Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29012 del 20/10/2021

Cassazione civile sez. III, 20/10/2021, (ud. 22/04/2021, dep. 20/10/2021), n.29012

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18050/2019 proposto da:

B.M., B.E., C.T.,

BR.LU., C.L., rappresentati e difesi dall’avvocato LORENZO

ECCHER, e con il medesimo elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

DEGLI SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA

FEGATELLI, Pec: lorenzo.eccher.pectrentoavvocati.it;

francescafegatelli.ordineavvocatiroma.org;

– ricorrenti –

contro

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, in persona del legale rappresentante,

rappresentato e difeso dall’avvocato KURT ASCHBACHER, e con il

medesimo elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO

CONFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, Pec:

avv.aschbacher.pec.it; luigimanzi.ordineavvocatiroma.org;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 88/2019 della CORTE D’APPELLO di TRENTO,

depositata il 03/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/04/2021 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. B.M., B.E., C.T., C.L. e Br.Lu., in qualità di eredi di Bo.Io., chiesero al Tribunale di Trento di accertare e dichiarare la responsabilità della Provincia Autonoma di Trento per il decesso della propria congiunta avvenuto a causa dell’uscita di strada dell’automezzo dalla stessa condotto in un punto della strada provinciale (OMISSIS) in direzione (OMISSIS) in cui non vi era un guard-rail.

Nel corso del giudizio furono acquisite due CTU, una medico-legale e l’altra sulla dinamica del sinistro, al fine di verificare le cause del medesimo le quali conclusero per la compatibilità del decesso con il gravissimo politrauma subito in conseguenza dell’uscita di strada.

2. Il Tribunale adito, con sentenza n. 1053 del 2/11/2017, accolse parzialmente le domande degli attori, ritenendo la sussistenza del concorso di colpa della danneggiata nella misura dell’80% e liquidò i danni nella misura di Euro 49.293,56 per ciascuna in favore delle figlie e di Euro 4.800 ciascuno in favore dei nipoti, condannando la Provincia convenuta alle spese del grado.

3. B.M. ed E., C.T. e L. e Br.Lu. proposero appello principale e la Provincia Di Trento appello incidentale sulla base di quattro motivi.

La Corte d’Appello di Trento, con sentenza n. 88 del 3/4/2019, ha accolto l’appello incidentale della Provincia di Trento, ritenendo mancare la prova del nesso causale tra l’uscita di strada del veicolo condotto dalla defunta Bo.Io. ed il decesso della medesima, in presenza di elementi desumibili dalla C.T.U. medico-legale compatibili con il decesso avvenuto per un malore prima che la Bo. uscisse di strada.

La Corte territoriale ha ritenuto che, in ogni caso, sia che si volesse far valere la responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c., sia che si invocasse quella ex art. 2051 c.c., gli attori sarebbero stati onerati della prova del nesso causale tra l’uscita di strada del veicolo ed il decesso, prova che non era stata raggiunta, in mancanza di segni di frenata o di altri elementi che potessero far ritenere posta in essere una manovra di emergenza con la conseguente estrema verosimiglianza di una perdita di conoscenza qualche istante prima dell’uscita di strada secondo quanto accertato dal CTU. In questa prospettiva, secondo la Corte territoriale, anche ove fosse stato presente un guard-rail, non avrebbe potuto dirsi scongiurato il rischio della morte per il sopravvenire di altre cause. A seguito dell’accoglimento dell’appello incidentale della Provincia di Trento, la Corte adita ha condannato gli appellanti principali a restituire alla Provincia gli importi ricevuti con interessi.

4. Avverso la sentenza B.M., B.E., C.T., C.L. e Br.Lu. hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi. Ha resistito la Provincia Autonoma di Trento con controricorso.

5. Il ricorso è stato fissato per la trattazione in pubblica udienza in vista della quale il P.G. ha depositato conclusioni scritte nel senso del rigetto del ricorso. La ricorrente C.L. ha rinunciato al ricorso. Le altre parti ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Preliminarmente il giudizio di cassazione va dichiarato estinto quanto al rapporto processuale fra la rinunciante C.L. e la Provincia di Trento.

Sui motivi.

1. Con il primo motivo si deduce “la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 2043 c.c.: per quanto riguarda il nesso causale i danneggiati avevano l’onere di dimostrare il solo fatto che il decesso della signora Bo.Io. era una conseguenza altamente probabile e verosimile della caduta in una scarpata di 80 metri”.

I ricorrenti censurano la sentenza nella parte in cui ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la prova del nesso causale tra l’assenza di guard rail ed il decesso, apprezzamento con il quale la Corte d’Appello avrebbe violato il criterio della causalità adeguata o del “più probabile che non”. Dagli elementi acquisiti agli atti avrebbe dovuto ritenersi che il precipitare da una altezza di 75 metri aveva, con elevata probabilità e verosimiglianza, determinato il decesso della Bo., sicché ai sensi dell’art. 2043 c.c., il nesso causale avrebbe dovuto ritenersi sussistente essendo il danno conseguenza altamente probabile e verosimile della condotta illecita.

