Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28934 del 27/12/2011

Cassazione civile sez. II, 27/12/2011, (ud. 02/12/2011, dep. 27/12/2011), n.28934

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FELICETTI Francesco – Presidente –

Dott. NUZZO Laurenza – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.F., B.C., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA CLITUNNO 51, presso lo studio dell’avvocato ONGARO FRANCO, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato TONETTO GIANCARLO;

– ricorrenti –

contro

F.F., M.L., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA SESTO RUFO 23, presso lo studio dell’avvocato MOSCARINI

LUCIO VALERIO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

LAVAZZA SERANTO STEFANO;

– controricorrenti –

e contro

FA.MA., elettivamente domiciliato in ROMA, V. N. COVIELLO

47, presso lo studio dell’avvocato RAUSO ROSA, rappresentata e difesa

dall’avvocato MEGALI INNOCENZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1689/2006 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 26/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/12/2011 dal Consigliere dott. IPPOLISTO PARZIALE;

uditi l’avv. Franco Ongaro per i ricorrenti, l’avv. Federico Bonoli

per delega avv. Innocenzo Megali per Fa.Ma. e l’avv. Lucio

Valerio Moscarini per Fa.Fa. e M.L., che

si riportano agli atti e insistono sulle richieste avanzate;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che conclude per l’inammissibiltà del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – Occorre rilevare in primo luogo che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

2. -I ricorrenti P. – B. impugnano la sentenza n. 1689 del 2006, depositata il 26 ottobre 2006, della Corte d’appello di Venezia che ha riformato integralmente la sentenza del tribunale della stessa città (che aveva annullato due contratti preliminari di compravendita di immobili residenziali del 24 giugno 1997 per errore essenziale incolpevole dei promittenti acquirenti), disponendo la risoluzione del preliminare in questione per inadempimento dei promissari acquirenti con diritto dei promiss ari venditori di trattenere la caparra versata.

3. – I ricorrenti articolano due motivi di ricorso, deducendo col primo art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, violazione di norme di diritto ed omessa, contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: dell’annullamento dei contratti per errore e col secondo ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, falsa applicazione di norma di diritto ed omessa, contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: della risoluzione contrattuale e del recesso.

4. Resiste con controricorso la parte intimata, che ne deduce l’inammissibilità in relazione all’art. 366 bis c.p.c., ratione temporis applicabile.

5. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

6. – Il ricorso va dichiarato inammissibile, perchè, quanto alla formulazione dei quesiti, non risponde alle prescrizioni contenute nell’art. 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis (tenuto conto delle sopra indicate date di pronunzia e pubblicazione della sentenza impugnata) per effetto delle disposizioni regolanti il processo di cassazione introdotte dal D.Lgs. n. 40 del 2006. In particolare, l’art. 366 bis c.p.c. (inserito dall’art. 6 del citato decreto legislativo) prevede che nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3, 4 l’illustrazione di ciascun motivo “si deve concludere a pena di inammissibilità con la formulazione di un quesito di diritto” e nel caso di cui al 5 con la “chiara indicazione del fatto controverso”.

6.1 – In linea generale deve evidenziarsi che costituisce un dato ormai ampiamente recepito nella giurisprudenza della S.C. che la previsione dell’indispensabilità, a pena di inammissibilità, della individuazione dei quesiti di diritto e dell’enucleazione della chiara indicazione del “fatto controverso” per i vizi di motivazione imposti dal nuovo art. 366 bis cod. proc. civ., secondo una prospettiva volta a riaffermare la cultura del processo di legittimità, risponde all’esigenza di soddisfare l’interesse del ricorrente ad una decisione della controversia diversa da quella cui è pervenuta il provvedimento impugnato, e, nel contempo, con più ampia valenza, di estrapolare, collaborando alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione (costituente l’asse portante della legge delega presupposto dal D.Lgs. n. 40 del 2006), il principio di diritto applicabile alla fattispecie. Pertanto, il quesito di diritto integra il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale, risultando altrimenti inadeguata, e quindi inammissibile, l’investitura stessa del giudice di legittimità (in questi termini v., ex multis, S.U. sent nn. 14385/2007; 22640/2007, 3519/2008, 11535/2008, S.U., n. 26020/2008 e ordinanza, sez. 1, n. 20409/2008).

6.2 – Quanto ai requisiti ed alle caratteristiche del quesito, che deve necessariamente essere presente nel ricorso con riferimento a ciascun motivo (Cass. SU 2007 n. 36), ulteriormente è stato precisato che il quesito deve essere: a) esplicito (SU 2007 n. 7258;

SU 2007 n. 23732; SU 2008 n. 4646) e non implicito; b) specifico, e cioè riferibile alla fattispecie e non generico (SU 2007 n. 36, SU 2008 n. 6420 e 8466); c) conferente, attinente cioè al decisum impugnato e rilevante rispetto all’impugnazione (SU 2007 n. 14235).

In sintesi il principio di diritto deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, formulata in termini tali per cui dalla risposta – negativa od affermativa – che ad esso si dia, discenda in modo univoco l’accoglimento od il rigetto del gravame.

6.3 – Quanto alla formulazione dei motivi nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 5, la censura di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione deve contenere un momento di sintesi (che svolge l’omologa funzione del quesito di diritto per i motivi di cui all’art. 360 cod. proc. civ., nn. 1,2, 3 e 4) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (v. S.U. sent. n. 20603/2007 e, successivamente, le ordinanze della sez. 3 n. 4646/2008 e n. 16558/2008, nonchè le sentenze delle S.U. nn. 25117/2008 e n. 26014/2008). Il relativo requisito deve sostanziarsi in una parte del motivo che si presenti a ciò specificamente e riassuntivamente destinata. Non soddisfa, quindi, tale requisito il motivo nel quale sia possibile individuare un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione, soltanto all’esito della completa lettura della illustrazione e dell’attività di interpretazione svolta dal lettore e non di una specifica indicazione da parte del ricorrente, deputata all’osservanza del requisito del citato art. 366 bis (ord., sez. 3, n. 16002/2007; ord., sez. 3, nn. 4309/2008, 4311/2008 e 8897/2008, cit, nonchè sent. S.U. n. 11652/2008). La appropriata formulazione del motivo richiede, quindi, che l’illustrazione venga corredata da una sintetica esposizione del fatto controverso, degli elementi di prova valutati in modo illogico o illogicamente trascurati, nonchè del percorso logico in base al quale si sarebbe dovuti pervenire, se l’errore non vi fosse stato, ad un accertamento di fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione (v., da ultimo, ord., sez. 3, n. 16567/2008).

6.4 – Il ricorso in esame non risponde agli indicati requisiti. Con i motivi formulati vengono avanzate denunce di violazione di legge e di vizio di motivazione. E’ del tutto omesso il quesito di diritto per i motivi relativi alle violazioni di legge e manca il momento di sintesi per il denunciato vizio di motivazione.

6.5 – La memoria depositata non fornisce elementi di valutazione ulteriori rispetto a quelli già esaminati, che consentano di giungere ad una diversa conclusione. Occorre rilevare, infatti, che la formulazione del quesito di diritto deve essere esplicita, non potendosi essa ricavare dal contesto dal contesto del mezzo di impugnazione (Cass. SU 2007 n. 7258) e che il quesito non può essere proposto per la prima volta con la memoria difensiva (vedi Cass. Sezioni Unite n. 19444 rv 609170).

7. Le spese seguono la soccombenza.

P.T.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la parte ricorrente alle spese di giudizio, liquidate in 2.000,00 Euro per onorari e 200,00 per spese, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 2 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2011

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