Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28912 del 12/11/2018

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2018, (ud. 15/05/2018, dep. 12/11/2018), n.28912

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 29709-2015 proposto da:

D.M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TUPINI 113,

presso lo studio dell’avvocato NICOLA CORBO, che la rappresenta e

difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

INTESA SAN PAOLO S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI 47, presso

lo studio dell’avvocato ANGELO PANDOLFO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato MARIALUCREZIA TURCO, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3030/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 11/06/2015 R.G.N. 9627/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/05/2018 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ Stefano che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato NICOLA CORBO;

udito l’Avvocato SILVIA LUCANTONI per delega verbale Avvocato ANGELO

PANDOLFO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.M.R., ex dipendente del Banco di Napoli s.p.a. che aveva optato per l’esodo anticipato dal servizio dietro obbligo della società bancaria di attivazione della procedura di accesso alle prestazioni del Fondo costituito con D.M. 28 aprile 2000, n. 158, adì il giudice del lavoro del Tribunale di Napoli lamentando che il Banco aveva erroneamente calcolato la retribuzione cui commisurare la contribuzione da versare, avendovi incluso unicamente le voci fisse, in violazione dei criteri stabiliti dal D.M. n. 158 del 2000, art. 10, punto 7 e dal D.Lgs. n. 184 del 1997, art. 7. Conseguentemente la D.M. chiese l’accertamento del diritto al calcolo della contribuzione in base alla retribuzione annua, con condanna del Banco di Napoli al versamento della differenza tra quanto versato e quanto dovuto in base alla predetta normativa.

Rigettata la domanda ed impugnata la relativa decisione da parte di D.M.R., la Corte d’appello di Napoli (sentenza dell’11.6.2015) ha rigettato il gravame dopo aver rilevato che i contributi versati erano di tipo figurativo e non volontario, per cui la retribuzione di cui al D.M. n. 158 del 2000, art. 10, comma 7, sulla quale doveva essere calcolata la contribuzione, vale a dire quella di 1/360 della retribuzione annua per ogni giornata, quale fissata dalla contrattazione collettiva vigente al momento della cessazione del rapporto, era solo quella comprensiva delle voci fisse, con esclusione delle variazioni occasionali, sia positive che negative.

Per la cassazione della sentenza propone ricorso D.M.R. con tre motivi, cui resiste la società Intesa San Paolo con controricorso.

Le parti depositano memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo la ricorrente denunzia i seguenti vizi: violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1993, art. 2, comma 28, del D.M. n. 158 del 2000, artt. 1 e segg. del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 184 e di ogni altra norma e principio in materia di contribuzione obbligatoria, volontaria e figurativa, oltre che degli artt. 2697 c.c. e segg., art. 210 c.p.c. e segg. e di ogni altra norma e principio in materia di onere della prova; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).

Rileva la ricorrente che nella modulistica che aveva preceduto ed accompagnato la risoluzione del rapporto vi era stato un costante riferimento al versamento di una “contribuzione volontaria”, così come nell’accordo di risoluzione del rapporto era stata richiamata la contribuzione volontaria a carico dell’Inps fino al raggiungimento dei requisiti minimi per l’attribuzione della pensione di vecchiaia. Quindi, l’errore in cui era incorsa la Corte d’appello era stato quello di non aver preso atto del fatto che la volontà delle parti, consacrata nel verbale di conciliazione, era stata quella di proseguire la contribuzione volontaria e di determinare la retribuzione di riferimento sulla base di tutte le voci retributive previste dal CCL di settore. In ogni caso l’istituto bancario aveva disatteso l’impegno assunto in sede di conciliazione: infatti, il modulo di accesso all’assegno straordinario era stato sottoscritto sul presupposto che la retribuzione media settimanale, sulla quale eseguire il calcolo della contribuzione, fosse parametrata alla retribuzione ultima percepita di Euro 900,00.

2. Col secondo motivo vengono dedotti i seguenti vizi: violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1993, art. 2, comma 28, del D.M. n. 158 del 2000, artt. 1 e segg. e del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 184 e di ogni altra norma e principio in materia di contribuzione obbligatoria, volontaria e figurativa; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5). Sostiene la ricorrente che la Corte territoriale non era stata in grado di spiegare per quale ragione la retribuzione da considerare avrebbe dovuto essere quella “base”, anzichè l’ultima mensilità percepita, come previsto dal D.M. n. 158 del 2000, art. 10, comma 7; pertanto, la contribuzione avrebbe dovuto essere determinata senza esclusione di alcuna delle voci retributive dell’ultimo anno, come del resto fatto proprio dall’istituto di credito in sede di compilazione del quadro “D” del modulo della domanda di accesso al Fondo.

