Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28895 del 17/12/2020

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2020, (ud. 12/11/2020, dep. 17/12/2020), n.28895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2052-2019 proposto da:

Q.F., in qualità di socio della società (OMISSIS) SPA

IN LIQUIDAZIONE, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati MAURIZIO BONISTALLI, LUIGI PIERGIUSEPPE

MURCIANO;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SPA, UNICREDIT SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1185/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 28/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/11/2020 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO

TERRUSI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

il tribunale di Pisa, con sentenza del 18-7-2017, ha dichiarato il fallimento di (OMISSIS) s.p.a. in liquidazione all’esito della ritenuta inammissibilità di una proposta concordataria con transazione fiscale; ha ritenuto che l’amministrazione finanziaria avesse legittimamente espresso il suo voto negativo alla proposta di transazione fiscale previdente la soddisfazione non integrale del credito privilegiato e l’inserimento del residuo in apposita classe da soddisfare al 6%, donde l’esito sfavorevole del voto aveva comportato il mancato raggiungimento delle maggioranze di cui alla L. Fall., art. 179;

Q.F., socio della (OMISSIS), ha proposto reclamo L. Fall., ex art. 18, – reclamo che la corte d’appello di Firenze ha rigettato con sentenza del 28-5-2018;

Q. propone adesso ricorso per cassazione in unico motivo;

gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

I. – con unico motivo il ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 182-ter, della L. n. 212 del 2000, e art. 7, nonchè la violazione della L. n. 2248 del 1865, allegato E; assume che le affermazioni dell’impugnata sentenza – secondo le quali l’amministrazione finanziaria può operare, nel voto, alla stregua di qualsiasi creditore, senza essere assoggettata a vincolo normativo con riguardo al merito della scelta effettuata e senza possibilità di sindacato da parte del giudice – si porrebbero in contrasto coi principi affermati da questa Corte in relazione all’impugnabilità del diniego opposto all’istanza di cui alla L. Fall., art. 182-ter, (Cass. n. 22931-11); a dire del ricorrente, il voto espresso dall’amministrazione avrebbe natura provvedimentale, e sarebbe come tale suscettibile di disapplicazione;

II. – il ricorso è manifestamente infondato;

la corte d’appello ha osservato che la pubblica amministrazione, nell’esprimere il proprio voto, è considerata dalla legge fallimentare alla stregua di qualsiasi altro creditore, per cui, al di là di aspetti che rendano il voto invalido, la manifestazione di voto, nel suo aspetto sostanziale, non è sindacabile;

l’affermazione è corretta;

deve puntualizzarsi che la sentenza di questa Corte, citata dal ricorrente, non assume rilevanza nel caso concreto;

in essa è stata affrontata la ben diversa questione della natura obbligatoria o meno della transazione fiscale nell’alveo del trattamento dei crediti tributari in sede concordataria; e al riguardo questa Corte ha evidenziato che l’omologazione del concordato preventivo, contenente la falcidia di crediti tributari, può essere disposta anche se non sia stato preventivamente attivato il procedimento di cui alla L. Fall., art. 182-ter, comma 2, al fine del perfezionamento della transazione fiscale ivi disciplinata, “poichè dalla mera facoltatività di tale istituto discende che l’eventuale voto contrario dell’Amministrazione finanziaria non impedisce l’approvazione della relativa proposta da parte della maggioranza dei creditori” (così specificamente Cass. n. 22931-11);

III. – ciò ottiene, tuttavia, semplicemente questo: che l’esame delle possibilità alternative presuppone che si accerti se il consenso dell’amministrazione finanziaria sia comunque indispensabile per l’omologazione del concordato, o se la falcidia del credito fiscale possa intervenire anche in presenza del voto contrario dell’amministrazione;

a tale quesito si è risposto nel secondo senso, e il principio ben può essere in questa sede confermato visto che, ai sensi della L. Fall., art. 184, il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura, indipendentemente dal loro voto favorevole o contrario, e finanche dalla stessa loro partecipazione al procedimento; cosa che porta a escludere la possibilità di un particolare statuto per il credito fiscale;

IV. – è però anche ovvio che codesto argomentato principio non giova al ricorrente; esso sta a significare che la votazione contraria da parte dell’amministrazione non impedisce l’omologazione del concordato se è comunque raggiunta la prescritta maggioranza; ma non consente affatto di relegare il voto nel novero dei provvedimenti amministrativi, così da disapplicarlo (ove decisivo) in base a un sindacato sostanziale di convenienza, come invece preteso dal ricorrente;

tale prospettazione non possiede invero, nell’attuale regime della legge fallimentare, alcun supporto normativo; e di contro nella concreta fattispecie le maggioranze di cui alla L. Fall., art. 179, attesa la manifestazione di voto assunta dall’amministrazione, non erano state raggiunte;

cosa che ha comportato – come si evince dall’impugnata sentenza – l’attivazione del procedimento di cui alla L. Fall., art. 162, comma 2, per la declaratoria di inammissibilità della proposta concordataria e il conseguente fallimento della debitrice;

V. – è appena il caso di aggiungere che la riferita conclusione è altresì avvalorata dall’orientamento secondo il quale (Cass. n. 21659-11), in tema di omologazione del concordato preventivo proposto con transazione fiscale, l’amministrazione finanziaria, che esprima, nell’adunanza dei creditori, un voto contrario alla proposta di concordato, ben può in data successiva, ma anteriore al giudizio di omologazione, manifestare la propria adesione alla transazione fiscale stessa;

consegue che l’omologazione del concordato, in assenza di opposizioni e alla luce del parere favorevole del commissario giudiziale, è infine subordinata (solo) alla verifica della regolarità della procedura e dell’esito della votazione;

tale insegnamento implica che la posizione assunta dall’amministrazione abbia valore (non provvedimentale ma) di semplice manifestazione di volontà, qual è quella che si esprime comunemente nel voto del creditore.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello relativo al ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2020

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