Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2890 del 07/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 2890 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: DORONZO ADRIANA

ORDINANZA
sul ricorso 20866-2014 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ’ E RICERCA C.F. 80185250588, in persona del Ministro e legale rappresentante pro
tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta
e difende ope legis;
– ricorrente Contro
CENTOCANTI DUILIO, AVRUSCI MAURIZIO, REI/M/1D
ANTONIA, GIACCAGLIA SILVIA, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIALE DELLE MILIZIE n.9, presso lo studio dell’avvocato
CARLO RIENZI, che li rappresenta e difende;
– controricorrenti

Data pubblicazione: 07/02/2018

contro
COSTANTINI LUCA;

– intimato avverso la sentenza n. 211/2014 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 10/01/2018 dal Presidente Relatore Dott. ADRIANA
DORONZO.

Rilevato che:
il Tribunale ha accolto la domanda proposta dalla odierna parte
intimata, assunta dal Ministero della Istruzione, della Università e della
Ricerca con reiterati contratti a tempo determinato, e ha così
condannato il Miur al pagamento in favore dei ricorrenti delle
differenze retributive derivanti dal riconoscimento della progressione
professionale e della anzianità di servizio maturate, in misura pari alle
retribuzioni spettanti ai lavoratori a tempo indeterminato;
la sentenza è stata confermata dalla Corte di appello di Ancona,
investita dell’appello dal Ministero;
per quanto qui ancora di interesse, la Corte ha ritenuto che la
condanna fosse fondata sul principio di non discriminazione previsto
dalla clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro recepito dalla direttiva
comunitaria;
contro la sentenza il Ministero propone ricorso per cassazione;
la parte lavoratrice resiste con controricorso;
la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., è stata
comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza
in camera di consiglio non partecipata;
il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.
Ric. 2014 n. 20866 sez. ML – ud. 10-01-2018
-2-

ANCONA, depositata il 05/03/2014;

Considerato che:
con il primo motivo di ricorso il MIUR denuncia generiche violazioni
e false applicazioni di leggi;
deduce, in sintesi, – l’inapplicabilità del decreto legislativo n. 368 del
2001 sui contratti a tempo determinato ai rapporti di lavoro nel settore

le peculiarità delle esigenze del settore scolastico, che ai sensi della
clausola n. 5 dell’Accordo quadro giustificano per ragioni obiettive le
deroghe al principio di non discriminazione, e, nel contempo,
escludono il diritto per il periodo pre-ruolo di supplenza a scatti
retributivi;
con il secondo motivo assume che, benché la Corte abbia dichiarato
l’appello inammissibile, in realtà esso rivestiva la forma della sentenza,
resa con motivazione contestuale;
il primo motivo, nella sua intera articolazione, è infondato;
la censura, nella parte in cui insiste sulla legittimità dei contratti a
termine, sulla specialità del sistema di reclutamento scolastico, sulla
esistenza di ragioni oggettive legate alla necessità di assicurare la
continuità didattica, sovrappone e confonde il principio di non
discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul
lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le
organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e
UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di
abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della
disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo;
il motivo è altresì infondato in quanto la sentenza impugnata, nel
riconoscere l’anzianità di servizio ai fini retributivi, si pone in linea con
il principio di diritto recentemente affermato da questa Corte con le
sentenze nn. 22558 e 23868 del 2016, con le quali si è statuito che «nel
Ric. 2014 n. 20866 sez. ML – ud. 10-01-2018
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scolastico, come ribadito dall’art. 9, comma 18, D. L. n. 70 del 2011; –

settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a
tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta
applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al
personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini
della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per

sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che,
prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la
retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento
economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato»;
a dette conclusioni, ribadite da ultimo da Cass. ord. 12/7/2017, n.
17168, la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla
Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4
dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico
degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato
“condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a
quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”,
sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;
il ricorso del MIUR non prospetta argomenti che possano indurre a
disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poiché le
ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi
qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise
dal Collegio;
il secondo motivo è inammissibile perché inconferente (oltre che
scarsamente intellegibile, dal momento che non è esplicitato l’interesse
del ricorrente alla censura de qua), dal momento che il dispositivo della
Corte anconetana è di rigetto e il provvedimento impugnato ha non
solo sostanza ma anche forma di sentenza;
in conclusione, il ricorso va respinto;
Ric. 2014 n. 20866 sez. ML – ud. 10-01-2018
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i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo,

in ragione della complessità della vicenda in esame, solo di recente
composta dall’intervento di questa Corte, si ritiene di compensare le
spese del presente giudizio;
non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni
dello Stato l’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel

atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a
debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano
sul processo (cfr. Cass. n. 1778/2016);
PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 115 del 2002, dà atto
della non sussistenza, nei confronti del ricorrente 13.firleipele, dei
presupposti per il versamento, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a
norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 10 gennaio 2018
Il Presidente estensore
Dott. Adriana Doronzo

FL1 tiG:C6C-L

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