3. Col terzo motivo vengono dedotti i seguenti vizi: violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1993, art. 2, comma 28, del D.M. n. 158 del 2000, artt. 1 e segg. e del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 184 e di ogni altra norma e principio in materia di contribuzione obbligatoria, volontaria e figurativa; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5). In particolare la ricorrente contesta la qualificazione dei contributi in esame nel senso espresso dalla Corte territoriale, cioè di contributi figurativi di carattere fittizio, assumendo, invece, che nel caso di specie si trattava di contribuzione volontaria, come comprovato dal fatto che essa presupponeva la cessazione del rapporto, di fatto avvenuta il 30 dicembre 2002, per cui dopo tale cessazione la contribuzione non poteva che essere versata volontariamente col previo consenso dell’ente di previdenza.

4. I tre motivi, che possono essere esaminati congiuntamente, essendo tra loro connessi, sono infondati, dovendosi dare continuità agli specifici precedenti di questa Corte del 18 agosto 2016, n. 17162 e n. 10758 del 2018, attraverso i quali si è affermato quanto segue:

4.1. Il quadro normativo di riferimento è costituito dal D.M. 27 novembre 1997, n. 477, contenente il Regolamento recante norme in materia di ammortizzatori per le aree non coperte da cassa integrazione guadagni che, nel delineare i principi e i criteri affinchè quei soggetti esclusi dal sistema degli ammortizzatori sociali possano accedere a “misure per il perseguimento delle politiche attive di sostegno del reddito e dell’occupazione”, rinvia ai contratti collettivi nazionali la definizione dei principi e dei criteri direttivi per la costituzione di appositi fondi finanziati e gestiti con il concorso delle parti sociali;

4.2. Segue, in attuazione della previsione del D.M. n. 477 del 1997, art. 1, comma 1 il D.I. 28 aprile 2000, n. 158, adottato ai sensi della L. 23 agosto 1988, n. 400, art. 17, comma 3, col quale venne approvato il Regolamento relativo all’istituzione del Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale dipendente dalle imprese di credito. L’art. 2 di tale Decreto stabilisce che il Fondo ha lo scopo di attuare interventi nei confronti dei lavoratori delle aziende, ivi comprese quelle facenti parte di gruppi creditizi, e delle associazioni di banche, cui si applicano i contratti collettivi del credito (ex Assicredito o Acri), e i relativi contratti complementari, che nell’ambito e in connessione con processi di ristrutturazione o di situazioni di crisi, ai sensi della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 28, o di riorganizzazione aziendale o di riduzione o trasformazione di attività o di lavoro: a) favoriscano il mutamento e il rinnovamento delle professionalità; b) realizzino politiche attive di sostegno del reddito e dell’occupazione.

4.3. Tra le prestazioni facenti capo al predetto Fondo l’art. 5, comma 1, lett. b) del relativo Regolamento contempla l’erogazione, in via straordinaria, di assegni straordinari per il sostegno al reddito, in forma rateale, ed il versamento della contribuzione correlata di cui alla L. n. 662 del 1996, art. 2, comma 28, riconosciuti ai lavoratori ammessi a fruirne nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo.

I successivi commi 3, 4 e 5 prevedono, rispettivamente, quanto segue:

– Gli assegni straordinari per il sostegno del reddito sono erogati dal Fondo, per un massimo di 60 mesi nell’ambito del periodo di cui al comma 2, su richiesta del datore di lavoro e fino alla maturazione del diritto a pensione di anzianità o vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, a favore dei lavoratori che maturino i predetti requisiti entro un periodo massimo di 60 mesi, o inferiore a 60 mesi, dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

– Ai fini dell’applicazione dei criteri di cui al comma 3, si dovrà tenere conto della complessiva anzianità contributiva rilevabile da apposita certificazione prodotta dai lavoratori.

– Il Fondo versa, altresì, la contribuzione di cui al precedente comma 1, lett. b), dovuta alla competente gestione assicurativa obbligatoria. Il comma 3 del successivo art. 6 sul finanziamento del Fondo stabilisce, inoltre, che per la prestazione straordinaria di cui all’art. 5, comma 1, lett. b), è dovuto, da parte del datore di lavoro, un contributo straordinario, il cui ammontare è determinato in termini percentuali dal comitato amministratore ai sensi dell’art. 4, lett. c), relativo ai soli lavoratori interessati alla corresponsione degli assegni medesimi, in misura corrispondente al fabbisogno di copertura degli assegni straordinari erogabili e della contribuzione correlata.

