Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2892 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 18/01/2022, dep. 31/01/2022), n.2892

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11630-2021 proposto da:

Y.Z., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la cancelleria

della Corte di cassazione e rappresentata e difesa dall’Avvocato

Livio Neri, per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Interno, in persona del Ministro in carica;

– costituito –

avverso il decreto del Tribunale ordinario di Milano, Sezione

specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale

e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, n.

1998/2021 depositato il 09/03/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA

SCALIA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. Y.Z. ricorre con due motivi, per la cassazione del decreto in epigrafe indicato con cui il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, ne ha rigettato il ricorso in opposizione al provvedimento della competente Commissione territoriale di diniego delle protezioni internazionali e del diritto a quella umanitaria, nella ritenuta insussistenza dei presupposti di legge.

2. Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente al solo fine di partecipare all’eventuale discussione della causa ex art. 371 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con gli articolati motivi la ricorrente denuncia violazioni di legge sostanziale, quanto alle dedotte situazioni di persecuzione, e tanto in ragione della situazione politica esistente nel suo Paese di provenienza e di inadeguatezza del sistema ordinamentale a far fronte alle richieste di protezione dei propri cittadini, nonché omesse valutazioni di fatti decisivi ai fini del riconoscimento delle protezioni richieste, nel pure dedotto non corretto inquadramento della fattispecie ai fini dell’attribuzione della protezione umanitaria.

2. Il ricorso è inammissibile per difetto di valida procura speciale alle liti per il giudizio di legittimità che non contiene l’espressa certificazione della data del suo rilascio.

3. Le Sezioni Unite con la sentenza del 1 giugno, n. 15177 hanno affermato tra l’altro che: “Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato” e che “a tal fine il difensore verifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso” nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. Ne consegue che tale procura speciale deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione, che l’autenticità della firma del conferente (…)”.

4. La Corte costituzionale con la sentenza del 20 gennaio 2022, n. 13 ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, sollevate, in riferimento agli artt. 3,10,24,111 Cost., e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione alla Dir. del Parlamento Europeo e del Consiglio, 26 giugno 2013, n. 2013/32/UE, art. 28 e art. 46, paragrafo 11, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE), artt. 46,18 e art. 19, paragrafo 2, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, nonché agli artt. 6, 13 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con L. 4 agosto 1955, n. 848, dalla ordinanza della sezione terza civile della Corte di cassazione, del 23 giugno 2021, n. 17970.

5. Il Giudice delle leggi ha ritenuto l’onere di certificazione della data di conferimento della procura speciale, previsto dalla norma a carico del difensore, quale applicazione della regola più generale della posteriorità della procura speciale per ricorrere in cassazione, con previsione volta a presidiare di quella regola, più efficacemente, il rispetto, nella discrezionalità riconosciuta al legislatore, ritenuto il precedente delle Sezioni Unite quel diritto vivente, “fissato in un principio di diritto che crea, per le sezioni semplici, il (…) vincolo di cui all’art. 374 c.p.c., comma 3”, che all’esito del condotto scrutinio di legittimità costituzionale ha confermato nella sua più rigorosa lettura.

6. Ciò posto, si apprende dagli atti, cui la Corte ha tranquillo accesso nella natura del vizio rilevato, che l’avvocato Livio Neri ha ricevuto procura telematica dalla ricorrente secondo le modalità di cui al D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 20-ter, aggiunto dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, art. 1, comma 1, in sede di conversione, che è stato successivamente abrogato dal D.L. 31 maggio 2021, n. 77, art. 66-bis, comma 12, convertito con modificazioni dalla L. 29 luglio 2021, n. 108.

