Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29099 del 18/12/2020

Cassazione civile sez. II, 18/12/2020, (ud. 09/09/2020, dep. 18/12/2020), n.29099

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18793/2016 proposto da:

C.L.A., C.A., elettivamente domiciliati in

Roma, P.zza S. Andrea Della Valle, 3, presso lo studio dell’avvocato

Massimo Mellaro, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato Giorgio Corno;

– ricorrenti –

contro

L.D., V.D., elettivamente domiciliati in Roma,

Viale Bruno Buozzi, 99, presso lo studio dell’avvocato Pier Filippo

Giuggioli, rappresentati e difesi dall’avvocato Antonia Giovanna

Negri;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 441/2016 della Corte d’appello di Milano,

depositata il 09/02/2016;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/09/2020 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MUCCI Roberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato Giorgio Corno per i ricorrenti che ha concluso come

in atti e l’Avvocato Pier Filippo Giuggioli per i controricorrenti

che ha concluso come in atti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.11 presente giudizio trae origine dalla domanda proposta avanti al Tribunale di Monza da V.D. e L.D. nei confronti di C.T., C.A. e L.A. con cui chiedevano l’accertamento del prezzo effettivamente dovuto ai sensi della L. n. 865 del 1971, art. 35, per la cessione della proprietà superficiaria dell’unità immobiliare da essi acquistata il 17/1/2006 e per la quale assumevano di avere corrisposto un prezzo maggiore rispetto al regime legale contenuto nella convenzione di attuazione di un piano di edilizia economica e popolare (P.E.E.P.) ex art. 35 cit., alla cui categoria apparteneva il bene oggetto di cessione.

2. Si costituivano i convenuti che eccepivano l’infondatezza della domanda attorea poichè i vincoli indicati nella convenzione originariamente stipulata fra il Comune e la cooperativa cui era stato ceduto il diritto di superficie, al fine della realizzazione di un edificio di abitazione di edilizia economica e popolare, in conformità alla L. n. 865 del 1971, art. 35, erano venuti meno a seguito della abrogazione dei commi da 15 a 19 del medesimo art. 35 Legge cit. da parte della L. n. 179 del 1992.

3. Il Tribunale di Monza respingeva la domanda attorea e gli attori soccombenti proponevano gravame.

4. La Corte d’appello di Milano, dando atto degli argomenti addotti da ciascuna parte a sostegno della propria conclusione, rilevava come il contrasto era stato composto dalla Suprema corte con la sentenza a Sezioni Unite n. 18135/2015 che aveva statuito il principio secondo cui il vincolo del prezzo massimo di cessione dell’immobile alienato in proprietà superficiaria, come nel caso di specie, permane, qualora non sia intervenuta la convenzione di rimozione ai sensi della L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 49 bis, nella formulazione vigente al tempo della stipula. In applicazione di detto principio la corte milanese, in riforma della sentenza di primo grado, ha accolto la domanda attorea e condannato i convenuti alla restituzione dell’importo eccedente quello legale, con compensazione delle spese di lite.

5. La cassazione della sentenza d’appello è chiesta da C.A. e L.A., anche in qualità di successori di C.T., con ricorso affidato a due motivi, cui resistono con controricorso gli attori originari V. e L..

6. Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

7. Con il primo motivo si censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli artt. 11 dis. att c.c., L. n. 865 del 1971, art. 35,L. n. 179 del 1992, artt. 20 e 23 e L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 49-bis, per avere la sentenza ritenuto che il vincolo del prezzo non fosse stato abrogato dalla L. n. 179 del 1992, art. 23, ma sopravvivesse come desumibile dalla L. n. 448 del 1998, art. 35 comma 8, lett. e) e art. 31, comma 49-bis (introdotto dalla L. n. 6 del 2011, di conversione del D.L. n. 70 del 2011).

8.Con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del principio di irretroattività della legge nella mancata applicazione dei criteri di calcolo stabiliti dalla Delib. CIMPE 5 febbraio 2008, n. 684/2008 e che, ad avviso dei ricorrenti, si applicavano anche alle convenzioni già in essere al momento della sua adozione.

