Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28855 del 12/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 12/11/2018, (ud. 13/09/2018, dep. 12/11/2018), n.28855

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20609-2017 proposto da:

GOMMAUTO LARIANA SAS, in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 268-A, presso

lo studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI, rappresentata e difesa

dall’avvocato ADAMO DE RINALDIS;

– ricorrente –

contro

TAGLIABUE GOMME GROSS SRL, in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TACITO, 41, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO DI CIOMMO, rappresentata e difesa dagli

avvocati ALESSANDRO MEREGALLI, ELIANO GOLTARA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1771/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO, del

22/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/09/2018 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

ORICCHIO.

Fatto

RILEVATO

che:

è stata impugnata da Gommauto Lariana s.a.s. la sentenza n. 1771/2017 della Corte e Appello di Milano con ricorso fondato su un motivo e resistito con controricorso della parte intimata.

Per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, va riepilogato, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

La gravata decisione della Corte territoriale, rigettando l’appello innanzi ad essa interposto dalla odierna parte ricorrente, confermava l’appellata sentenza del Tribunale di Monza n. 1058/2015, la quale – a sua volta – aveva rigettai l’opposizione proposta dalla stessa parte odierna ricorrente avverso D.I. emesso per il pagamento in favore della società odierna controricorrente della somma complessiva di Euro 122.475,41 per corrispettivo merce venduta.

Parte ricorrente ha depositato istanza con cui il difensore chiede di “poter essere sentito in Camera di Consiglio”.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.- L’istanza di cui in epigrafe, svolta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2, non può essere accolta in difetto dell’elemento previsto dalla norma invocata (gli avocati delle parti possono “…chiedere di essere sentiti se compaiono”, circostanza – quest’ultima – più prevista dalla legge.

2.- Col motivo del ricorso si lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.

2.1- Nella sostanza si deduce che l’impugnata sentenza non avrebbe (ai punti 17 e 18 della stessa) compiutamente valutato il rapporto contrattuale inter partes articolantesi “in due momenti”.

2.- Il motivo non può essere accolto.

” E’ inammissibile il motivo del ricorso che, pur se formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (come novellato ex D.L. n. 83 del 2012, conv. in L. 134 del 2012 ed applicabile ratione temporis), svolge, nella sostanza, una questione di valutazione in fatto attraverso il generico ricorso ad una “omessa valutazione di produzioni documentali” (senza cioè specifica indicazione del “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, del “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, del “come” e del “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e della sua “decisività”) (Cass. S.U. 7 aprile 2014, n. 8053, nonchè Cass. n. 13928/2015), così “riducendosi in una censura che presuppone “me tuttora vigente, nel suo vecchio testo, l’art. 360 c.p.c., n. 5”.

In buona sostanza viene dedotta non la omessa valutazione di un fatto in senso ontologico, ma l’essenza stessa del decisum (conforme in entrambi i pregeressi gradi del giudizio) e, quindi, l’apprezzamento in fatto del giudice merito che è elemento oggettivo del giudizio e non costituisce quel “fatto in senso ontologico” che è l’unico denunciabile ai sensi della suddetta norma processuale. Il motivo è, quindi, inammissibile.

3.- Il ricorso va, pertanto, rigettato.

4.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come in dispositivo.

5.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 4.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 13 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2018

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