Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28979 del 12/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 12/11/2018, (ud. 18/07/2018, dep. 12/11/2018), n.28979

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel.Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12873-2017 proposto da:

L.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO

ROSAZZA 32, presso lo studio dell’avvocato UGO LUCA SAVIO DE LUCA,

rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO ARIGLIANO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONELLA PATTERI, LUIGI CALIULO, SERGIO PREDEN;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2475/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 14/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/07/2018 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 14.11.2016, la Corte d’appello di Lecce ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva rigettato la domanda di L.D. volta alla rivalutazione contributiva dei periodi di lavoro nei quali egli era stato esposto ad amianto;

che avverso tale pronuncia L.D. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo un motivo di censura;

che l’INPS ha resistito con controricorso;

che è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con l’unico motivo di censura, parte ricorrente lamenta violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la Corte di merito ritenuto che egli era stato esposto ad amianto per un periodo di tempo inferiore a dieci anni, nonostante che i chiarimenti alla CTU disposti in sede di gravame avessero evidenziato che, nel caso di specie, l’esposizione protrattasi per 7,7 anni doveva ritenersi equivalente ad una esposizione decennale superiore a 0,11 ff/cc (cfr. ricorso per cassazione, pag. 18), e non aver conseguentemente valutato correttamente le risultanze documentali e delle prove testimoniali; che questa Corte ha ormai consolidato il principio secondo cui, ai fini del riconoscimento della maggiorazione del periodo contributivo

L. n. 257/1992, ex art. 13, comma 8, occorre verificare se vi sia stato superamento della concentrazione media della soglia di esposizione all’amianto di 0,1 fibre per centimetro cubo, quale valore medio giornaliero su otto ore al giorno, avuto riguardo ad ogni anno utile compreso nel periodo contributivo ultradecennale in accertamento e non, invece, in relazione a tutto il periodo globale di rivalutazione, dovendosi ritenere il parametro annuale (esplicitamente considerato dalle disposizioni successive che hanno ridisciplinato la materia) quale ragionevole riferimento tecnico per determinare il valore medio e tenuto conto, in ogni caso, che il beneficio è riconosciuto per periodi di lavoro correlati all’anno (cfr. in tal senso Cass. nn. 4650 del 2009, 6360 e 10671 del 2012, nonchè, più di recente, Cass. n. 1810 del 2015);

che, in applicazione dell’anzidetto principio, si è conseguentemente escluso che si possa fare riferimento ad una ponderazione media ultradecennale con compensazione del maggior valore di esposizione all’amianto riscontrato in alcuni anni con il valore minore, inferiore alla soglia minima, accertato in altri anni, non essendo consentito dal dato normativo che un periodo di maggiore esposizione di durata inferiore ai dieci anni possa essere ritenuto equivalente ad una esposizione a dosi più basse per un periodo proporzionalmente più lungo (così, in specie, Cass. n. 4650 del 2009, cit.);

che, alla stregua del superiore principio di diritto, è irrilevante che la Corte territoriale abbia omesso di dar conto di quella parte dei chiarimenti in cui il CTU ha affermato che l’esposizione protrattasi per 7,7 anni doveva ritenersi equivalente ad una esposizione decennale superiore a 0,11 ff/cc, trattandosi di un fatto che, anche se esaminato, non avrebbe potuto determinare un esito diverso della controversia (nel senso chiarito da Cass. S.U. n. 8053 del 2014);

che, conseguentemente, restano assorbite le ulteriori doglianze concernenti l’omesso esame delle prove documentali e testimoniali, essendosi chiarito che la prova del superamento dei limiti di soglia anche in termini di rilevante grado di probabilità, salvo che non sia già fornita da altre fonti (come rilevazioni tecniche attendibili, atti d’indirizzo ministeriali, consulenze tecniche di ufficio espletate in altre cause sulla stessa situazione di fatto), richiede necessariamente un giudizio di carattere tecnico-scientifico demandato ad una consulenza tecnica d’ufficio (Cass. n. 6543 del 2017), la quale, nella specie, ha accertato che “non sussiste il requisito formale dei dieci anni” (cfr. ricorso per cassazione, pag. 18);

che il ricorso, pertanto, va dichiarato inammissibile, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, che seguono la soccombenza;

che, in considerazione della declaratoria d’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 18 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2018

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