9. Nella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c., i ricorrenti sviluppano un terzo motivo di ricorso con il quale deducono, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione della L. n. 448 del 1998, art. 31, commi 49-bis e 49-quater, come rispettivamente modificati e introdotti dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136, art. 25-undecies di conversione del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, nonchè con riguardo alla L. n. 136 del 2018, art. 25-undecies, comma 2, per essere stata la sentenza pronunciata in conformità ad un quadro normativo che è diverso da quello sopravvenuto con le disposizioni del D.L. n. 119 del 2008, art. 25-undecies, commi 1 e 2, conv. con mod. con la L. n. 136 del 2018.

10. Enunciate le censure sollevate dai ricorrenti, osserva il collegio che il terzo motivo, astrattamente inammissibile perchè avanzato tardivamente nella memoria ex art. 378 c.p.c., pone la questione del c.d. jus superveniens e della rilevanza di esso nel giudizio di legittimità pendente sulla questione oggetto dell’intervenuta modifica normativa.

11. A questo riguardo, si osserva che effettivamente nelle more del presente ricorso il quadro legislativo di riferimento in materia è stato modificato rispetto a quello vigente al tempo della decisione impugnata.

12. Infatti, l’art. 25-undecies “Disposizioni in materia di determinazione del prezzo massimo di cessione”, in vigore dal 19 dicembre 2018, del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, inserito dalla Legge di Conversione 17 dicembre 2018, n. 136, ed in vigore dal 19 dicembre 2018, ha previsto che “della L. 23 dicembre 1998, n. 448, art. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 49-bis, è sostituito dal seguente:

“49-bis. I vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione delle singole unità abitative e loro pertinenze nonchè del canone massimo di locazione delle stesse, contenuti nelle convenzioni di cui alla L. 22 ottobre 1971, n. 865, art. 35 e successive modificazioni, per la cessione del diritto di proprietà o per la cessione del diritto di superficie, possono essere rimossi, dopo che siano trascorsi almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, stipulati a richiesta delle persone fisiche che vi abbiano interesse, anche se non più titolari di diritti reali sul bene immobile, e soggetti a trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari, per un corrispettivo proporzionale alla corrispondente quota millesimale, determinato, anche per le unità in diritto di superficie, in misura pari ad una percentuale del corrispettivo risultante dall’applicazione del comma 48 del presente articolo. La percentuale di cui al presente comma è stabilita, anche con l’applicazione di eventuali riduzioni in relazione alla durata residua del vincolo, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, art. 9. Il decreto di cui al periodo precedente individua altresì i criteri e le modalità per la concessione da parte dei comuni di dilazioni di pagamento del corrispettivo di affrancazione dal vincolo. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli immobili in regime di locazione ai sensi della L. 17 febbraio 1992, n. 179, artt. da 8 a 10, ricadenti nei piani di zona convenzionati”;

b) dopo il comma 49-ter è inserito il seguente:

“49-quater. In pendenza della rimozione dei vincoli di cui ai commi 49-bis e 49-ter, il contratto di trasferimento dell’immobile non produce effetti limitatamente alla differenza tra il prezzo convenuto e il prezzo vincolato. L’eventuale pretesa di rimborso della predetta differenza, a qualunque titolo richiesto, si estingue con la rimozione dei vincoli secondo le modalità di cui ai commi 49-bis e 49-ter. La rimozione del vincolo del prezzo massimo di cessione comporta altresì la rimozione di qualsiasi vincolo di natura soggettiva”.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche agli immobili oggetto dei contratti stipulati prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3. Il decreto di cui della L. 23 dicembre 1998, n. 448, art. 31, comma 49-bis come sostituito dal comma 1, lett. a), del presente articolo, è adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

13. Per quanto qui rileva, per effetto delle nuove previsioni normative è espressamente previsto che, diversamente dalla disciplina precedente, chiunque abbia interesse, anche con riferimento ai contratti di cessione stipulati precedentemente all’entrata in vigore del D.L. n. 119 del 2018, conv. con mod. con la L. n. 136 del 2018 e, quindi con efficacia retroattiva, possa conseguire l’eliminazione del vincolo relativo alla determinazione del prezzo massimo di cessione del prezzo.

14. La nuova normativa regola pure (della L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 49-quater) gli effetti del contratto di trasferimento dell’immobile in pendenza del procedimento amministrativo di rimozione del vincolo, ma tale profilo non è in questa sede rilevante.