– L’art. 7, prevede poi, al comma 1, lett. c), che l’accesso alle prestazioni di cui all’art. 5, comma 1, lett. b), è subordinato all’espletamento delle procedure contrattuali preventive e di legge previste per processi che determinano la riduzione dei livelli occupazionali.

– Al successivo comma 2 è disposto che l’accesso alle prestazioni di cui all’art. 5 è altresì subordinato alla condizione che le procedure sindacali di cui al comma 1 si concludano con accordo aziendale, nell’ambito del quale siano stati individuati, per i casi di cui al comma 1, lett. b) e c), una pluralità di strumenti secondo quanto indicato dalle normative vigenti in materia di processi che modificano le condizioni di lavoro del personale, ovvero determinano la riduzione dei livelli occupazionali.

– L’art. 10, sui criteri e le misure delle prestazioni, prevede al comma 9 che nei casi di cui all’art. 5, comma 1, lett. b), il Fondo eroga un assegno straordinario di sostegno al reddito, stabilendo anche le specifiche modalità per la determinazione del relativo valore e al comma 12 dispone che la contribuzione correlata per i periodi di erogazione dell’assegno straordinario per il sostegno al reddito, è calcolata sulla base della retribuzione di cui al comma 7. Tale comma stabilisce che la retribuzione mensile dell’interessato utile per la determinazione dell’assegno ordinario e della paga oraria di cui al comma 1, è quella individuata secondo le disposizioni contrattuali nazionali in vigore, e cioè la retribuzione sulla base dell’ultima mensilità percepita dall’interessato secondo il criterio comune: 1/360 della retribuzione annua per ogni giornata.

– Infine, il comma 13 sancisce che le somme occorrenti alla copertura della contribuzione correlata, nei casi di riduzione dell’orario di lavoro o di sospensione temporanea dell’attività lavorativa, nonchè per i periodi di erogazione dell’assegno straordinario per il sostegno al reddito, sono calcolate sulla base dell’aliquota di finanziamento del Fondo pensioni lavoratori dipendenti tempo per tempo vigente e versate a carico del Fondo per ciascun trimestre entro il trimestre successivo.

– Da ultimo, l’art. 11 dispone al comma 6 che la base retributiva imponibile, considerata ai fini della contribuzione correlata nei casi di cui sopra, è ridotta in misura pari all’importo dei redditi da lavoro dipendente, con corrispondente riduzione dei versamenti figurativi.

5. Tanto premesso, si rileva che il vero tema di indagine è contraddistinto dalla domanda volta a sentir dichiarare il diritto al ricalcolo della contribuzione secondo le norme richiamate ed in base alla retribuzione annua in ossequio ai criteri di cui al D.M. 28 aprile 2000, n. 158, art. 10, punto 7 e al D.Lgs. 30 aprile 1997, art. 7, commi 1 e 5 – con conseguente condanna dell’istituto di credito al versamento della differenza tra quanto versato e quanto dovuto in base alla predetta normativa dalla data dell’esodo a quella di maturazione dell’anzianità contributiva prevista, per cui non può rilevare il richiamo della ricorrente all’inadempimento degli obblighi assunti dall’istituto bancario con la sottoscrizione del verbale di accordo, tanto più che, trattandosi di contribuzione figurativa, quegli accordi non avrebbero potuto mai derogare alle predette disposizioni normative. In realtà, l’obbligo che l’istituto bancario si era assunto era quello di attivare la procedura per consentire alle controparti l’accesso al Fondo di solidarietà e di proseguire la contribuzione fino ai requisiti minimi per accedere al trattamento pensionistico, per cui da quel momento non potevano che operare le regole previste dal D.M. n. 158 del 2000.

6. In ogni caso bene ha fatto la Corte a considerare la natura obbligatoria del versamento contributivo figurativo alla stregua dei parametri normativi di cui al D.M. n. 158 del 2000, art. 10, commi 7 e 12.

