Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2909 del 07/02/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 2909 Anno 2018
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: CRUCITTI ROBERTA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

INGG.ETTORE e GUIDO DI VEROLI IMPRESA di
COSTRUZIONI s.r.I., in persona del le g ale rappresentante pro
tempore, rappresentata e difesa, per procura a mar g ine del
ricorso, dall’Avv.Gianfranco Vecchio ed elettivamente domiciliata
in Roma, viale Bruno Buozzi n. 49 presso lo studio
dell’Avv.Alessandro Riccioni.
-ricorrentecontro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore g enerale
pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei
Porto g hesi n.12 presso l’Avvocatura Generale dello Stato che la
rappresenta e difende.
-controricorrentee contro

EQUITALIA SUD s.p.a., in persona del le g ale rappresentante
pro tempore, rappresentata e difesa per procura in calce al
controricorso dall’Avv.Gioia Vaccari ed elettivamente domiciliata
presso lo studio di q uest’ultima in Roma, viale Gioacchino Rossini

Data pubblicazione: 07/02/2018

n.18.
-controricorrenteavverso la sentenza n.209/10/10 della Commissione Tributaria
Regionale del Lazio, depositata il 14.10.2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
22.11.2017 dal Consigliere Roberta Crucitti;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore generale

udito per la controricorrente Agenzia delle entrate l’Avv.Carlo
Maria Pisana;
Fatti di causa
Nella controversia scaturita dall’impugnazione da parte
dell’Ingg.Ettore e Guido Di Veroli impresa di costruzioni s.r.l. di
_—
cartella di pagamento idi pkgiffeT1, emessa ex art.36 bis d.p.r.
n. 600/73 (a seguito di mancato perfezionamento del condono ex
art. 9 bis della legge n.289/2002) e portante IVA, IRPEG e IRAP
degli anni 2000 e 2001, la Commissione tributaria regionale del
Lazio, con la sentenza indicata in epigrafe, in accoglimento
dell’appello proposto dall’Agenzia delle entrate e rigettando
l’impugnazione incidentale proposta dalla contribuente, ha
integralmente riformato la decisione di primo grado di
accoglimento del ricorso.
Il Giudice di appello, in particolare e per quanto ancora
rileva in questa sede, riteneva che non fosse necessaria la
comunicazione di irregolarità ai sensi dell’art.36 bis d.p.r.
n.600/1973 e che la cartella fosse adeguatamente motivata.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione su
due motivi la Società.
Equitalia Sud s.p.a. e l’Agenzia delle entrate resistono con
autonomi controricorsi.
Ragioni della decisione
1.Preliminarmente va rigettata l’eccezione, sollevata in
controricorso, di inammissibilità del ricorso per tardività.
Il ricorso risulta, infatti, tempestivamente rimesso
all’Ufficiale giudiziario, come da ricevuta e relata, il 29 novembre
2011, laddove essendo stata la sentenza impugnata depositata il
2

Dott.Luisa De Renzis che ha concluso per il rigetto del ricorso;

14.10.2010, il termine (applicabile ratione temporis) cd. “lungo”
di un anno e 46 giorni (cfr.Cass.n22699 del 04/10/2013;
id.n.11491 del 2012), scadeva il 30 novembre 2011.
2.Con

il

primo

motivo di

ricorso si deducono,

cumulativamente violazione di legge ed omessa, insufficiente e
contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo della
controversia, laddove, con motivazione viziata, la Commissione

esame, la comunicazione di irregolarità prevista dall’art.36 bis
d.p.r. n.60071973.
2.1. La censura è infondata. Per costante giurisprudenza di
questa Corte (Sez. 5, Sentenza n. 17396 del 23/07/2010;
id.n.20341/2014; n.13759/2016) l’emissione della cartella di
pagamento, con le modalità previste dagli artt.36-bis, comma 3,
del d.P.R. n. 600 del 1973 (in materia di tributi diretti) e 54-bis,
comma 3, del d.P.R. n. 633 del 1972 (in materia di IVA) non è
condizionata dalla preventiva comunicazione dell’esito del
controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non
riveli l’esistenza di errori essendovi, solo in tale ipotesi di
irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l’obbligo di
comunicazione per la liquidazione d’imposta, contributi, premi e
rimborsi (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la
sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva
considerato legittimamente emessa la cartella di pagamento, in
assenza di comunicazione al contribuente, per l’importo riferito ad
un’istanza di condono ex art. 9 bis legge n. 289 del 2002, non
seguita dal versamento di quanto dovuto).
1.2.Alla luce di tale condiviso principio, correttamente
applicato dal Giudice di merito, il mezzo, nella parte in cui deduce
vizi motivazionali, va dichiarato inammissibile laddove da un
canto, la C.T.R. ha dato congrua motivazione delle ragioni della
sua decisione e, dall’altro, i fatti -come rassegnati in ricorso
(pendenza del giudizio di opposizione al diniego di condono ed
erroneità dei conteggi riportati nella cartella)- non appaiono
decisivi ai fini che qui interessano, non integrando gli stessi
incertezza su aspetti rilevanti della dichiarazione.
3

Tributaria Regionale aveva ritenuto non necessaria, nel caso in

3.Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione della
medesima norma (art.36 bis d.p.r. n.600/73) laddove la cartella
in questione era manchevole di qualsivoglia motivazione in ordine
all’an ed alle modalità di liquidazione della pretesa.
La censura è infondata alla luce del principio, altrettanto
consolidato, affermato da questa Corte per cui «allorché
l’amministrazione finanziaria riscontri nella dichiarazione dei

e provveda di conseguenza a notificare al contribuente una
cartella di pagamento in esito alla procedura di controllo
automatizzato, ai sensi dell’art. 36-bis, comma secondo, lett. a),
del d.P.R. n. 600 del 1973, essa non è tenuta ad alcuna
particolare motivazione di tale provvedimento, onere necessario
soltanto quando la contestazione dell’erario si fondi su
interpretazioni giuridiche od elaborazioni della documentazione
allegata dal contribuente»(Cass.n.9224/2011, id n.22402/2014;
15564/2016).
4.In conclusione il ricorso va rigettato e la ricorrente,
soccombente, condannata alle spese, nella misura liquidata in
dispositivo.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che
liquida in favore dell’Agenzia delle Entrate in complessivi euro
10.000 oltre eventuali spese prenotate a debito ed in favore di
Equitalia Sud s.p.a. in complessivi euro 9.000 oltre rimborso
spese forfetario nella misura del 15% ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 22 novembre 2017.

redditi un mero errore materiale o di calcolo emergente ictu ocu/i,

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