Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29094 del 20/10/2021

Cassazione civile sez. I, 20/10/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 20/10/2021), n.29094

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20431/2020 proposto da:

O.B., rappresentato e difeso dall’avv. Francesco Giampà,

(Pec: francesco.giampa.avvlamezia.legalmail.it) giusta procura

speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’avvocatura

generale dello Stato che lo rappresenta ex lege;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2099/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 04/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/06/2021 dal cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la corte d’appello di Catanzaro ha respinto il gravame di O.B., (OMISSIS), avverso il provvedimento col quale il tribunale della stessa città gli aveva negato la protezione internazionale;

il predetto ricorre adesso per cassazione deducendo sei motivi;

il Ministero dell’Interno ha depositato un semplice atto di costituzione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

I. – i primi tre motivi denunziano la violazione e falsa applicazione di varie norme di diritto (D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3,D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8, 14, 27 e 35-bis, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2,3,5,7,11, artt. 115 e 116 c.p.c.) in relazione all’omessa nuova audizione del richiedente e al giudizio di non credibilità soggettiva a proposito della condizione di soggetto omosessuale;

i motivi sono inammissibili;

come questa Corte ha già affermato, il giudice del merito (e quello d’appello in particolare) non è tenuto a necessariamente disporre l’audizione dell’impugnante onde decidere sui fatti dedotti; e di contro il ricorso per cassazione, con il quale ci si dolga, in mancanza di videoregistrazione, dell’omessa audizione del richiedente che ne abbia fatto espressa istanza, deve contenere l’indicazione puntuale dei fatti che erano stati dedotti avanti al giudice del merito a sostegno di tale richiesta, avendo il ricorrente un preciso onere di specificità della censura (v. Cass. n. 25312-20);

nel caso concreto il primo motivo non soddisfa il fine di specificità anzidetto, niente dicendo a tal riguardo; mentre il secondo e il terzo motivo si infrangono con la constatazione che quello relativo alla credibilità personale è un giudizio di fatto, che la corte d’appello ha motivato con riferimento alla genericità, incoerenza e non plausibilità intrinseca al racconto posto al fondo della domanda;

a fronte di tale giudizio la doglianza è formulata in modo assertivo e col fine di ottenere una nuova valutazione di merito;

II. – il quarto e il quinto mezzo denunziano la violazione o falsa applicazione di norme di diritto (artt. 112,115 e 116 c.p.c., D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8,D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 5, 6, 7 e art. 14, lett. a), b) e c), e art. 17) con riferimento alla non concessa protezione sussidiaria;

il quarto motivo è inammissibile, essendo incentrato sulla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b), quando invece la valutazione negativa a tal riguardo è interamente assorbita dal giudizio di non credibilità soggettiva quanto alla condizione a monte degli affermati rischi individuali (cfr. Cass. n. 10286-20, Cass. n. 14286-19);

il quinto motivo è comunque inammissibile;

pure a voler prescindere dall’orientamento che assume rilevante la valutazione negativa sulla credibilità personale anche a proposito della domanda di protezione sussidiaria incentrata sul D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), (sul che v. Cass. n. 4892-19, Cass. n. 1717419 e altre), è decisivo che la corte d’appello abbia confermato l’esclusione della condizione di violenza indiscriminata da conflitto armato quanto alla zona di provenienza del richiedente;

il giudizio, svolto con indicazione delle fonti conoscitive utilizzate, implica una valutazione in fatto insindacabile in cassazione (v. Cass. n. 32064-18, Cass. n. 15047-20, 23942-20);

III. – pure inammissibile è il sesto motivo, che relativamente al diniego di protezione umanitaria denunzia la violazione degli art. 5 t.u. imm. e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32;

ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia isolatamente e astrattamente considerato (per tutte Cass. Sez. U n. 29549-19);

nel caso concreto la corte d’appello ha affermato che non erano state dedotte condizioni di emergenza (sanitaria o alimentare) nel paese di provenienza tali da non offrire garanzia di vita in caso di ritorno, e che, anche per la rilevata non credibilità personale, non era emersa (soprattutto) la sussistenza di una condizione soggettiva tale da determinare il riconoscimento della misura a protezione del rischio di essere nuovamente immesso in contesti sociali, politici e ambientali idonei a determinare la significativa compromissione di diritti fondamentali;

l’attuale doglianza è in proposito assolutamente generica, poiché il ricorrente assume di aver dedotto a sostegno della domanda (i) la situazione di estrema povertà del paese di origine e (ii) l’esistenza di un contratto di lavoro con una società agricola; condizioni che tuttavia, a fronte di quel che emerge dalla sentenza d’appello, comunque non integrerebbero in quanto tali il presupposto della protezione umanitaria; la quale invero implica una situazione di vulnerabilità personale non integrata dall’allegazione di una generale condizione di povertà (v. Cass. n. 3681-19, Cass. n. 20334-20), ove non meglio individuata nella sua incidenza sulla condizione specifica del soggetto istante.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello relativo al ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 17 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA