Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29098 del 05/12/2017


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Cassazione civile, sez. II, 05/12/2017, (ud. 04/10/2017, dep.05/12/2017),  n. 29098

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– su ricorso di B.C., B.D. e T.F., il Tribunale di Reggio Calabria emise decreto col quale ingiunse alla Comunità Montana “Versante dello Stretto” il pagamento, in favore dei predetti, della somma di Lire 229.070.636 (oltre accessori e interessi legali), a titolo di compenso per l’attività professionale svolta in favore del detto ente nella redazione di un progetto per il recupero urbanistico ed edilizio del tessuto urbano del centro storico di Fossato nel comune di Montebello ionico;

– la Comunità Montana “Versante dello Stretto” propose opposizione avverso il detto decreto ingiuntivo, chiedendone la revoca;

– l’opposizione fu nella sostanza rigettata dal giudice adito, che rideterminò in Lire 220.760.988 l’importo del compenso dovuto ai professionisti;

– sul gravame proposto in via principale della Comunità Montana “Versante dello Stretto” e in via incidentale dagli attori, la Corte di Appello di Reggio Calabria rigettò la domanda attorea, ritenendo la nullità del contratto di incarico professionale per difetto di forma scritta ad substantiam;

– avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione B.C., B.D. e T.F. sulla base di due motivi;

– la Comunità Montana “Versante dello Stretto” ha resistito con controricorso;

– il Pubblico Ministero – in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Sergio Del Core – ha concluso, con requisitoria scritta, per il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– il primo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte di Appello rilevato d’ufficio la nullità del contratto per mancata osservanza della forma scritta, senza avere previamente provocato il contraddittorio tra le parti sulla questione, ai sensi dell’art. 101 c.p.c., comma 2) è infondato, in quanto, nella specie, l’eccezione di nullità del contratto – che costituisce un’eccezione in senso lato, vertendo su questione rilevabile d’ufficio, ed è proponibile anche in appello ex art. 345 c.p.c., comma 2 (cfr. Cass., Sez. Un., n. 7294 del 22/03/2017) – costituiva uno dei motivi di appello proposti dalla Comunità Montana avverso la sentenza di primo grado e, pertanto, faceva parte del thema decidendum del giudizio di gravame, sicchè su di essa si è potuto svolgere il contraddittorio, dovendosi pertanto escludere alcuna lesione del diritto di difesa delle parti;

– sul punto va affermato, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, il principio di diritto secondo cui “l’obbligo del giudice di stimolare il contraddittorio, ai sensi dell’art. 101 c.p.c., comma 2, ha lo scopo di vietare le decisioni c.d. “a sorpresa” o “della terza via”; tale obbligo, pertanto, vale solo per le questioni che il giudice rilevi effettivamente d’ufficio per non essere state dedotte dalle parti e non vale, invece, per le questioni che – pur rilevabili d’ufficio – siano state introdotte dalle parti sotto forma di eccezione c.d. “in senso lato””;

– il secondo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per omesso esame circa un fatto decisivo, con riguardo all’arricchimento senza causa conseguito dall’ente Comunità Montana) è inammissibile, sia perchè il dedotto “arricchimento senza causa” non è un fatto storico principale o secondario del quale si può lamentare l’omesso esame ex art. 360 c.p.c., n. 5, ma una questione giuridica veicolabile solo con apposita domanda, sia perchè trattasi di questione “nuova”, non proposta nel giudizio di appello (non essendo stata la questione trattata in alcun modo nella sentenza impugnata nè indicata nelle conclusioni ivi epigrafate), non avendo peraltro parte ricorrente assolto l’onere di indicare in quale scritto difensivo o atto abbia eventualmente dedotto la questione dinanzi al giudice di merito (Cass., Sez. 2, n. 8206 del 22/04/2016);

– il ricorso va, pertanto, dichiarato rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (applicabile ratione temporis, essendo stato il ricorso proposto dopo il 30 gennaio 2013) per il raddoppio del versamento del contributo unificato.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.000,00 (settemila) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 4 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2017

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