Infatti, la contribuzione correlata per i periodi di erogazione dell’assegno straordinario per il sostegno al reddito è calcolata sulla base della retribuzione di cui al D.M. n. 158 del 2000, art. 10, comma 7 che al riguardo stabilisce che la retribuzione mensile dell’interessato utile per la determinazione dell’assegno ordinario e della paga oraria di cui al comma 1, è quella individuata secondo le disposizioni contrattuali nazionali in vigore, e cioè la retribuzione sulla base dell’ultima mensilità percepita dall’interessato secondo il criterio comune:

1/360 della retribuzione annua per ogni giornata. Quindi, il riferimento alla retribuzione dell’ultima mensilità non significa che nel computo dell’importo base per la contribuzione debba intendersi qualsiasi somma o voce percepita, ma vuol semplicemente significare che deve farsi riferimento all’importo della retribuzione quale fissato dalla contrattazione collettiva vigente nel momento della cessazione del rapporto (tenuto conto degli incrementi stipendiali maturati fino all’ultimo mese del rapporto medesimo per variazioni nel livello di inquadramento o degli scatti di anzianità maturati), nonchè al criterio comune di 1/360 della retribuzione annua per ogni giornata, senza che sull’importo così ottenuto possano influire variazioni in eccedenza o in difetto dovute a contingenti modalità di svolgimento della prestazione (in senso conf. v. Cass. 7.07.16 n. 13874).

7. Nè possono nutrirsi dubbi sul carattere obbligatorio e non volontario della contribuzione in esame, nè sul carattere vincolato delle disposizioni relative al sistema di calcolo della medesima contribuzione.

Si suole definire figurativa la contribuzione che fa seguito ad un accredito convenzionale di contributi in relazione a particolari vicende di sospensione o interruzione del rapporto di lavoro (servizio militare, malattia, infortunio, gravidanza e puerperio ai sensi del R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 56; intervento della Cassa integrazione guadagni e disoccupazione ai sensi della L. n. 223 del 1991, art. 7; L. n. 247 del 2007, art. 1, comma 26), con i quali si persegue l’obiettivo di estendere anche al futuro trattamento pensionistico la tutela apprestata dalla misura attuale degli ammortizzatori sociali e delle altre prestazioni di sostegno al reddito.

La dottrina ha segnalato, peraltro, il carattere disorganico delle diverse previsioni legislative che in taluni casi prevedono l’accredito d’ufficio ed altre volte a domanda, nè vi è omogeneità in ordine all’onere di finanziamento, che talvolta è a carico generale dell’erario ed altre volte è posto a carico di una gestione previdenziale.

I contributi volontari, invece, si caratterizzano per la loro funzione di misura volta a consentire l’incremento della posizione contributiva dell’assicurato attraverso la concessione della facoltà di prosecuzione dell’assicurazione obbligatoria a chi cessa da una attività soggetta alla detta assicurazione.

8. Nel caso di specie, la L. 23 dicembre 1996, n. 662 contenente misure di razionalizzazione della finanza pubblica, all’art. 2. (Misure in materia di servizi di pubblica utilità e per il sostegno dell’occupazione e dello sviluppo), comma 28, prevede espressamente che nell’esercizio della potestà regolamentare il Governo si attiene, tra gli altri, al principio e al criterio della costituzione da parte della contrattazione collettiva nazionale di appositi fondi finanziati mediante un contributo sulla retribuzione non inferiore allo 0,50 per cento (lett. a), nonchè alla definizione da parte della contrattazione medesima di specifici trattamenti e dei relativi criteri, entità, modalità concessivi, entro i limiti delle risorse costituite, con determinazione dei trattamenti al lordo dei correlati contributi figurativi (lett. b). Alla successiva lettera d) è contemplata, in caso di ricorso ai trattamenti, la previsione della obbligatorietà della contribuzione con applicazione di una misura addizionale non superiore a tre volte quella della contribuzione stessa.

Tale norma è espressamente richiamata dal D.M. n. 158 del 2000, art. 5 che all’art. 1, punto 2, lett. b) stabilisce che il Fondo provvede, nell’ambito dei processi di cui al precedente articolo 2, comma I, all’erogazione in via straordinaria di assegni straordinari per il sostegno al reddito, in forma rateale, ed al versamento della contribuzione correlata di cui alla L. n. 662 del 1996, art. 2, comma 28, riconosciuti ai lavoratori ammessi a fruirne nel quadro dei processi di agevolazione all’esodo.

Il dato normativo prevede, in altri termini, che al finanziamento del Fondo, a decorrere dall’1/7/2000, data di entrata in vigore del D.M. n. 158 del 2000, si provveda con un contributo ordinario che, per il finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale è dello 0,50% (di cui lo 0,375% a carico del datore di lavoro e lo 0,125% a carico dei lavoratori) calcolato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali di tutti i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato e da un contributo addizionale, in caso di eventuale finanziamento di specifici trattamenti a favore dei lavoratori interessati da riduzioni dell’orario di lavoro o da sospensione temporanea dell’attività lavorativa, a carico del datore di lavoro, che sarà determinato dal Comitato amministratore nella misura non superiore all’1,5%.

