Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2890 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. I, 31/01/2022, (ud. 13/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2890

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6019/2021 proposto da:

B.F., elettivamente domiciliato in Roma, Via Lima n. 41,

presso lo studio dell’avvocato Cirri Sepe Quarta Francesco Amerigo,

che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.F., D.P.D., F.M.C.,

P.F.;

– intimati –

avverso il decreto del CORTE DI APPELLO di ROMA, depositato il

04/01/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/12/2021 dal Cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto provvisorio e urgente dell’1-4-2020, il Tribunale per i minorenni di Roma, ai sensi dell’art. 336 c.c., disponeva l’immediato collocamento in una struttura di accoglienza del figlio minore di C.F. e di P.F.R. la cui responsabilità genitoriale era stata sospesa con precedente provvedimento dello stesso Tribunale di data 25-2-2020, prevedendo incontri settimanali protetti e monitorati con i genitori, i quali venivano incaricati di sottoporsi agli interventi terapeutici ritenuti necessari in base alla C.T.U. espletata nel procedimento, attivato su ricorso del pubblico ministero minorile.

2. Con Decreto n. 2 del 2021, depositato in data 4-1-2021 e notificato il 51-21 la Corte d’appello di Roma, Sezione specializzata per i minorenni, per quanto ancora di interesse, ha dichiarato l’inammissibilità per difetto di ius postulandi del reclamo presentato dall’avv. B.F. nell’interesse di P.F.R. e ha condannato l’avv. B.F., in solido con C.F., il cui reclamo, diretto ad ottenere la revoca del citato decreto del Tribunale per i minorenni, era stato rigettato, al pagamento delle spese di lite del grado alle controparti costituite, liquidando quelle in favore della curatela in complessivi Euro 5.338,00 oltre IVA e CPA come per legge, da corrispondersi all’Erario essendo la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, e quelle in favore di D.P.D. e P.F. in complessivi Euro 6.000,00 oltre IVA e CPA come per legge.

La Corte d’appello, per quanto ora di interesse, ha rilevato che in virtù del decreto del Giudice Tutelare del 21-1-2015, con cui era disposta la misura di protezione nei confronti della beneficiaria P.F.R., erano stati attribuiti all’amministratore di sostegno i poteri di rappresentanza esclusiva, anche processuale, di quest’ultima e ha ritenuto invalido il mandato conferito al difensore avv. B.F. da P.F.R., in assenza di sottoscrizione dell’amministratore di sostegno, nonché in assenza della preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare.

3. Avverso questo decreto l’avv. B.F. propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti della curatrice del minore F.C., di D.P.D. e P.F., rispettivamente nonna materna e zia materna del minore, e del padre del minore C.F., rimasti tutti intimati.

4. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis.1 c.p.c.. Il ricorrente ha depositato nota di produzione della comparsa di costituzione della beneficiaria P.F.R. avanti al Tribunale per i minorenni a mezzo del precedente difensore, al quale la procura alle liti era stata rilasciata dalla P., e non dall’amministratore di sostegno.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia: i) con il primo motivo, la violazione dell’art. 82 c.p.c., comma 3, artt. 83 e 94 c.p.c. e degli artt. 1175, 1366, 1337 e 1375 c.c., rilevando che la procura alle liti rilasciata dalla P. non era inesistente e che in ipotesi di invalidità della procura l’attività processuale svolta è da considerarsi provvisoriamente efficace, considerato, peraltro, che la P., non il suo ADS, risultava già rappresentata nel procedimento con altro difensore, a cui aveva rilasciato procura dalla stessa sottoscritta personalmente, sicché l’odierno ricorrente non aveva motivo di ritenere che il rilascio della nuova procura dovesse seguire un diverso iter, riguardando, peraltro, il suddetto procedimento diritti personalissimi della beneficiaria; ii) con il secondo motivo, la violazione degli artt. 91 e 97 c.p.c. e dell’art. 1292 c.c., per avere la Corte d’appello erroneamente condannato l’odierno ricorrente in solido con C.F. alla rifusione delle spese del procedimento in favore delle parti costituite, essendo stato diverso l’esito del giudizio per il C., la cui domanda era stata dichiarata ammissibile e rigettata nel merito, e non potendo ravvisarsi alcun interesse comune tra l’odierno ricorrente e la suddetta parte; iii) con il terzo motivo la violazione dell’art. 336 c.c. e artt. 91 e 739 c.p.c., per non avere la Corte di merito considerato che il reclamo proposto concerneva l’impugnazione di un provvedimento cautelare non definitivo del Tribunale per i minorenni adottato ex artt. 333 c.c. e segg. e quindi si configurava come procedimento avente natura incidentale ed endoprocessuale del procedimento pendente avanti il Tribunale per i minorenni, sicché la decisione sul reclamo era destinata ad essere assorbita dal successivo provvedimento definitivo del suddetto Tribunale, anche in punto regolamento delle spese del giudizio di reclamo, così come statuito con la pronuncia di questa Corte 8432/2020 che richiama, in ipotesi di reclamo avverso l’ordinanza resa dal Presidente del Tribunale ex art. 708 c.c.; iv) con il quarto motivo la violazione del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 5, per avere la Corte d’appello liquidato importi superiori al parametro medio di ciascuno degli scaglioni in astratto applicabili, in relazione a quanto previsto dall’art. 4 – tabella 7 dettata per i procedimenti di volontaria giurisdizione – del citato D.M..