Il comma 20-ter, stabiliva che: “fino alla cessazione delle misure di distanziamento previste dalla legislazione emergenziale in materia di prevenzione del contagio da COVID-19, nei procedimenti civili la sottoscrizione della procura alle liti può essere apposta dalla parte anche su un documento analogico trasmesso al difensore, anche in copia informatica per immagine, unitamente a copia di un documento di identità in corso di validità, anche a mezzo di strumenti di comunicazione elettronica. In tal caso, l’avvocato certifica l’autografia mediante la sola apposizione della propria firma digitale sulla copia informatica della procura. La procura si considera apposta in calce, ai sensi dell’art. 83 c.p.c., se è congiunta all’atto cui si riferisce mediante gli strumenti informatici individuati con decreto del Ministero della giustizia.”

L’avvocato Livio Neri, che ha depositato sul punto memoria illustrativa, deduce di aver autenticato la firma della ricorrente, la quale aveva provveduto a trasmettergli a mezzo posta elettronica insieme alla procura per proporre ricorso per cassazione anche il documento d’identità, in corso di validità, il tutto secondo le modalità previste, appunto, dal D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 20-ter, conv. in L. n. 27 del 2020, per la cd. procura telematica.

Nella specialità della norma di previsione, assume il legale, non troverebbe applicazione il principio di diritto affermato da Cass. SU n. 15177 del 01/06/2021 quanto alla interpretazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, sulla necessità della certificazione da parte del legale, oltre all’autenticazione della firma del cliente, anche della data in cui questa è stata apposta.

La norma sulla cd. procura telematica varrebbe così a definire un diritto speciale che, volto al contenimento del rischio pandemico da “Covid 19”, derogherebbe alla disciplina destinata altrimenti a valere quanto alla procura necessaria per proporre il ricorso in Cassazione nei procedimenti in materia di protezione internazionale.

Segnatamente, la disciplina sul rischio da pandemia di natura derogatoria terrebbe conto dell’impossibilità fisica per il difensore, che non incontra di persona il proprio assistito e non è presente al momento dell’apposizione della firma, di autenticare la sottoscrizione e tanto per una ratio, quella di limitare la circolazione delle persone e quindi i contatti fisici interpersonali, destinata ad estendersi anche all’autenticazione della data della sottoscrizione che viene, come tale, impedita.

Sulla indicata premessa il ricorrente invoca, anche rispetto all’incombente dell’autenticazione della data in cui è stata apposta la procura, come richiesta ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, l’applicazione dello strumento individuato dal legislatore come sostitutivo dell’autenticazione ovverosia l’apposizione della cd. firma digitale sul file telematico contenente la procura.

L’avvocato, non presente al momento della compilazione della procura non può autenticare né la firma né la data in cui la stessa è stata apposta e si limita, pertanto, ad apporre la propria firma digitale che deve ritenersi sufficiente (unitamente alla data comunque indicata nel testo della procura) a soddisfare il requisito di cui all’art. 35-bis cit..

Il rilievo difensivo è privo di fondamento.

Le modalità integrative della cd. procura telematica, nella previsione del legislatore facoltative nella loro osservanza, non valgono a derogare, nei giudizi per il riconoscimento della protezione internazionale, all’onere che fa carico al difensore di certificare la data di rilascio della procura speciale a ricorrere per Cassazione, del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, come ritenuto dalla interpretazione data dalle Sezioni Unite di questa Corte (SU n. 15177 del 2021 cit.) confermata nella sua tenuta costituzionale dalla sentenza n. 13 del 2022 cit.

La certificazione della data della procura speciale a ricorrere per cassazione, il cui rilascio, del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, deve intervenire successivamente alla pronuncia del provvedimento impugnato (La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesimà, è requisito autonomo e distinto dalla autenticazione della firma, nell’assolta diversa finalità dei due incombenti.

Il diritto originato dall’emergenza “Covid 19”, da applicarsi quanto alla certificazione di autenticità della sottoscrizione apposta sulla procura alle liti, nella sua specialità, sostenuta dall’esigenza di contenere spostamenti e contatti interpersonali, moltiplicativi del rischio pandemico, non trova applicazione rispetto al distinto onere del difensore di certificare la data di apposizione della procura a ricorrere in cassazione, nei giudizi in materia di protezione internazionale.