E’, poi, previsto un contributo straordinario finalizzato alla prestazione straordinaria in caso di esodo agevolato, da parte del datore di lavoro, il cui ammontare è determinato in termini percentuali dal Comitato amministratore ai sensi dell’art. 4, lett. c) del Regolamento, relativo ai soli lavoratori interessati alla corresponsione degli assegni medesimi, in misura corrispondente al fabbisogno di copertura degli assegni straordinari erogabili e della correlata contribuzione figurativa.

In virtù di quanto stabilito dal D.M. Lavoro 27 novembre 1997, n. 477, art. 2, comma 1 ai contributi di finanziamento di cui trattasi si applicano le disposizioni vigenti in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria, ad eccezione di quelle relative agli sgravi contributivi.

L’obbligo del versamento al Fondo del contributo ordinario dello 0,50% è sospeso, su deliberazione del Comitato amministratore, in relazione al conseguimento di dotazioni finanziarie atte a garantire, a regime, l’erogazione di prestazioni corrispondenti al fabbisogno del settore di riferimento.

9. Quanto, invece, alla contribuzione figurativa, va rimarcato che essa è dovuta a carico del Fondo nei casi di riduzione dell’orario di lavoro o di sospensione temporanea dell’attività lavorativa, nonchè per i periodi di erogazione dell’assegno straordinario per il sostegno al reddito.

In ambedue i casi è calcolata sulla base della retribuzione individuata secondo le disposizioni contrattuali nazionali in vigore, e cioè la retribuzione sulla base dell’ultima mensilità percepita dall’interessato secondo il criterio comune di 1/360 della retribuzione annua per ogni giornata (art. 10, comma 7 del Regolamento) con l’applicazione dell’aliquota pensionistica dovuta al F.P.L.D. nella misura vigente nel momento in cui si colloca l’erogazione degli assegni.

Il Fondo versa le somme occorrenti alla copertura della contribuzione correlata per ciascun trimestre solare entro la scadenza del trimestre successivo.

Per i lavoratori cessati dal rapporto di lavoro, ammessi a fruire dell’assegno straordinario di sostegno al reddito sino alla fine del mese antecedente a quello previsto per la decorrenza della pensione, il versamento della contribuzione figurativa, previsto DALLA L. n. 449 del 1997, art. 59, comma 3, è effettuato per il periodo compreso tra la cessazione del rapporto di lavoro e la maturazione dei requisiti minimi richiesti per il diritto a pensione di anzianità o vecchiaia.

Il versamento della contribuzione correlata deve essere, comunque, effettuato entro il mese antecedente a quello di decorrenza della pensione.

La contribuzione è utile per il conseguimento del diritto alla pensione (art. 10, comma 12 del Regolamento), ivi compresa quella di anzianità, e per la determinazione della sua misura.

10. E’, dunque, evidente che l’obbligo del Fondo di provvedere ad accreditare la contribuzione presso la gestione previdenziale di iscrizione del lavoratore costituisce oggetto di una autonoma obbligazione di diritto pubblico che deriva dalle espresse previsioni sopra richiamate che regolano compiutamente il meccanismo di accreditamento e la finalità della stessa contribuzione che, significativamente, il D.M. n. 158 del 2000 definisce correlata in quanto obbligatoriamente rapportata alla prestazione erogata e, dunque, certamente non volontaria quanto al suo verificarsi.

Ciò, a prescindere dalla necessità di sussumere il tipo di contribuzione in esame all’interno di una specifica categoria teorica, dimostra chiaramente la diversità di ratio tra la fattispecie in esame (connessa alla disciplina degli ammortizzatori sociali) e la disposizione di legge, il D.Lgs. n. 184 del 1997, art. 17 che presuppone – appunto – la valutazione del singolo circa l’utilità della prosecuzione volontaria ed onerosa dell’assicurazione anche quando non vi sono i presupposti della sua obbligatorietà, nonchè l’autorizzazione dell’ente previdenziale.

11. Pertanto, il ricorso va rigettato.

Sussistono le ragioni per disporre la compensazione delle spese in considerazione della complessità delle questioni trattate e del fatto che l’evoluzione giurisprudenziale sopra richiamata si è venuta a delineare in epoca successiva alla presentazione del ricorso.

Sussistono, infine, i presupposti per la condanna della ricorrente al pagamento del contributo unificato come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Spese compensate.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 15 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2018

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