15. Il suddetto quadro legislativo, sopravvenuto dopo la proposizione del ricorso per cassazione ed espressamente munito di efficacia retroattiva, è pertinente alle questioni sottoposte dai ricorrenti al vaglio del giudice di legittimità, riguardanti proprio l’esistenza o meno del vincolo alla determinazione del prezzo di cessione, e poichè questa Corte è chiamata a pronunciarsi sulla conformità della decisione del giudice d’appello all’ordinamento giuridico, di esso deve necessariamente tenersi conto (cfr. Cass. Sez. Un. 21691/2016; Cass. 19617/2018; id. 3492/2005).

16. Ciò posto e passando ad esaminare i motivi del ricorso, ritiene il Collegio che il quadro normativo per come concretamente applicabile al caso di specie non consenta l’accoglimento della prima censura del ricorso, apparendo la decisione impugnata ad esso conforme.

17. Assume in proposito rilievo la circostanza che parte ricorrente nella memoria ex art. 378 c.p.c., dopo aver richiamato lo jus superveniens, non ha allegato di avere promosso il procedimento amministrativo di rimozione del vincolo, come pure avrebbe potuto fare sin dal dicembre 2018 allorchè è entrata in vigore la nuova normativa; nel corso della discussione finale ha poi espressamente escluso di avere avanzato istanza in tal senso e ha precisato che la stessa sarà avanzata dopo l’accoglimento del ricorso, adducendo il

divieto di produzione documentale di un fatto nuovo ai sensi dell’art. 372 c.p.c., che a suo dire non avrebbe potuto essere acquisita.

18.In realtà, al di là dell’assorbente e decisiva considerazione che l’istanza di rimozione del vincolo, allo stato, non risulta proposta, la disposizione dell’art. 372 c.p.c. – come ripetutamente affermato da questa Corte – fa riferimento testuale all’ammissibilità del ricorso e non è d’ostacolo alla produzione di documenti incidenti sulla proponibilità, procedibilità e proseguibilità del ricorso medesimo, inclusi quelli diretti ad evidenziare l’acquiescenza del ricorrente alla sentenza impugnata per comportamenti anteriori all’impugnazione, ovvero la cessazione della materia del contendere per fatti sopravvenuti che elidano l’interesse alla pronuncia sul ricorso purchè riconosciuti ed ammessi da tutti i

contendenti (cfr. Cass. 4693/1987; id. 3934/2017; id. 18464/2018).

19. Tale principio è stato da ultimo ribadito dalle Sezioni unite civili nella sentenza n. 19597/2020 con riguardo alla documentazione riguardante l’avvenuta retrocessione del credito, a dimostrazione dell’attuale sussistenza delle condizioni di ammissibilità del ricorso in cassazione.

20. Con specifico riferimento allo jus superveniens, questa Corte ha enunciato la regola processuale secondo cui nel giudizio di legittimità, l’art. 372 c.p.c., non determina, di per sè, l’inammissibilità della produzione di documenti comprovanti l’applicabilità alla fattispecie dello “ius superveniens”, ove rilevante ai fini della riforma della decisione di merito, (cfr. Cass. 3349/2016; id. 21628/2018; con specifico riferimento alla litispendenza, ma nel solco della regola processuale come sopra enunciate, si veda Cass. 26862/2016).

21. Nel caso di specie, e sempre in via ipotetica, non può non osservarsi come l’eventuale istanza di rimozione del vincolo sarebbe stata ammissibile ai fini della dimostrazione dell’interesse dei ricorrenti alla declaratoria di cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice del merito per l’accertamento degli elementi di fatto, alla luce del nuovo quadro legislativo.

22. Viceversa, ritiene il collegio che, nel caso in esame, non sia sufficiente a fondare la statuizione di accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata, il solo fatto del cambiamento del quadro normativo, in assenza della concreta attestazione dell’interesse della parte di volersi avvalere della nuova disciplina sostanziale che le riconosce la facoltà di svincolarsi dal regime legale di determinazione del prezzo massimo di cessione.

23. Non vi è, a sostegno della richiesta di cassazione della sentenza d’appello la necessità di procedere ad un accertamento di fatto, precluso al giudice di legittimità, in ordine all’avvenuta presentazione dell’istanza di rimozione del vincolo; nè risulta l’avvio di un procedimento amministrativo finalizzato alla rimozione del vincolo, il cui esito si rifletta sulla decisione di merito e prima ancora sull’applicazione dello jus superveniens; neppure appare configurabile nel sistema decisionale del giudizio di legittimità una fattispecie decisionale di cassazione della pronuncia impugnata condizionata a una futura ed eventuale attività amministrativa della parte ricorrente.

