Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2905 del 07/02/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 2905 Anno 2018
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: CALAFIORE DANIELA

SENTENZA
sul ricorso 16826-2010 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

RINDONE SRL;
– intimato –

della
110/2009
n.
sentenza
4CALA irght 4. 4
COMM.TRIB.REG/SEZ.DIST. di CALTANISSETTA depositata il

avverso

18/05/2009;

la

Data pubblicazione: 07/02/2018

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22/11/2017 dal Consigliere Dott. DANIELA
CALAFIORE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUISA DE RENZIS che ha concluso per

udito per il ricorrente l’Avvocato PISANA che ha
chiesto l’accoglimento.

l’accoglimento del ricorso;

n.r.g. 16826/2010

Fatti di causa
1.

La società Rindone s.r.l. propose ricorso avverso l’avviso di

accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate e relativo a maggiori
imponibili Ires, Irap ed Iva, per l’annualità 2004, in conseguenza : a) della
contabilizzazione e deduzione a fini d’imposizione diretta e detrazione Iva di
fatture concernenti operazioni inesistenti rilasciate dalle imprese G.& C.
prive

di

effettiva consistenza aziendale in assenza di dichiarazioni annuali, di
versamenti d’imposta e per emissione di fatture su contratti di
intermediazione non sottoposti a registrazione e privi di indicazione su
entità dei compensi e tipo di contratto e di incarico da svolgere); b) della
indebita deduzione di costi non di competenza nell’anno 2004 e di non
inerenza per spese per alberghi e ristoranti, per nolo di trivella, per acquisto
di carburante non documentato e per spese di rappresentanza.
2.

La Commissione tributaria della regione Sicilia, con sentenza del

18.05.2009 n.110, in riforma della sentenza di rigetto di primo grado,
accolse il ricorso con l’eccezione delle spese per alberghi e ristoranti e per
le spese di rappresentanza eccedenti un terzo del loro ammontare,
ritenendo che la fattura fosse documento idoneo a dimostrare un costo
dell’impresa ai sensi dell’art. 21 del d.p.r. n. 633/1972 e, dunque, non
spettasse al contribuente provare l’effettività dell’operazione ma
all’Amministrazione dimostrare l’inesistenza della stessa e tale prova non
era stata fornita; quanto ai costi per ricerche di mercato, per l’acquisto di
carburanti e per quelle relativo al nolo di una trivella, la deduzione veniva
riconosciuta in presenza di documentazione con fattura ed in relazione a
specifiche esigenze dell’impresa, quanto ai costi non di competenza per
l’anno 2004 essi andavano dedotti in quanto nell’anno precedente non erano
né liquidi né esigibili.
Avverso tale

sentenza, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per

cassazione con cinque motivi. La società contribuente è rimasta intimata.
Ragioni della decisione
1. L’Agenzia delle entrate, accompagnando ciascun motivo da idoneo
quesito, censura : a) con il primo motivo, la violazione dell’artt. 2697 cod.

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1

Telecomunication s.r.l. e Moschetto Antonio Alfio (ritenute

n.r.g. 16826/2010

civ. in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 cod. proc. civ. deducendo che la
giurisprudenza di questa Corte di cassazione, al contrario di quanto
sostenuto nella sentenza impugnata, richiamando Cass. n. 1092 del 5
febbraio 1997 e n. 21953 del 2007, ha affermato che grava sul contribuente
l’onere di provare la legittimità e la correttezza delle operazioni dichiarate
inesistenti; b) con il secondo motivo, insufficiente motivazione su fatto

delle fatture attraverso la sola esibizione dei mezzi di pagamento costituiti
da titoli bancari; c) con il terzo motivo, violazione di legge in relazione
all’art. 112 cod. proc. civ. in quanto la sentenza impugnata, pronunciando
su eccezione in senso stretto, ha ritenuto deducibile il costo per l’acquisto di
carburante pari in effetti ad Euro 118.423 e non ad Euro 23.685,57 come
indicato in sentenza, sulla considerazione che la società utilizzasse
automezzi privi di targa perché circolanti solo all’interno del cantiere, senza
che tale circostanza fosse stata introdotta dalla parte ricorrente in primo
grado né in appello; d) con il quarto motivo, la violazione del d.m. n. 6287
del 7 giugno 1977 e del d.p.r. n. 444 del 10.11.1997 e falsa applicazione
dell’art. 21 del d.p.r. n. 633/72, in relazione all’art. 360 comma primo n. 3
cod. pro. civ., in quanto la Commissione regionale aveva attribuito rilievo
probatorio alle fatture relative all’acquisto del carburante contraddicendo il
contenuto del d.m. n. 6287 del 1977 che imponeva che gli acquisti di
carburante da parte dei soggetti d’imposta dovessero risultare da apposite
annotazioni eseguite in una scheda conforme al modello allegato al d.m. con
divieto di rilasciare le fatture di cui all’art. 21 del d.p.r. n. 633/1972, salvo
le eccezioni non ricorrenti nel caso di specie; e) con il quinto motivo, il vizio
di insufficiente motivazione ex art. 360 comma primo n. 5 c.p.c. laddove la
Commissione tributaria regionale ha ritenuto provato il costo del carburante
sulla base della considerazione delle fatture e che la Società utilizzava mezzi
privi di targa che circolavano all’interno del cantiere.
2. Il primo motivo è fondato e le ragioni dell’accoglimento determinano
l’assorbimento del secondo e del terzo motivo perché riferiti ad aspetti della
questione la cui valutazione dipende dalla esatta applicazione della regola

