Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29099 del 13/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 13/11/2018, (ud. 20/06/2018, dep. 13/11/2018), n.29099

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NONNO Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22797/2011 R.G. proposto da:

Equitalia ETR s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Nomentana n. 403,

presso lo studio dell’avv. Antonella Fiorini, rappresentata e difesa

dall’avv. Ivana Carso, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Studio legale P. e B., in persona degli associati avv.

P.V. e B.V., elettivamente domiciliato in Roma,

via Tarvisio n. 2, presso lo studio dell’avv. Massimo Farsetti,

rappresentata e difesa dall’avv. Vito Pantaleo, giusta procura

speciale in calce al controricorso;

– controricorrente

e contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia n. 99/09/11, depositata il 12 maggio 2011;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 20 giugno

2018 dal Consigliere Giacomo Maria Nonno.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza n. 99/09/11 del 12/05/2011, la CTR della Puglia rigettava l’appello proposto da Equitalia ETR s.p.a. avverso la sentenza della CTP di Bari n. 90/08/10, che aveva accolto l’impugnazione dello Studio legale P. e B. nei confronti di una cartella di pagamento relativa ad IVA dovuta per l’anno d’imposta 2004;

1.1. come si evince dalla sentenza della CTR: a) la CTP aveva accolto l’impugnazione del contribuente, ritenendo che la cartella di pagamento priva dell’indicazione del responsabile del procedimento fosse annullabile; b) avverso la sentenza della CTP Equitalia proponeva appello;

1.2. la CTR motivava il rigetto dell’appello evidenziando che l’omessa indicazione del responsabile del procedimento determinava, con riferimento alle cartelle di pagamento notificate in epoca anteriore al 01/06/2008 (e, cioè, antecedentemente alla modifica della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 2) non già la nullità delle stesse, ma comunque la loro annullabilità;

2. avverso la sentenza della CTR Equitalia ETR s.p.a. proponeva ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi;

3. lo Studio legale P. e B. resisteva con controricorso mentre l’Agenzia delle entrate depositava “atto di costituzione” al fine di partecipare all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo di ricorso Equitalia deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, art. 36, comma 4 ter, conv. con modificazioni nella L. 28 febbraio 2008, n. 31, e della L. n. 212 del 2000, art. 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziando che la CTR avrebbe confuso il vizio di omessa sottoscrizione con quello di omessa indicazione del responsabile del procedimento;

2. con il secondo motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 2, lett. a), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25 e del D.M. 28 giugno 2009, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che la sottoscrizione della cartella di pagamento non è un requisito formale che possa determinarne la nullità;

3. con il terzo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4 ter, nonchè della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 5, comma 2 e art. 21 octies, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che, prima dell’entrata in vigore dell’art. 36, comma 4 ter, cit. la mancata indicazione del responsabile del procedimento non integrava un vizio invalidante la cartella di pagamento, anche in ragione del fatto che quest’ultima ha una forma predeterminata, essendo redatta in conformità ad un modello approvato con decreto ministeriale;

4. con il quarto motivo di ricorso Equitalia contesta la nullità della sentenza ex art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia circa l’applicabilità del disposto di cui alla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 5, comma 2 e art. 21 octies, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, facendo rilevare che il rilievo – per il quale, in base alle citate disposizioni, la cartella di pagamento non è annullabile – è stato oggetto di uno specifico motivo di appello;

5. con il quinto motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, comma 2, della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 2, lett. a) e del D.M. 28 giugno 2009, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che, secondo il modello approvato con decreto ministeriale, la cartella di pagamento non prevede l’indicazione del responsabile del procedimento, sicchè non può farsi conseguire automaticamente l’annullabilità della stessa per tale omissione;

6. i primi due motivi, che possono essere trattati congiuntamente riguardando entrambi il vizio di omessa sottoscrizione della cartella di pagamento, sono inammissibili perchè non colgono la ratio decidendi della sentenza impugnata;

6.1. in realtà, la motivazione della sentenza della CTR è incentrata sulle conseguenze giuridiche del difetto di indicazione del responsabile del procedimento nell’ambito della cartella di pagamento e ogni riferimento al vizio di omessa sottoscrizione (indipendentemente da eventuali errori materiali) deve ritenersi estraneo alla decisione, essendosi il giudice d’appello limitato ad effettuare un parallelismo tra le due situazioni;

6.2. ne consegue che parte ricorrente non ha alcun interesse a censurare quelle parti della sentenza che concernono il vizio di sottoscrizione della cartella di pagamento;

7. il terzo, quarto e quinto motivo riguardano, invece, più propriamente il vizio di omessa indicazione del responsabile del procedimento e, dunque, possono essere esaminati congiuntamente;

