Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28882 del 27/12/2011

Cassazione civile sez. I, 27/12/2011, (ud. 09/11/2011, dep. 27/12/2011), n.28882

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 769-2006 proposto da:

FONDO EDIFICI DI CULTO AMMINISTRATO – DIREZIONE GENERALE DEGLI AFFARI

DI CULTO DELL’AMMINISTRAZIONE DELL’INTERNO, in persona del Ministro

pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

P.R., (cod. fisc. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA GAVINANA, 2, presso l’avvocato FERRARI MARCO

PAOLO, rappresentato e difeso dall’avvocato BATTAIN EMANUELE giusta

procura a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1414/2005 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 11/08/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/11/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE SALVAGO;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato dello Stato BARBIERI ATTILIO che

ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DEL CORE Sergio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Venezia,con sentenza dell’11 agosto 2005, in parziale riforma della decisione 28 ottobre 2002 del Tribunale di Venezia ha ordinato a R. e P.M., occupanti senza titolo di un edificio appartenente al Fondo edifici di Culto in località Cannaregio di Venezia, già detenuto in locazione per uso abitativo dal loro dante causa P.E. e cessato dal 31 dicembre 1995, l’immediato rilascio dell’immobile. Ha respinto la domanda di risarcimento del danno per carenza di prova da parte del Fondo, del pregiudizio sofferto,nonchè della possibilità di locare l’immobile per un canone più elevato di quello continuato a corrispondere dagli eredi P..

Per la cassazione della sentenza il Fondo edifici di culto ha proposto ricorso per due motivi;cui resiste il solo P. R. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il ricorso, che si articola in due censure, il Fondo addebita alla sentenza impugnata: a)di avere respinto la richiesta risarcitoria perchè non provata, malgrado esso ente avesse chiesto al riguardo l’ammissione di consulenza tecnica con specifico motivo di appello sul quale la sentenza impugnata non aveva emesso alcuna pronuncia; b) di non aver considerato che uno dei propri fini istituzionali era il restauro e la valorizzazione degli edifici;

sicchè per conseguire tale scopo era tenuto ex lege a mettere sul mercato i propri immobili.

Il ricorso è fondato.

E’ anzitutto errato il rilievo della Corte di merito che il Fondo non abbia dato prova del pregiudizio subito trattandosi di una fattispecie in cui la prova del danno è in re ipsa: posto che la speciale situazione di fatto – che si concreta nella perdita temporanea del godimento dell’immobile, e comunque di una situazione di vantaggio – è tale da far presumere che essa sia fonte di pregiudizio;ed è dunque sufficiente l’accertamento di detta situazione perchè possa aversi la condanna al risarcimento (Cass. 15238/2008; 6309/2010; 11486/2010). Quanto alla prova,poi dell’entità del danno, il Fondo aveva avanzato uno specifico motivo di appello con il quale aveva chiesto di poterla dimostrare tramite consulenza tecnica:motivo che la sentenza impugnata non ha preso in alcuna considerazione per poi concludere illogicamente che detta prova non era stata fornita dal ricorrente. Non ha in tal modo tenuto in alcun conto il principio ripetutamente enunciato da questa Corte soprattutto nel settore delle occupazione senza titolo di terreni, che la regola secondo cui il provvedimento del giudice del merito che disponga, o no, la consulenza tecnica, rientrando nel suo potere discrezionale, è incensurabile in sede di legittimità va contemperato con quello per il quale il giudice stesso deve sempre motivare adeguatamente la decisione adottata in merito ad una questione tecnica rilevante per la definizione della causa:tutte le volte in cui la consulenza può profilarsi come lo strumento più funzionale ed efficiente di indagine. Con la conseguenza che, ove detto giudice abbia ritenuto di non avvalersi di tale strumento, deve fornire adeguata dimostrazione di aver potuto risolvere, sulla base di corretti criteri e di cognizione proprie, tutti i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione, senza potere, per converso, disattendere l’istanza di ammissione della consulenza medesima “sic et simpliciter”,e poi ritenere non provati i fatti che questa avrebbe, invece, verosimilmente accertato (Cass. 10007/2008; 20814/2004; 88/2004;

15136/2000).

La sentenza impugnata va pertanto cassata con rinvio alla medesima Corte di appello di Roma che in diversa composizione si atterrà ai principi esposti e provvederà alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte,accoglie il ricorso,cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Venezia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2011

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