Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28950 del 12/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 12/11/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 12/11/2018), n.28950

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10072-2017 proposto da:

G.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL CASALE

STROZZI 31, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE BUONANNO,

rappresentata e difesa dall’avvocato LUCIO CESARINI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELL’ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2516/16/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di BARI, SEZIONE DISTACCATA di FOGGIA, depositata il

21/10/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/10/2018 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

GIOVANNI CONTI.

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

La CTR Emilia Romagna, con la sentenza indicata in epigrafe, accogliendo l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ha riformato la pronunzia di primo grado che aveva ritenuto la legittimità dell’avviso di liquidazione relativo ad imposta di registro ed ipotecaria liquidata a carico di G.L. in relazione al mancato deposito della certificazione attestante il possesso dei requisiti per la fruizione del regime agevolato per la piccola proprietà contadina fruito dalla contribuente rispetto all’atto di compravendita di fondo agricolo del (OMISSIS), registrato il (OMISSIS). Secondo la CTR l’esistenza del certificato richiesto in data 1.3.2013, attestante il possesso dei requisiti per fruire dell’agevolazione non poteva giustificare, in relazione al decorso del termine perentorio triennale, il riconoscimento del diritto all’agevolazione e la non debenza dell’imposta ordinaria.

La parte contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso.

Con il primo motivo la parte ricorrente deduce la violazione della L. n. 604 del 1954, artt. 3 e 4.

Il motivo è infondato.

Questa Corte, con orientamento consolidato, ha ormai da tempo ritenuto che “…la L. n. 604 del 1954, art. 3, dispone che per conseguire le agevolazioni tributarie l’acquirente, i permutanti e l’enfiteuta debbono produrre, al momento della registrazione, insieme all’atto, lo stato di famiglia e un certificato dell’ispettorato provinciale agrario competente per territorio, che attesti la sussistenza dei requisiti di cui ai nn. 1, 2 e 3 art. precedente. Il successivo art. 4 prevede che, in luogo del certificato dell’ispettorato agrario richiesto dall’art. 3, può essere prodotta un’attestazione provvisoria dell’ispettorato medesimo dalla quale risulti che sono in corso gli accertamenti per il rilascio. In tal caso le agevolazioni tributarie sono concesse al momento della registrazione, ma entro tre anni da tale formalità l’interessato deve presentare all’ufficio del registro il certificato definitivo, attestante che i requisiti richiesti sussistevano fin dal momento della stipula dell’atto; in difetto sono dovute le normali imposte, salvo quanto stabilito dall’articolo seguente. E’ previsto poi che l’azione dell’Amministrazione finanziaria per il recupero delle imposte ordinarie si prescrive col decorso di tre anni dalla scadenza del termine stabilito dal comma precedente. L’art. 5 dispone, infine, che quando sia stata resa nell’atto esplicita dichiarazione di voler conseguire le agevolazioni tributarie e non sia stato prodotto nè il certificato provvisorio previsto dall’art. 4, comma 1, nè quello definitivo previsto dall’art. 3, sono dovute le normali imposte di registro ed ipotecarie, ma non è precluso il diritto al rimborso se nel termine triennale di prescrizione gli acquirenti, permutanti o enfiteuti presentino apposita domanda all’ufficio del registro competente per territorio, corredata dal certificato dell’ispettorato provinciale agrario di cui all’art. 4, comma 2. L’espressa previsione nell’art. 4, comma 2, secondo cui “in difetto” di tempestiva presentazione di detto certificato “sono dovute le normali imposte”; il correlato disposto dell’art. 4, comma 3, secondo cui “l’azione dell’Amministrazione finanziaria per il recupero” di tali “imposte ordinarie si prescrive col decorso di tre anni dalla scadenza del termine stabilito dal comma precedente”, ovverosia “dalla scadenza” del termine concesso al contribuente per la presentazione del “certificato definitivo” recante l’attestazione del possesso dei requisiti di cui all’art. 2; nonchè il disposto dell’art. 5 che espressamente prevede il diritto di rimborso per il contribuente che non abbia presentato alcun certificato, impongono di ribadire la natura decadenziale del termine suddetto tanto nel caso in cui l’acquirente, all’atto dell’acquisto, sia già in possesso della certificazione definitiva, quanto nel caso in cui tale certificazione sia conseguita successivamente (cfr. Cass. n. 25438 del 17/12/2015; Cass. n. 5349 del 04/03/2013). Ne deriva che la effettiva sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge in capo all’acquirente non osta al recupero delle normali imposte da parte dell’Agenzia delle entrate qualora il contribuente non abbia prodotto il certificato nei termini decadenziali previsti….” – cfr., ex plurimis, Cass. n. 21843 del 2016 – nemmeno giustificando la non imputabilità del ritardo – cfr. Cass. n. 20318/2017.

Ne consegue la piena correttezza della pronunzia impugnata che, con motivazione conforme a diritto, ha ritenuto di escludere al titolo definitivo richiesto in data 1.3.2013 (a fronte dell’atto negoziale registrato il (OMISSIS)) – prodotto in giudizio dalla contribuente – l’effetto sanante ai fini del riconoscimento dell’agevolazione fiscale in esame, valorizzando la natura decadenziale del termine di tre anni dal compimento dell’atto.