2. Premesso, in via pregiudiziale, che il ricorso scrutinando, proposto ex addii. Cost., è ammissibile, vertendosi in tema di provvedimenti de potestate (Cass. Sez. Un. 32359/2018), i motivi primo e terzo, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono fondati.

2.1. Prioritariamente deve osservarsi che il provvedimento impugnato avanti alla Corte d’appello, anche se reclamabile in virtù della natura dei diritti in gioco, si connota indubitabilmente di carattere urgente e provvisorio, come rimarcato dal ricorrente con il terzo mezzo, e ciò proprio in relazione alla tipologia delle statuizioni adottate dal Tribunale minorile ai sensi degli artt. 330 c.c. e segg..

L’orientamento espresso da questa Corte con la sentenza n. 8432/2020, citata anche dal ricorrente, pur se riguarda la diversa ipotesi di reclamo avverso l’ordinanza emessa dal Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c., comma 3, può essere richiamato anche per individuare la disciplina applicabile nella fattispecie in esame, atteso che assume quale punto di riferimento interpretativo le norme in tema di rito cautelare uniforme che impongono al giudice di pronunciare sulle spese solo laddove la tutela cautelare anticipatoria sia richiesta ante causam (art. 669-octies c.p.c., comma 7) ovvero si faccia luogo a pronuncia di incompetenza o di rigetto della istanza cautelare, sempre in sede di cautela richiesta ante causam (art. 669-septies c.p.c., comma 2). Con la citata sentenza è stato rimarcato che nulla è previsto in ordine ai procedimenti promossi in corso di causa, per i quali deve, quindi, intendersi che il regolamento delle spese debba aver luogo all’esito del giudizio di merito, sicché, qualora il provvedimento cautelare sia emesso in corso di causa, non vi è necessità di una pronuncia immediata sulle spese del relativo procedimento, il quale s’innesta sul giudizio di merito come una fase incidentale e ne condivide normalmente la sorte, essendo il suo esito destinato a rimanere assorbito dalla pronuncia della sentenza definitiva, fatta eccezione per il caso in cui il giudizio principale si estingua (così la citata sentenza 8432/2020). La ratio sottesa all’art. 669-septies c.p.c., comma 2 e art. 669-octies c.p.c., comma 7, deve individuarsi, come sottolineato anche dalla dottrina, nella necessità che il giudice provveda sulle spese contestualmente al rigetto ovvero alla concessione della misura cautelare, in tutti i casi in cui il giudizio di merito potrebbe non avere mai luogo; in questo caso, infatti, in assenza della pronuncia sulle spese, la parte vittoriosa sarebbe costretta a rinunciarvi, ovvero a proporre una ulteriore ed autonoma domanda avente ad oggetto la refusione delle spese del procedimento cautelare.

Ciò posto, anche in ipotesi di provvedimenti resi in Camera di consiglio secondo lo schema procedimentale di cui all’art. 336 c.c., come nella specie, pur con le dovute e rilevanti differenze discendenti anche dalla marcata caratterizzazione “pubblicistica” degli interessi in gioco, la natura provvisoria e urgente di detti provvedimenti, destinati anch’essi a rimanere assorbiti dalla finale decisione di merito, ed il carattere incidentale del procedimento preordinato alla loro adozione, non consentita ante causam, permettono di estendere agli stessi le considerazioni svolte in riferimento ai procedimenti cautelari emessi in corso di causa e ad escludere, quindi, la necessità di una distinta pronuncia sulle spese, anche in sede di reclamo, dovendo la regolamentazione delle stesse trovare spazio nel provvedimento emesso a conclusione del giudizio, il quale dovrà tenere conto, a tal fine, dell’esito complessivo del procedimento e delle modalità di svolgimento delle singole fasi in cui esso si è articolato (così Cass. n. 8432/2020). Va aggiunto, infatti, che la suddetta opzione ermeneutica è anche maggiormente rispettosa del c.d. principio di globalità, alla stregua del quale la soccombenza deve essere valutata, ai fini della condanna alle spese, globalmente, all’esito finale del processo, senza che rilevi il fatto che, nelle fasi precedenti, la parte vittoriosa si sia vista dar torto, come pure sottolineato dalla dottrina.

2.2. Sotto ulteriore e altrettanto dirimente profilo, anche il primo motivo di ricorso è da ritenersi fondato, atteso che la procura alle liti è stata effettivamente rilasciata dalla P., soggetto nel cui nome l’odierno ricorrente ha agito in giudizio, e non è inesistente ma invalida, secondo quanto chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 10706/2006 e recentemente ribadito con la sentenza n. 15177/2021. Dunque l’attività processuale è stata provvisoriamente efficace, potendo, peraltro, ritenersi suscettibile di sanatoria anche in appello il rilevato difetto di rappresentanza (Cass. n. 12658/2018), e la procura alle liti, benché invalida, è stata tuttavia idonea a determinare l’instaurazione di un rapporto processuale con la parte rappresentata, che ha assunto la veste di potenziale destinataria delle situazioni derivanti dal processo.

3. In conclusione, i motivi primo e terzo vanno accolti, restando assorbiti gli altri, il decreto impugnato deve essere cassato nei limiti dei motivi accolti e, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con la revoca della condanna del ricorrente al pagamento delle spese di lite del giudizio di reclamo.

4. La natura e la novità delle questioni trattate giustificano l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie i motivi primo e terzo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa il decreto impugnato nei limiti dei motivi accolti e, decidendo nel merito, revoca la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di lite del giudizio di reclamo. Compensa integralmente le spese di lite del presente giudizio.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente ordinanza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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