2. Con il secondo motivo di ricorso si deduce “la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 2051 c.c.: per quanto riguarda il nesso causale gli odierni ricorrenti avevano l’onere di dimostrare il solo fatto che il decesso della Bo. era conseguenza normale della pericolosità della strada”.

Ad avviso dei ricorrenti la sentenza sarebbe censurabile anche per non aver fatto corretta applicazione dell’art. 2051 c.c., in quanto, sussistendo la presunzione di responsabilità in capo al custode ai sensi dell’art. 2051 c.c. e non avendo la Provincia dato la prova del fortuito, il nesso causale avrebbe dovuto ritenersi provato in mancanza di cautele messe in atto dalla Provincia atte a rendere sicura la percorrenza dei veicoli sulla strada.

Una volta provata la pericolosità della strada e la responsabilità della Provincia per aver omesso di installare barriere protettive, la Corte di merito avrebbe dovuto ritenere che il decesso si era prodotto quale conseguenza normale della fuoriuscita dalla strada.

1.2. Entrambi i motivi sono inammissibili.

In essi non si deducono vizi di sussunzione (come tali riconducibili alla nozione della falsa applicazione di norme di diritto), cioè non si sostiene che la ricostruzione della vicenda in fatto per come effettuata dalla corte territoriale, sarebbe stata mal sussunta sotto le norme di cui si indica la violazione nella intestazione dei due motivi.

Per dedurre un vizio di sussunzione i ricorrenti avrebbero dovuto assumere il fatto così come ricostruito dalla corte e dimostrare, sia quanto al primo che al secondo motivo, che esso a torto non era stato riconosciuto riconducibile alla nozione in iure dell’esistenza del nesso causale, rispettivamente in ambito di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. e in ambito di responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c..

Invece, essi nei due motivi non solo non evocano nemmeno le norme sul nesso causale, ma soprattutto non spiegano perché il nesso causale sulla base della quaestio facti per come ricostruita dalla corte territoriale sarebbe stato sussistente ed in particolare non sostengono che ciò che ha indotto la corte a negare l’esistenza del nesso causale – cioè che non fosse provato da che cosa la morte della de cuius fosse stata provocata ed in particolare che non fosse provato che prima di uscire di strada e precipitare a causa della mancanza del guard-rail la de cuius fosse in vita e dunque fosse morta a causa delle conseguenze del detto precipitare – in realtà, considerato per come l’ha ritenuto la corte territoriale, dovesse necessariamente sussumersi sotto la regole del nesso causale.

I ricorrenti avrebbero dovuto sostenere che, sulla base del fatto ricostruito come l’ha ricostruito la corte territoriale, si sarebbe dovuto ritenere che la de cuius era viva. Quando evocano il “più probabile che non” non lo fanno dimostrando che in base a quanto valutato dalla corte e per come essa lo ha assunto si sarebbe dovuto ritenere provato che la de cuius era in vita al momento del fatale precipitare.

I due motivi si risolvono in realtà in una sollecitazione ad una diversa valutazione delle risultanze istruttorie, ponendosi così nella sostanza come motivi con cui si vorrebbe ottenere un controllo sulla motivazione relativa alla ricostruzione della quaestio facti al di fuori dei limiti in cui l’attuale n. 5 dell’art. 360 lo consente.

Nel procedere della loro illustrazione non c’e’ alcun ragionamento giustificativo del fatto che quanto ritenuto dalla corte territoriale doveva ricondursi alla fattispecie del nesso causale sotto il profilo normativo.

Tanto avrebbe richiesto l’argomentare che ciò che ha ritenuto la corte evidenziasse invece che la de cuius era viva al momento dell’uscita di strada. La corte ha ritenuto che vi fosse incertezza su questo punto e coerentemente tale incertezza ha apprezzato in iure come incertezza sul nesso causale e dunque mancata sua dimostrazione.

Solo se fosse risultato che la de cuius era viva al momento dell’uscita e che se non fosse precipitata non sarebbe deceduta anche qualora avesse avuto un malore o una perdita di coscienza che ne avesse prima determinato l’uscita di strada a causa della mancanza del guard-rail, allora il nesso causale sarebbe stato sussistente e male sarebbe stato escluso con falsa applicazione delle norme sulla regolarità causale.

In pratica, lo si ripete, la corte ha escluso il nesso causale perché non è stato provato che al momento dell’uscita di strada la de cuius fosse stata ancora in vita. L’istruzione non aveva individuato la causa della morte in modo certo, lasciando incertezza al riguardo ed anzi sostenendo che la de cuius aveva perso conoscenza prima dell’uscita di strada ed indicando tra le possibili cause anche eventi patologici naturali prescindenti dal fatto del precipitare nella scarpata a causa dell’assenza del guard-rail.

3. Conclusivamente il ricorso è dichiarato inammissibile, in quanto ha sollecitato il controllo di questa Corte sulla motivazione della sentenza impugnata al di fuori dei limiti consentiti dalla nozione di vizio di sussunzione.

In considerazione dell’alterno esito della controversia e dell’oggetto della stessa, il Collegio reputa di far luogo alla compensazione delle spese del giudizio di cassazione. Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte di tutti i ricorrenti – tranne la rinunciante C.L. – del cd. raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e compensa le spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti (tranne la rinunciante) dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 22 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2021

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