7.1. va prima di tutto esaminato il quarto motivo di ricorso, che è infondato;

7.2. la sentenza della CTR ha chiaramente affermato che la cartella di pagamento priva della indicazione del responsabile del procedimento e che abbia riferimento ai ruoli consegnati all’Agente della riscossione antecedentemente al 01/06/2008, data di entrata in vigore della modifica alla L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 2, non è nulla ma annullabile;

7.3. è vero che la sentenza non fa riferimento alle disposizioni richiamate da parte ricorrente (L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 5, comma 2 e art. 21 octies, comma 2), ma tale circostanza non è certo indicativa della mancata considerazione della questione devoluta alla sua attenzione, se è vero che la stessa ha deciso per l’annullabilità;

7.4. in altri termini, non sussiste il vizio di omessa pronuncia, ma semmai altra tipologia di vizio (violazione di legge), con il quale la ricorrente si è comunque confrontata articolando i motivi terzo e quinto;

7.5. questi ultimi motivi sono fondati;

7.6. invero, costituisce ormai orientamento consolidato della S.C. quello per il quale “la cartella esattoriale che ometta di indicare il responsabile del procedimento, se riferita a ruoli consegnati agli agenti della riscossione in data anteriore all’1 giugno 2008, non è affetta da nullità, atteso che il D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, art. 36, comma 4 ter, convertito nella L. n. 31 del 2008, ha previsto tale sanzione solo in relazione alle cartelle riferite ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dall’1 giugno 2008, nè è affetta da annullabilità, essendo la disposizione di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 7, priva di sanzione, trovando applicazione la L. n. 241 del 1990, art. 21 octies, che esclude tale esito ove il provvedimento, adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti, per la natura vincolata dello stesso non avrebbe potuto avere un contenuto diverso da quello in concreto adottato” (così Cass. n. 332 del 12/01/2016; conf. Cass. n. 11856 del 12/05/2017; Cass. n. 8138 del 22/04/2016; Cass. n. 13747 del 31/05/2013; Cass. n. 15221 del 12/09/2012; Cass. n. 4516 del 21/03/2012; Cass. n. 8613 del 15/04/2011; Cass. n. 20868 del 08/10/2010; Cass. S.U. n. 11722 del 14/05/2010; Cass. n. 10805 del 05/05/2010);

in proposito, è stato ulteriormente precisato che “l’omessa indicazione nella cartella esattoriale del nome del responsabile del procedimento (nel regime anteriore all’entrata in vigore del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, art. 36,comma 4 ter, conv. con L. 28 febbraio 2008, n. 31), non determina il vizio di illegittimità della cartella, trattandosi di provvedimento a contenuto vincolato e secondo il principio generale in tema di annullamento degli atti amministrativi applicabile in materia, di cui alla L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 21-octies, comma 2, in quanto la L. n. 212 del 2000, art. 7,sullo Statuto del contribuente, è norma “minus quam perfecta” e priva di sanzione,’ di guisa che la ricostruzione del suo regime non può essere operata che facendo ricorso ai precetti generali” (Cass. n. 3754 del 15/02/2013);

7.7. la sentenza della CTR, ritenendo l’annullabilità della cartella di pagamento relativa a ruoli anteriori al 01/06/2008 per mancata indicazione del responsabile del procedimento, non si è attenuta ai superiori principi di diritto e va, dunque, cassata;

8. in conclusione, il ricorso va accolto con riferimento ai motivi terzo e quinto, disattesi gli altri; la sentenza impugnata va, dunque, cassata e, non essendovi ulteriori questioni di fatto da esaminare, la causa può essere decisa nel merito, con il rigetto dell’originario ricorso proposto dallo Studio legale P. e B.;

8.1. il controricorrente va, altresì, condannato a rifondere alla ricorrente le spese del presente grado di giudizio, che si liquidano come in dispositivo, avuto conto di un valore della lite di Euro 2.905,12; sussistono, invece, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite relative ai giudizi di merito, essendosi l’orientamento della S.C. consolidato in epoca successiva alla proposizione del ricorso originario;

8.2. nulla per le spese tra Equitalia ETR s.p.a., lo Studio legale P. e B. e l’Agenzia delle entrate, non ravvisandosi la soccombenza di quest’ultima nei confronti della ricorrente e non essendo, inoltre, l’Agenzia regolarmente costituita in giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il terzo e quinto motivo di ricorso, rigettati gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso proposto dal controricorrente; condanna il controricorrente al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 1.400,00, oltre alle spese prenotate a debito; dichiara compensate tra le parti le spese relative ai gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 20 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2018

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