Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28931 del 19/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 19/10/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 19/10/2021), n.28931

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15313/2020 proposto da:

A.M., elett.te domiciliato presso l’avvocato ANTONINO FICARRA,

che lo rappres. e difende, con procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– intimato –

avverso la sentenza n. 722/2019 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 18/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Caltanissetta respinse (l’opposizione proposta da A.M., cittadino del Pakistan, avverso il provvedimento della Commissione territoriale di diniego delle domande di protezione internazionale, sussidiaria ed umanitaria.

Avverso tale ordinanza, lo straniero ha proposto appello che è stato respinto con sentenza della Corte territoriale emessa il 18.11.19, osservando che: le dichiarazioni del ricorrente erano inattendibili perché generiche, contraddittorie e non provate, emergendo da esse, peraltro, la non configurabilità di fattispecie legittimanti il riconoscimento dello status di rifugiato; non sussistevano i presupposti della protezione sussidiaria, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), poiché dalle fonti esaminate, datate 2017 e 2018, non si desumeva che nella regione di provenienza del ricorrente in Pakistan vi fosse una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato; era da escludere anche la protezione umanitaria in mancanza di un significativo radicamento dell’istante in Italia. A.M. ricorre in cassazione con sei motivi. Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

che:

Il primo motivo denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 24 Cost., del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 10, commi 4 e 5, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, della Convenzione dei diritti dell’Uomo, art. 6, comma 3, lett. a), del Patto internazionale dei diritti civili e politivi, art. 14, comma 3, lett. a), art. 132, c.p.c., lamentando la lesione del diritto di difesa, in quanto il provvedimento della Commissione territoriale non era stato tradotto nella lingua conosciuta dal ricorrente.

Il secondo motivo denunzia motivazione perplessa ed incomprensibile.

Il terzo motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1364,1365,1369,2697 ss. c.c., artt. 115 e 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 111 Cost., del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, con riferimento agli artt. 6 e 13 della Convenzione EDU, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, art. 47, della Dir. Europea n. 32 del 2013, art. 46, avendo la Corte d’appello utilizzato fonti non aggiornate, omettendo di motivare sull’inattendibilità delle dichiarazioni del ricorrente e di verificare la situazione socio-politica del paese di provenienza dell’istante.

Il quarto motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1364,1365,1369,2697 ss. c.c., artt. 115 e 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 111 Cost., del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, con riferimento agli artt. 6 e 13 della Convenzione EDU, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, art. 47, della Dir. Europea n. 32 del 2013, art. 46, avendo la Corte d’appello ritenuto non credibile il ricorrente esclusivamente sulla base delle sue dichiarazioni, senza verificare le condizioni di persecuzione sulla base di informazioni esterne ed oggettive attinte nel paese di provenienza.

Il quinto motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1364,1365,1369,2697 ss. c.c., artt. 115 e 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., n. 4, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 19, comma 1, della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, art. 3, art. 111 Cost., per aver la Corte territoriale escluso la protezione umanitaria, omettendo di considerare l’integrazione sociale raggiunta dal ricorrente in Italia partecipando al corso di lingua ed attraverso l’attività lavorativa a tempo indeterminato.

Il primo motivo è inammissibile, perché la doglianza prospettata riguardo alla mancata traduzione del provvedimento emesso dalla Commissione territoriale è nuova e non trova riscontro negli atti, non risultando proposta innanzi al Tribunale.

Il secondo motivo, nella sua assoluta stringatezza, è inammissibile, in quanto del tutto generico, trattandosi di motivazione chiara ed esaustiva.

Il terzo e quarto motivo, esaminabili congiuntamente perché tra loro connessi, sono inammissibili, poiché diretti al riesame dei fatti. Invero, la Corte territoriale ha posto a fondamento della decisione fonti EASO aggiornate al 2018, mentre il motivo tende a ribaltare l’interpretazione dei giudici di merito inerente alla inattendibilità delle dichiarazioni del ricorrente.

Il quinto motivo è inammissibile in quanto diretto a ribaltare l’interpretazione del Tribunale sull’integrazione sociale del ricorrente circa il riconoscimento della protezione umanitaria; al riguardo, va altresì rilevato che il ricorrente non ha allegato di aver introdotto la questione del rapporto di lavoro indeterminato nel giudizio di primo grado, né ciò emerge dalla motivazione del provvedimento impugnato.

Considerato che il Ministero non ha depositato il controricorso, nulla va provveduto sulle spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2021

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