Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28858 del 19/10/2021

Cassazione civile sez. II, 19/10/2021, (ud. 28/05/2021, dep. 19/10/2021), n.28858

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BELLINI Umberto – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 21115/2016 R.G. proposto da:

TRIVEL POZZI DI C.M.T. E C. S.A.S., in persona del

legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Fabio

Padovani, con domicilio eletto in Roma, Via Paolo Emilio n. 57,

presso l’avv. Maria Grazia Martinelli;

– ricorrente –

contro

P.A., rappresentato e difeso dall’avv. Pieluigi

Taglienti, con domicilio eletto in Roma, alla Via Clelia n. 45;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 943/2016,

depositata in data 12.2.2016;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

28.5.2021, dal Consigliere Dott. Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Trivel Pozzi s.a.s. ha convenuto in giudizio P.A. dinanzi al tribunale di Frosinone, chiedendone la condanna al pagamento di Euro 20.324,00 a titolo di corrispettivo per l’installazione di un pozzo per uso irriguo, con fornitura e posa in opera di tubi in PVC., il tutto per un corrispettivo complessivo di Euro 29.324,00, oltre iva, dando atto che la controparte aveva versato solo un anticipo di Euro 9.000.

Il convenuto si è costituito in giudizio, contestando la propria legittimazione passiva, assumendo inoltre che l’opera non era stata eseguita a regola d’arte e che il corrispettivo era stato stabilito nel minor importo di Euro 14.740,00.

Espletata c.t.u. ed esaurita la trattazione, il tribunale ha accolto parzialmente la domanda ed ha ordinato al convenuto il pagamento di Euro 16.092,00, oltre accessori e spese di lite.

La sentenza è stata integralmente riformata dalla Corte capitolina, che, in accoglimento dell’eccezione reiterata in secondo grado dall’appellante, ha ritenuto che il rapporto contrattuale fosse intercorso con la moglie del P., Pa.Fr., rilevando che quest’ultima aveva inoltrato l’istanza amministrativa per la realizzazione del pozzo, ottenendo l’autorizzazione provinciale e il nulla osta regionale per il compimento dell’opera, e che non erano stati acquisiti atti formali che potessero far considerare concluso il contratto d’opera tra l’impresa appaltatrice ed il convenuto.

La cassazione della sentenza è chiesta dalla Trivel Pozzi s.a.s. con ricorso in due motivi.

P.A. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo

per il giudizio e la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, lamentando che la Corte distrettuale non abbia tenuto conto – ai fini della prova del contratto tra le parti in causa – delle missive inviate dal difensore del resistente in data 22.10.2005 e 22.11.2005, con cui era stata denunciata l’imperfetta esecuzione delle opere ed era stato richiesto l’intervento dell’appaltatrice, minacciando di adire le vie legali per ottenere il risarcimento e la risoluzione del contratto.

Il secondo motivo deduce la violazione degli artt. 2702 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che le missive con cui era stata denunciato l’inesatto adempimento del contratto avevano valore di confessione o comunque di elemento indiziario di cui il giudice distrettuale avrebbe dovuto tener conto nello scrutinare la titolarità del rapporto controverso in capo al resistente.

I due motivi possono essere esaminati congiuntamente per la loro stretta connessione e vanno respinti per le ragioni che seguono.

Il Giudice distrettuale, nel ritenere che i lavori non fossero stati commissionari dal P., ha attribuito rilievo a talune circostanze indizianti (la richiesta avanzata dalla moglie del ricorrente volta ad ottenere le autorizzazioni amministrative per l’esecuzione dei lavori, il rilascio dei provvedimenti a nome di Pa.Fr.), che ha ritenuto avvalorate – sul piano probatorio – dall’assenza di “atti formali che potessero far ritenere concluso il contratto d’opera tra l’appaltatrice ed il convenuto”.

Il ricorso, senza porre specificamente in discussione la valenza e la significatività delle descritte circostanze di fatto quali elementi muniti di efficienza probatoria e la correttezza delle deduzioni che la Corte ha ritenuto di poterne trarre, ha censurato la mancata considerazione di un elemento documentale capace di condurre ad un esito diverso della causa.

La Corte di merito – nel segnalare l’assenza di atti formalmente idonei a dar prova del contratto – ha però mostrato di aver tenuto conto delle emergenze processuali e di averle ritenute insufficienti a dimostrare i fatti costitutivi della domanda, con apprezzamento che esclude la sussistenza dell’errore denunciato.

E’ principio costantemente affermato da questa Corte che l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 contempla un particolare vizio denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario (inteso come specifico accadimento materiale), la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo.

Non vale ad integrare la violazione contestata l’omesso esame di elementi istruttori qualora il fatto storico (ossia la conclusione del contratto) rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. s.u. 8053/2014; Cass. 8054/2014; Cass. 25216/2014; Cass. 27415/2018; Cass. 9253/2017).

Neppure è ammissibile procedere – così come propone la ricorrente – ad un diverso esame della documentazione e tantomeno attribuirle valore confessorio, essendo implicita nella motivazione della sentenza la mancata acquisizione di elementi muniti di valore probatorio vincolante (competendo al giudice di merito ravvisare nelle dichiarazioni di parte gli estremi della confessione: Cass. 3698/2020; Cass. 5530/2003; Cass. 3524/1985), apparendo – sotto tale profilo – insussistente anche la dedotta violazione degli art. 116 c.p.c. e art. 2702 c.c..

Inoltre, riguardo alla non contestazione della domanda, la sentenza ha dato conto del fatto che sin dal primo grado il P. aveva negato di aver concluso il contratto, riproponendo la questione in appello (cfr. sentenza, pagg. 1 e 2), sicché era onere dell’appellato dar prova della titolarità dal lato passivo del rapporto sostanziale, essendo quest’ultima elemento costitutivo della domanda (Cass. s.u. 2651/2016).

Non può infine imputarsi alla Corte di non aver valorizzato le suddette missive quantomeno come prova indiziaria del contratto, competendo al giudice di merito la scelta di riconoscere o meno alle singole acquisizioni processuali un valore probatorio presuntivo (Cass. 15737/2003; Cass. 15339/2002; Cass. 6850/1982).

Il ricorso è respinto, con aggravio delle spese liquidate in dispositivo. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 200,00 per esborsi, ed Euro 3800,00 per compensi, oltre ad iva, c.p.a. e rimborso forfettario delle spese generali, in misura del 15%.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 28 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2021

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