2

controverso e decisivo che si ravvisa nella prova della esistenza oggettiva

n.r.g. 16826/2010

di riparto dell’onere probatorio che dovranno essere valutati in sede di
rinvio.
3. Questa Corte di cassazione ha da tempo espresso l’orientamento secondo
cui, in tema di operazioni ritenute (come nella specie) in tutto o in parte
oggettivamente inesistenti – in relazione alle quali la fattura costituisce in
tutto o in parte mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai

probatori, seppur in forma meramente indiziaria o presuntiva ( vd. Cass.
Sez. 5 del 09/09/2016 n. 17818 ; n. 21953 del 2007, n. 9784 del 2010, n.
9108 del 2012, n. 15741 del 2012, n. 23560 del 2012, n. 27718 del 2013,
n. 20059 del 2014, n. 26486 del 2014, n. 9363 del 2015; nello stesso
senso C. Giust. 6 luglio 2006 C-439/04; 21 febbraio 2006 C- 255/02; 21
giugno 2012 C-80/11; 6 dicembre 2012 C-285/11; 31 novembre 2013, C642/11), del fatto che l’operazione fatturata non è stata mai effettuata (o lo
è stata solo parzialmente), dopo di che spetta al contribuente l’onere di
dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate; con la
puntualizzazione che tale prova non può consistere nella mera esibizione
della fattura o nell’attestazione della regolarità formale delle scritture
contabili o dei mezzi di pagamento, poiché la regolarità dei suoi profili
formali è, normalmente, funzionale proprio allo scopo di far apparire reale
un’operazione fittizia (Cass. nn. 5406/16; 28683/15, 428/15, 12802/11,
15228/01).
4.

Risulta,

d’altro canto,

altresì

reiteratamente affermato nella

giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 21980 del 2015, n. 21446 del
2014, n. 24426 del 2013, n. 9108 del 2012, n. 5748 del 2010) che, sia in
tema di imposizione diretta sia in tema di Iva, la fattura costituisce
elemento probatorio a favore dell’impresa, solo se redatta in conformità ai
requisiti di forma e contenuto prescritti dall’art. 21 del d.P.R. 26 ottobre
1972 n. 633 (v.,anche, art. 226 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio
del 28 novembre 2006).
5. Da tali criteri la decisione impugnata si è evidentemente discostata,
incorrendo nelle denunziate violazioni di legge, non avendo, peraltro,
minimamente argomentato in merito alle circostanze indiziarie addotte

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poste in essere da alcuno – l’Agenzia ha l’onere di fornire elementi

n.r.g. 16826/2010

dall’Agenzia a sostegno della denunziata insussistenza delle operazioni
fatturate. L’Amministrazione finanziaria ha fornito idonei elementi probatori
derivanti da controlli incrociati tra la società ricorrente, la società G. & c.
Telecomunication s.r.I., esercente l’attività di consulenze per hardware, e la
ditta Moschetto Aldo, esercente l’attività di generico servizio alle imprese,
dai quali era emerso che i rapporti con la ricorrente erano regolati da

La natura di “cartiere” delle dette imprese collocate a monte della serie di
cessioni è stata tratta dall’accertamento che entrambe avevano omesso di
presentare le relative dichiarazioni, avevano omesso i versamenti annuali ed
infra – annuali, avevano rilasciato fatture per ingenti importi per prestazioni
i cui contratti di riferimento non erano stati registrati ed erano privi di
causa, oggetto e dell’indicazione del corrispettivo, con la conseguenza che
spettava alla società contribuente, che con tali imprese aveva intrattenuto
rapporti commerciali, fornire la prova di aver svolto tali trattative in buona
fede, ritenendo incolpevolmente che si trattasse di soggetto realmente
operativo.
6. Il quarto motivo va accolto con assorbimento del quinto. In particolare,
questa Corte di cassazione ( Cass. n. 24409 del 30/11/2016 , n. 25122 del
2014 ) ha affermato il principio cui si intende dare continuità che in tema di
imposte dirette ed IVA, la possibilità di detrarre dall’imposta dovuta quella
assolta per l’acquisto di carburanti destinati ad alimentare i mezzi impiegati
per l’esercizio dell’impresa, è subordinata al fatto che le cosiddette “schede
carburanti”, che l’addetto alla distribuzione è tenuto a rilasciare, rispettino i
requisiti di forma e di contenuto richiesti dalla legge e, quindi, siano redatte
in conformità al modello allegato al d.P.R. n. 444 del 1997, compresa
l’indicazione chilometrica, necessaria a fini antielusivi, non surrogabile da
altri documenti.
7.

La sentenza impugnata non ha applicato tale principio, ritenendo

sufficienti a giustificare la detrazione dell’imposta le sole fatture d’acquisto
del carburante al di fuori delle specifiche eccezioni previste dalla
disposizione sopra indicata (acquisti da parte dello Stato, di enti pubblici o
di autotrasportatori di cose per conto terzi ai sensi dell’art. 6 del d.p.r. n.

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scritture private non assoggettate a registrazione.

cpc .g. 16826/2010

444 del 1977), da ciò deriva la violazione della normativa invocata dalla

ricorrente e la necessità di valutare la documentazione presente agli atti
alla luce del principio riportato.
7. In conclusione, accolti il primo ed il quarto motivo del ricorso e dichiarati
assorbiti il secondo ed il terzo nell’accoglimento del primo ed il quinto
nell’accoglimento del quarto, la sentenza impugnata va cassata in relazione

per la Sicilia, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del
presente giudizio di legittimità.
P.Q.M
La Corte accoglie il primo ed il quarto motivo di ricorso; dichiara assorbiti il
secondo, il terzo ed il quinto, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla
Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione che
provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 22 novembre 2017.

ai motivi accolti e la causa va rinviata alla Commissione tributaria regionale

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