Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29081 del 20/10/2021

Cassazione civile sez. I, 20/10/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 20/10/2021), n.29081

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20808/2020 proposto da:

S.O., elettivamente domiciliato in Torino, via Valfre’ n. 14,

presso lo studio dell’avv. M. Console, che lo rappresenta e difende,

per procura in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso i provvedimenti del GIUDICE DI PACE di TORINO, depositati il

giorno 01/07/2020, di convalida del trattenimento, ed il 24.7.2020,

di proroga del medesimo;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/04/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente, cittadino (OMISSIS), è destinatario di un decreto di espulsione dal territorio nazionale emesso dal Prefetto di Torino n. 400/2020 e di un ordine di trattenimento n. 47/2020 emesso dalla Questura di Torino con successiva richiesta di proroga.

Il GdP emetteva sia provvedimento di convalida del decreto di trattenimento che di accoglimento della richiesta della sua successiva proroga così come richiesto dal Questore di Torino, sostenendo la legittimità della procedura in oggetto con due decreti emessi rispettivamente il 1 luglio 2020 e il 24 luglio 2020.

Contro i due distinti provvedimenti del GdP, S.O. propone ricorso in cassazione sulla base di quattro motivi avverso il decreto di trattenimento e tre motivi avverso il decreto di proroga mentre, l’amministrazione statale non risulta costituita.

Con il primo motivo di ricorso avverso il decreto di trattenimento e con il primo motivo di ricorso avverso il decreto di sua proroga (aventi analoga rubrica e contenuto), il ricorrente deduce la violazione della L. n. 271 del 2004, art. 1, comma 2 bis del D.L. n. 13 del 2017, art. 3 convertito con L. n. 46 del 2017 e del D.Lgs. n. 150 del 2011, artt. 16,17 e 20 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 2 e 3, per l’incompetenza del Giudice di Pace, perché aveva presentato richiesta di rilascio di carta di soggiorno per familiare di cittadino UE, D.Lgs. n. 30 del 2007, ex artt. 2,3 e 10 ma aveva presentato anche, in data 26.6.2020, richiesta di autorizzazione al soggiorno, ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 31, comma 3, innanzi al tribunale dei minorenni di Torino.

Con il secondo motivo di ricorso avverso il decreto di trattenimento, il ricorrente prospetta il vizio di violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, commi 2 e 2 bis e art. 14, comma 4 e dell’art. 17 dir. 2003/86/CE e dell’art. 8 CEDU, e per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per le evidenti illegittimità del provvedimento di espulsione e di conseguenza dell’ordine di trattenimento, consistenti nelle seguenti circostanze che il GdP non aveva rilevato: 1) impossibilità per il Sig. S. di allontanarsi dal territorio nazionale dopo aver ricevuto la notifica del decreto di rigetto della richiesta di permesso di soggiorno, in quanto detenuto; 2) avvenuta presentazione (qualche giorno prima del decreto di espulsione) di un’istanza di rilascio della carta di soggiorno come familiare di cittadino comunitario; 3) presenza in Italia, del nucleo familiare del ricorrente.

Con il terzo motivo di ricorso avverso il decreto di trattenimento e con il terzo motivo di ricorso avverso la sua proroga (aventi analoga rubrica e contenuto), il ricorrente prospetta il vizio di nullità dei decreti impugnati per violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 14, comma 4 e dell’art. 135 c.p.c., comma 4 e dell’art. 13 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto la motivazione dei due decreti è meramente apparente.

Con il quarto motivo di ricorso avverso il decreto di trattenimento, il ricorrente lamenta il vizio di violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 4 e 4 bis e della dir. 2008/115/CE e per omessa valutazione di fatti decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per la mancata adozione di misure meno coercitive del trattenimento.

Con il secondo motivo di ricorso avverso il decreto di proroga del trattenimento, il ricorrente denuncia il vizio di violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 14, comma 5 (sesto e settimo periodo), nonché omessa valutazione di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, perché non ricorrevano casi di particolare difficoltà nell’identificazione dell’espellendo (che avevano giustificato la richiesta di proroga del termine di trattenimento), avendo lo stesso scontato un lungo periodo di detenzione in carcere, quindi, vi sarebbe stato tutto il tempo per identificarlo compiutamente senza doverlo ulteriormente trattenere in un centro di accoglienza.

Il terzo motivo di ricorso avverso il decreto di trattenimento e il terzo motivo di ricorso avverso la proroga (aventi analoga rubrica e contenuto e che pongono la questione più liquida), sono fondati, con assorbimento dei restanti, in quanto la motivazione del GdP è espressa attraverso un modulo prestampato e con il richiamo acritico del contenuto del decreto del Questore senza esplicitarne e condividerne le ragioni: in buona sostanza il provvedimento impugnato non consente di cogliere le ragioni giuridiche della decisione né di far conoscere l’iter logico seguito per la formazione del convincimento del giudice, così che la motivazione, al di sotto del “minimo costituzionale”, è apparente.

In accoglimento del terzo motivo di ricorso avverso il trattenimento e il terzo motivo di ricorso avverso la proroga, assorbiti i restanti, il decreto va cassato senza rinvio, essendo decorsi i termini perentori per l’adozione dei provvedimenti di convalida e di proroga del trattenimento.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il terzo motivo di ricorso avverso il trattenimento e il terzo motivo di ricorso avverso la proroga, assorbe i restanti.

Cassa i decreti impugnati senza rinvio e condanna l’amministrazione intimata al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15 % e gli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2021

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