Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2891 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. I, 31/01/2022, (ud. 13/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2891

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8440/2021 proposto da:

J.J., F.N., elettivamente domiciliati in Roma, Via

dei Prati Fiscali n. 321, presso lo studio dell’avvocato Masini

Dario, che li rappresenta e difende, giuste procure in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

Procura della Repubblica presso la Corte di Appello di Salerno;

– intimata –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di SALERNO, depositata il

04/02/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/12/2021 dal Cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto n. 598/2021 depositato in data 4-2-2021 e comunicato nella stessa data la Corte d’appello di Salerno, Sezione specializzata per i minorenni, pronunciando quale giudice di rinvio all’esito dell’ordinanza di questa Corte 1563/2020, ha rigettato il reclamo proposto da J.J. e F.N., cittadini del Marocco, avverso la decisione con cui il Tribunale per i minorenni di Salerno aveva dichiarato non luogo a provvedere in ordine al ricorso dagli stessi proposto al fine di ottenere l’autorizzazione alla permanenza del territorio nazionale nell’interesse delle figlie minori R. e S. (rispettivamente classe (OMISSIS) e (OMISSIS)), ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31 comma 3. La Corte d’appello, dopo aver acquisito copia degli atti (decreto che dispone il giudizio, ordinanza di custodia cautelare e relative fonti di prova) concernenti il procedimento penale, pendente nella fase dibattimentale, a carico degli odierni ricorrenti per il reato contestato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti del tipo hashish e marijuana in relazione a fatti risalenti al periodo da (OMISSIS), ha ritenuto di dover valutare in concreto “il compendio probatorio e la sostanza del carico pendente” ed ha ritenuto le condotte degli odierni ricorrenti talmente significative da determinare la prevalenza dell’esigenza di ordine pubblico e di sicurezza rispetto all’interesse dei figli minori a rimanere in Italia. In particolare la Corte di merito ha affermato che: a) la gravità delle condotte come descritte, sotto lo specifico profilo genitoriale, non consentiva di “dare in alcun modo rilievo alle condizioni lavorative dei reclamanti e alle condizioni di vita delle loro figlie minori”; b) alla luce di tutto quanto emerso e rilevato in un’ottica di bilanciamento, le condotte ascritte ai richiedenti costituivano “un dato insuperabile rispetto a quanto dedotto dai medesimi in ordine all’esigenza di tutela dell’interesse delle figlie a rimanere sul territorio italiano”.

2. Avverso questo decreto J.J. e F.N. propongono ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Salerno, che è rimasto intimato.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I ricorrenti denunciano: i) con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 384 c.p.c., commi 1 e 2, per avere la Corte d’appello disatteso quanto devoluto, nella fase di rinvio, da questa Corte con l’ordinanza n. 1563/2020, ed in particolare per non avere la Corte di merito valutato la situazione concreta ed attuale dei ricorrenti alla stregua anche dei fatti sopravvenuti di rilievo e per non avere ampliato lo spettro valutativo oltre i dati risultanti dal processo penale, prendendo in considerazione l’attività lavorativa di ricorrenti, le relazioni dei servizi sociali acquisite nel fascicolo d’ufficio e l’effettivo pregiudizio che dal rimpatrio sarebbe derivato alle due minori; ii) con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o l’errata applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, anche con riferimento all’art. 27 Cost., art. 6 comma 2 CEDU, art. 48 Carta dei diritti fondamentali dell’UE – Direttiva 2016/343/UE del 9-3-2016- art. 13, per avere la Corte d’appello escluso a priori che i ricorrenti possano essere assolti in primo grado, così sostituendo il proprio giudizio a quello del giudice penale, in violazione del principio costituzionale di presunzione di innocenza, e per non avere la Corte di merito minimamente considerato i fatti sopravvenuti né il pregiudizio per la prole derivante da un rimpatrio, né effettuato un concreto bilanciamento, omettendo ogni indagine sulla pericolosità concreta ed attuale, ma valorizzando esclusivamente il carico pendente.

