Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29176 del 13/11/2018

Cassazione civile sez. lav., 13/11/2018, (ud. 05/07/2018, dep. 13/11/2018), n.29176

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amalia – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13856-2014 proposto da:

I.N.A.I.L – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati RICCARDO DALIA,

LORELLA FRASCONA’, che lo rappresentano e difendono giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

R.A.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso

LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GAETANO RAFFONE, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 251/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO

R.G.N. 623/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/07/2018 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato LORELLA FRASCONA’.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Torino in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato l’Inail, in solido con l’Agenzia Defendini srl, a pagare ad R.A.M. la somma di Euro 31.826, 66, a titolo di differenze retributive.

2. Avverso questa sentenza l’INAIL ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, illustrati da successiva memoria, al quale ha resistito con controricorso R.A.M..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 1 e art. 29, comma 2 (primo motivo), del D.L. n. 76 del 2013, art. 1, comma 9 convertito con modificazioni dalla L. n. 99 del 2013 (secondo motivo) e della L. n. 30 del 2003, art. 1, comma 2, lett. p) e dell’art. 76 Cost. (terzo motivo).

4. Le questioni poste con i tre motivi di censura, i quali devono essere esaminati congiuntamente, sono state affrontate ripetutamente da questa Corte (Cass. 28186/2017, 24953/2017, 20327/2016, 15432/2014).

5. Nelle sentenze innanzi richiamate è stata affermato che:

6. il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 1, nel prevedere che “il presente decreto non trova applicazione per le pubbliche amministrazioni e per il loro personale” è chiaro nell’individuare il destinatario della esclusione, riferita all’intero decreto innanzitutto nell’ente pubblico;

7. non è ravvisabile il prospettato vizio di eccesso di delega rispetto alla L. n. 30 del 2003, art. 6, in quanto questo riguarda esclusivamente i rapporti fra legge delegante e decreto legislativo delegato, ma viene meno nei casi in cui il legislatore, intervenendo nuovamente sul testo normativo, trasformi la natura della norma da legge in senso materiale a legge in senso formale, affrancandola dal vizio di eccesso di delega, come si è verificato nella specie (cfr. Cass. 15432/2014 cit., che, attraverso il richiamo alla ordinanza della Corte Costituzionale n. 5 del 2013, ha evidenziato come la disciplina della responsabilità solidale del committente, dettata dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 è stata oggetto di plurimi interventi del legislatore, successivi ed estranei al rapporto di delegazione, che hanno fatto venire meno ogni rilevanza dell’eventuale vizio originario);

8. non può attribuirsi rilevanza, per sostenere quanto affermato dalla Corte territoriale, a quanto disposto dal D.L. 28 giugno 2013, n. 76, art. 9 convertito dalla L. 9 agosto 2013, n. 99, essendo stato al riguardo chiarito che il tenore della nuova disposizione, con la quale il legislatore ha espressamente previsto la inapplicabilità dell’art. 29 agli appalti stipulati dalle pubbliche amministrazioni di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1 se non consente di affermare che l’intervento sia stato finalizzato anche ad imporre una interpretazione della normativa previgente, con efficacia retroattiva, tuttavia non ne impone per ciò solo l’affermazione del suo carattere innovativo, giacchè il legislatore può anche formulare in modo più chiaro ed appropriato una norma preesistente, dettando una nuova disciplina che provveda a regolare per il futuro la materia attraverso precetti non dissimili da quelli previgenti e che parimenti non è impedita al legislatore la produzione di una norma che, sia pure senza vincolare per il passato l’interprete e senza fare esplicito riferimento alla esegesi di una data disposizione, “produca fra le sue conseguenze, in virtù dell’unità ed organicità dell’ordinamento giuridico, anche quella di chiarire il significato di detta disposizione..” (così Cass. 20327/2016 che richiama Cass. 29.7.1974 n. 2289);

9. a fronte di incertezze interpretative viene solo reso esplicito il precetto già desumibile dalla disciplina previgente, senza, però, imporsi la interpretazione per il passato e, quindi, senza conferirsi retroattività alla norma;

10. l’estensione anche agli appalti stipulati dalla pubblica amministrazione della responsabilità solidale del committente non può essere affermata facendo leva sulla necessità di assicurare al lavoratore impegnato nella esecuzione di un appalto pubblico la medesima tutela riconosciuta per gli appalti privati, essendo per gli appalti pubblici previsto un complesso articolato di tutele volte tutte ad assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori, tutele che difettano nell’appalto privato, e che compensano la mancata previsione per gli appalti pubblici della responsabilità solidale prevista dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, non applicabile alla pubblica amministrazione, trovando giustificazione la diversa disciplina nella diversità delle situazioni a confronto e degli interessi che in ciascuna vengono in rilievo.

11. Il Collegio intende dare continuità a detto orientamento condividendone le ragioni esposte, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., atteso che il controricorrente nel ricorso non apporta argomenti decisivi che impongano la rimeditazione dell’orientamento giurisprudenziale innanzi richiamato.

12. Sulla scorta delle considerazioni svolte, il ricorso va accolto e a ciò consegue la cassazione della decisione impugnata.

13. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2 può essere decisa nel merito con il rigetto della domanda proposta nei confronti dell’odierno ricorrente.

14. La complessità delle questioni trattate, l’assenza di orientamenti univoci della giurisprudenza di merito ed il recente consolidarsi dell’orientamento di questa Corte, successivamente alla proposizione del presente ricorso, giustificano la integrale compensazione delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

LA CORTE

Accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda proposta nei confronti dell’Inail.

Dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 5 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2018

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