini, a determinare un diverso esito.

Qualora, invece, ricorrano i presupposti e le condizioni per l’adozione di un avviso di accertamento, lo stesso resterà soggetto alla disciplina di cui al D.P.R. n. 633 del 1972.

4. In conclusione pertanto, va affermato il seguente principio:

“la procedura per la ripresa della maggiore Iva connessa all’ISI, determinata in via forfetizzata, è quella disciplinata dal D.P.R. n. 640 del 1972, artt. 14-ter e 14-quater, sicché l’attività tipica è connotata dalla iscrizione a ruolo e dalla successiva emissione della cartella, la cui adozione deve avvenire entro i termini decadenziali ivi previsti (rispettivamente di tre e quattro anni), senza che rilevi l’emissione di un avviso di accertamento, non previsto e non necessario”

5. In conclusione il ricorso va rigettato.

6. Nulla per le spese attesa la mancata costituzione della contribuente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2021

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