2. I motivi, da esaminare congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.

2.1. Secondo l’orientamento costante di questa Corte al quale il Collegio intende dare continuità, i limiti dei poteri attribuiti al giudice di rinvio sono diversi a seconda che la pronuncia di annullamento abbia accolto il ricorso per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ovvero per vizi di motivazione in ordine a punti decisivi della controversia, ovvero per entrambe le ragioni: nella prima ipotesi, il giudice deve soltanto uniformarsi, ex art. 384 c.p.c., comma 1, al principio di diritto enunciato dalla sentenza di cassazione, senza possibilità di modificare l’accertamento e la valutazione dei fatti acquisiti al processo, mentre, nella seconda, non solo può valutare liberamente i fatti già accertati, ma anche indagare su altri fatti, ai fini di un apprezzamento complessivo in funzione della statuizione da rendere in sostituzione di quella cassata, ferme le preclusioni e decadenze già verificatesi; nella terza, infine, la sua potestas iudicandi, oltre ad estrinsecarsi nell’applicazione del principio di diritto, può comportare la valutazione ex novo dei fatti già acquisiti, nonché la valutazione di altri fatti, la cui acquisizione, nel rispetto delle preclusioni e decadenze pregresse, sia consentita in base alle direttive impartite dalla decisione di legittimità.

2.2. La Corte d’appello, quale giudice del rinvio, non si è uniformata al principio di diritto enunciato da questa Corte con l’ordinanza n. 1563/2020, né ha effettuato gli accertamenti fattuali alla stessa demandati con la medesima ordinanza, che aveva cassato il precedente decreto sia per vizi di violazione di legge, sia per vizi motivazionali e per omesso esame di fatti decisivi. In particolare, con la citata ordinanza è stato puntualizzato che “la preclusione connessa alla pendenza del procedimento penale, affermata dalla Corte, è giuridicamente erronea, ed inoltre, nell’escludere la ricorrenza dei gravi motivi connessi con lo sviluppo dei figli minori che si trovano nel territorio italiano – a precipua tutela dei quali l’ordinamento offre lo strumento dell’autorizzazione in derogala stessa – si è lasciata in concreto guidare da una interpretazione restrittiva della portata dell’art. 31, comma 3, ed ha trascurato di prendere in considerazione il serio pregiudizio – rappresentato dai ricorrenti in termini di evento traumatico e non di normale disagio – che i minori subirebbero, anche per la loro età, per effetto del rimpatrio improvviso. E’ mancato, conseguentemente, lo svolgimento, in esito all’esame concreto di tutte le componenti del caso, di un giudizio di bilanciamento tra l’interesse statuale alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale e le esigenze dei minori, risultando la valutazione negativa della Corte di merito incentrata pressoché esclusivamente sulla prima”.

2.3. Ciò posto, i giudici d’appello non hanno affatto accertato se le condotte dei ricorrenti, oltre il perimetro dei dati risultanti dal processo penale, costituiscano una minaccia concreta e attuale (cfr. Cass. S.U. n. 15750/2019) per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale, poiché l’indagine è stata esclusivamente focalizzata sui fatti del 2014, oggetto del procedimento penale ancora pendente, sebbene finanche il decreto del Tribunale minorile reclamato fosse dell’aprile 2017. Va aggiunto che, in base a quanto esposto nel decreto impugnato e sottolineato con il secondo mezzo di ricorso, in ordine alle condotte penalmente rilevanti contestate agli odierni ricorrenti neppure era intervenuta, alla data del decreto impugnato, la sentenza di condanna penale di primo grado.

Dunque, la Corte d’appello non ha preso in considerazione “tutte le componenti del caso”, ossia non ha verificato all’attualità il giudizio di pericolosità dei genitori, non ha esaminato la situazione delle figlie minori, a cui non vi è cenno nel decreto impugnato se non per escluderne a priori ogni rilevanza, né ha valutato la sussistenza o meno del rischio per le stesse di peggioramento delle condizioni di vita, incidente sulla loro personalità, derivante dall’allontanamento dei genitori o dallo sradicamento dall’ambiente in cui sono nate e vissute, sicché è nuovamente mancato anche il concreto ed effettivo giudizio di bilanciamento, nei termini precisati da questa Corte e dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 15750/2019.

3. In conclusione, il ricorso deve essere accolto, il decreto impugnato va cassato e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Napoli, Sezione per i minorenni, anche per la decisione sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, Sezione per i Minorenni, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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