24. Quel che viene in considerazione è la facoltà che della L. n. 448 del 1998, art. 31, commi 49-bis e 49-quarter, come modificati della L. n. 136 del 2018, art. 25-undecies, di conversione del D.L. n. 119 del 2018, riconoscono e di cui i ricorrenti, pur potendo, non hanno sinora inteso avvalersi.

25. Ed allora, la Corte ritiene di dover procedere alla delibazione della nuova disciplina legislativa e verificare, nei limiti delle censure sollevate dai ricorrenti, se la sentenza impugnata sia conforme al quadro normativo applicabile alla fattispecie dedotta con riguardo alla possibilità di rimuovere i vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione.

26. Ebbene nel contesto decisionale così delineato, il primo motivo di ricorso non è meritevole di accoglimento perchè, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, la L. n. 449 del 1998, art. 31 commi 49 bis, come modificati dalla Legge nel 2011, non ha introdotto requisiti per l’alienabilità dei beni appartenenti alla categoria degli immobili di edilizia popolare ed economica che erroneamente la corte territoriale avrebbe ritenuto esigibili anche alla vendita avvenuta nel 2006 e cioè in epoca precedente alla sua entrata in vigore.

27. In realtà, la disposizione è stata richiamata dalla corte territoriale, in conformità a quanto rilevato da questa Corte nella sentenza delle Sezioni Unite n. 18135/2015 quale argomento a conferma della sussistenza del vincolo del prezzo massimo, cui è condizionata l’alienazione di quegli immobili (alienazione consentita per effetto dell’abrogazione L. n. 865 del 1971, art. 35, commi da 15 a 19) ove non sia intervenuta la convenzione in forma pubblica prevista dalla L. n. 448 del 1998, art. 31, comma 49 bis e che prevede la determinazione della percentuale del corrispettivo calcolata secondo parametrici legali da parte del Comune (cfr. pagg. 8 e 9 della sentenza n. 18135/2015).

28. Il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite citate non è inciso dallo jus superveniens che ha esteso la facoltà di accedere alla procedura di affrancazione dal limite del prezzo massimo di cessione e pertanto anche alla luce del nuovo quadro normativo la statuizione risulta conforme al principio di diritto enunciato.

29. Pertanto, la corte milanese non ha fatto applicazione retroattiva della disposizione in oggetto, ma ha richiamato gli argomenti a conferma della soluzione ermeneutica applicate.

30. Con riguardo al secondo motivo di ricorso, relativo alla mancata applicazione dei criteri di calcolo stabiliti dalla Delib. CIMPE n. 684 del 2008, la censura è infondata.

31. La corte milanese ha argomentato detta esclusione sulla scorta della ritenuta non applicabilità della Delibera in questione perchè il prezzo di cessione deve essere determinato sulla base dei criteri vigenti al momento della cessione, e cioè al gennaio 2006, epoca in cui la Delibera in oggetto non era ancora in vigore (cfr. pag. 13 della sentenza).

32. Ciò posto, parte ricorrente erra perchè il fatto che la Delibera sia applicabile alle “convenzioni in corso” non significa che sia applicabile alle “cessioni” già avvenute, ma significa che si applica alle cessioni successive di immobili costruiti sulla base di vecchie concessioni ancora in corso al momento della approvazione della Delibera e sempre che venga espressamente manifestata la volontà di operare in tal senso da parte delle Amministrazioni Comunali, eventualmente attraverso specifiche regolamentazioni, oltre che da parte degli ulteriori soggetti aventi causa.

33.Poichè nel caso di specie la vendita era anteriore alla Delibera, la ratio della sentenza di appello è, quindi, corretta.

34. Inoltre la doglianza non attinge la motivazione in ordine alla scarsa chiarezza nell’indicazione dei presupposti della Delibera sulla cui base gli appellati, odierni ricorrenti, erano pervenuti alla determinazione del prezzo imposto indicato in Euro 173.217,89 in luogo di quello di Euro 84.684,94.

35. Atteso l’esito sfavorevole di entrambi i motivi, il ricorso è da rigettare.

36. In applicazione del principio di soccombenza parte ricorrente va condannata alla rifusione delle spese di lite nella misura liquidata in dispositivo.

37. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alla rifusione delle spese a favore di parte controricorrente e liquidate in Euro 6.200,00 di cui Euro 200,00 per spese, oltre 15% per rimborso spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 9 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2020

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