Anche il secondo motivo di ricorso, con il quale si prospetta la violazione del D.L. n. 194 del 2010, art. 2 comma 4 bis, conv. nella L. n. 25 del 2010, è infondato.

Come già ritenuto da questa Corte, la normativa di cui del D.L. n. 194 del 2009, art. 2, comma 4 bis, convertito nella L. n. 25 del 2010, che non prevede più l’obbligo, per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, di presentazione della documentazione attestante i requisiti inerenti l’attività di coltivazione manuale del fondo e l’idoneità del terreno oggetto di compravendita alla formazione e all’arrotondamento della piccola proprietà contadina, non è applicabile alla fattispecie oggetto del presente giudizio, in quanto entrata in vigore successivamente ai fatti di causa – cfr. Cass. n. 20318 del 2017.

Si è, in particolare, precisato, proprio in ordine agli effetti della normativa invocata dal ricorrente, che “…Nè pertinente appare, infine, il richiamo, contenuto nella impugnata sentenza, al D.L. n. 194 del 2009, art. 2, comma 4-bis, (convertito con L. n. 25 del 2010) che dispone l’applicazione in misura agevolata delle imposte di registro, ipotecaria e catastale per gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni agricoli e loro pertinenze a favore di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Com’è noto, le agevolazioni per la piccola proprietà contadina erano originariamente contenute nella L. n. 604 del 1954 e le relative disposizioni sono state, nel corso degli anni, più volte prorogate ed hanno trovato applicazione fino al 31 dicembre 2009 (da ultimo, per effetto della proroga dettata dalla L. n. 203 del 2008, art. 2, comma 8). La riportata disposizione, che trova applicazione per gli atti stipulati tra il 28 febbraio 2010 (data di entrata in vigore della Legge di conversione n. 25 del 2010) e il 31 dicembre 2010, definisce in maniera puntuale e, per alcuni aspetti, innovativa rispetto alla disciplina dettata dalla L. n. 604 del 1954, i presupposti soggettivi ed oggettivi necessari per l’accesso al regime agevolato della piccola proprietà contadina. Dal mutato quadro normativo, sussistendo sostanziali divergenze tra il sistema definito dal D. n. 194 del 2009 e quello originariamente dettato dalla L. n. 604 del 1954, si desume che la disposizione agevolativa introdotta con il D.L. n. 194 del 2009, art. 2, comma 4-bis, non costituisce una proroga del regime previsto dalla L. n. 604 del 1954, ma una autonoma disciplina che, come detto, trova applicazione solo per gli atti stipulati tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2010, e non riguarda affatto il rapporto oggetto di causa, nè può offrire utili elementi di interpretazione della precedente disciplina, specialmente per quanto concerne le cause di decadenza, che risultano espressamente individuate dalla nuova norma….” – cfr. Cass. n. 23031 del 2016.

A tali principi occorre dare quindi continuità, a nulla rilevando la modifica apportata dalla L. n. 25 del 2010, art. 1 comma 41, che ha soppresso le parole “fino al 31.12.2010”, non venendo comunque meno il carattere innovativo della disciplina sopravvenuta e, conseguentemente, la sua irrilevanza nel caso di specie. Infatti, questa Corte ha ritenuto che “…In ordine all’efficacia delle norme sopravvenute che hanno previsto il venir meno dell’obbligo del deposito del certificato dell’Ispettorato attestante la sussistenza dei presupposti per l’agevolazione, si osserva che la L. 26 febbraio 2010, n. 25, di conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, ha previsto l’inserimento del D.L. n. 194 del 2009, art. 2, comma 4 bis, secondo cui “al fine di assicurare le agevolazioni per la piccola proprietà contadina, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2010, gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni e relative pertinenze, qualificati agricoli in base a strumenti urbanistici vigenti, posti in essere a favore di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, nonchè le operazioni fondiarie operate attraverso l’Istituto per il mercato agricolo alimentare, sono soggetti alle imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa e all’imposta catastale nella misura dell’1%”. La L. 13 dicembre 2010, n. 220, art. 1, comma 41, ha poi previsto che “al D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, art. 2,comma 4 bis, primo periodo, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 febbraio 2010, n. 25, concernente le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina, le parole: “e fino al 31 dicembre 2010″ sono soppresse”. L’interpretazione letterale della norma induce, dunque, ad escludere che l’obbligo del deposito del certificato dell’ispettorato sia venuto meno anche per gli atti stipulati prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 194 del 2009.” – cfr. Cass. n. 21842 del 2016 -.

Sulla base di tali considerazioni, il ricorso va rigettato.

Ricorrono giusti motivi per compensare le spese del giudizio tenuto anche conto dell’esistenza in materia di contrasti giurisprudenziali ormai appianati presso questa Corte, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Compensa le spese del giudizio, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater.

Così deciso in Roma, il 11 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2018

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