L’indicato incombente non può dirsi soddisfatto dalla mera appostazione della firma digitale da parte del legale in calce all’attestazione che da atto della trasmissione per e-mail di procura e documento di identità del conferente procura alle liti (D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 20-ter).

La diversa finalità assolta dai due oneri, quello dell’autenticazione della firma del cliente e quello della certificazione della data in cui la procura è stata conferita, fa sì che la disciplina emergenziale prevista per il primo adempimento, secondo la ratio che lo sostiene, non possa estendersi al secondo.

Con la firma digitale il difensore attesta che la sottoscrizione è stata apposta su documento analogico a lui trasmesso a mezzo di posta elettronica ordinaria, unitamente a copia analogica del documento d’identità in corso di validità del firmatario, il tutto per una sequenza individuata dalla legge come sostitutiva dell’autenticazione della firma “in presenza”, ai sensi del D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 20-ter.

Siffatto adempimento, curato nelle modalità per legge fissate in ragione dell’emergenza sanitaria, non vale nella sua osservanza a supplire al distinto onere di certificazione della data di rilascio della procura.

Vero è infatti che l’attestazione della posteriorità della data in cui è stata rilasciata la procura speciale per ricorrere in cassazione non deve essere coeva al rilascio della procura nel rilievo che, anche là dove successiva, la certificazione valga comunque ad attestare che la firma è intervenuta dopo la comunicazione del decreto impugnato.

Non è fondata quindi l’evidenza valorizzata dal difensore della ricorrente secondo cui l’avvocato, non presente fisicamente al momento della compilazione della procura, non può autenticare né la firma né la data in cui la stessa è stata apposta e si limita pertanto, per la normativa di emergenza, ad apporre la propria firma digitale che deve essere ritenuta sufficiente (unitamente alla data indicata nel testo della procura) a soddisfare il requisito di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, sesto periodo.

L’avvocato nella ipotesi di “procura telematica”, pur non presente fisicamente all’atto della firma, nel momento in cui riceve a mezzo della posta elettronica la procura sottoscritta dovrà certificarne la data, senza che le ragioni che sostengono l’autenticazione “a distanza” della sottoscrizione del conferente, per apposizione di una mera firma digitale da parte del legale, possano valere per l’ulteriore e distinto adempimento che ben può intervenire anche separatamente all’autentica.

Inoltre, la possibilità di certificare, su cui non interferisce il rischio del contenimento pandemico per limitazione delle relazioni fisiche tra avvocato e cliente, esclude la rilevanza di adempimenti equipollenti quale il rapporto di verifica del file firmato digitalmente dal legale da cui verificare la data di apposizione della firma digitale.

Il Collegio ritiene quindi di enunciare il seguente principio di diritto:

“Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato” e che “a tal fine il difensore certifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., la certificazione della data di rilascio della procura stessa, posteriore rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, ed estende la sanzione di inammissibilità al caso del mancato assolvimento dell’onere da parte del difensore. La conseguente necessità che tale procura speciale contenga in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e che il difensore certifichi, anche solo con un’unica sottoscrizione, la data della procura successiva alla comunicazione, e non solo l’autenticità della firma del conferente, non trova deroga in caso di c.d. “procura telematica”, conferita secondo le modalità di cui al D.L. n. 18 del 2020, art. 83, comma 20-ter, aggiunto dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, art. 1, comma 1, in sede di conversione, e successivamente abrogato dalla D.L. 31 maggio 2021, n. 77, art. 66-bis, comma 12, convertito con modificazioni dalla L. 29 luglio 2021, n. 108. In tal caso il difensore non è esonerato dalla certificazione della data di ricevimento a mezzo di strumenti di comunicazione elettronica del documento analogico trasmessogli in copia informatica per immagine, unitamente a copia di un documento di identità in corso di validità”.

7. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile per difetto di valida procura a ricorrere in cassazione.

Nulla sulle spese nella irritualità della costituzione dell’Amministrazione.

Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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