Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28854 del 16/12/2020

Cassazione civile sez. III, 16/12/2020, (ud. 15/07/2020, dep. 16/12/2020), n.28854

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32204-2019 proposto da:

A.J., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA S CANSACCHI, 11,

presso lo studio dell’avvocato VALENTINA CAPORILLI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ERICA SCALCO;

– ricorrenti –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE RICONOSCIMENTO

PROTEZIONE INTERNAZIONALE ROMA, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistenti –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 23/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2020 dal consigliere Dott. PELLECCHIA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. A.J., cittadino della (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale, domandando:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis).

2. A fondamento della sua istanza il richiedente dedusse di provenire da (OMISSIS), nel (OMISSIS) dove viveva con la madre, mentre il padre, poligamo, viveva altrove con la prima moglie. Il padre morì, lasciando un testamento in base al quale predispose che la seconda casa rimanesse al richiedente, unico figlio maschio. In seguito a ciò, le altre mogli del padre defunto e le sorellastre, contrarie alle disposizioni testamentarie, intimidirono il richiedente, tanto che la madre presentò una denuncia alla Polizia. Una notte la casa fu incendiata e la madre del richiedente morì, mentre quest’ultimo riuscì a fuggire, e, rimasto orfano, senza alcun aiuto e con la paura di esser ucciso, decise di rifugiarsi con un amico in Libia. Qui lavorò per qualche tempo, ma poi fu sequestrato e trattenuto in prigione dove fu picchiato e minacciato. Riuscì a fuggire e, grazie all’aiuto di un libico, si imbarcò e giunse in Italia nel 2017.

La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

Avverso tale provvedimento A.J. propose ricorso D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, ex art. 35 bis dinanzi il Tribunale di Roma, che con decreto n. 18212 depositato e comunicato il 23 settembre 2019 rigettò il reclamo. Il Tribunale riteneva che:

a) la domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato fosse infondata, ritenendo il racconto del richiedente non integrante alcuno dei presupposti per tale riconoscimento, attenendo a questioni di competenza della giustizia ordinaria del Paese;

b) la domanda di protezione sussidiaria fosse infondata, provenendo il richiedente da una zona della (OMISSIS) esente da violenza indiscriminata; d) la domanda di protezione umanitaria fosse infondata, non avendo l’istante allegato nè provato alcuna circostanza di fatto, diversa da quelle poste a fondamento delle domande di protezione “maggiore”, di per sè dimostrativa d’una situazione di vulnerabilità.

3. Il decreto è stata impugnato per cassazione da A.J., con ricorso fondato su un sei motivi.

Il Ministero dell’Interno non presenta difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1. Con il primo e secondo motivo il ricorrente lamenta che il Tribunale, da una parte, avrebbe dovuto compiere un approfondimento circa il sistema giudiziario in (OMISSIS) ai fini del riconoscimento del danno grave di cui D.Lgs. 251 del 2017, art. 14, lett. b) dall’altro avrebbe dovuto acquisire informazioni circa il culto degli animisti e le pratiche di magia nera presenti nel paese. Inoltre, il Tribunale avrebbe errato acquisendo informazioni sul paese dal report EASO del 2017 e non del 2019, momento effettivo della decisione.

4.2. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta, rispetto il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) la non considerazione da parte del giudice di merito dell’estratto di (OMISSIS) MAE e un rapporto di Amnesty International allegati dal ricorrente, dai quali emergerebbe un rischio di esser esposto a un danno grave nel caso di rimpatrio in (OMISSIS).

4.3. Con il quarto motivo il ricorrente lamenta di nuovo, rispetto al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) la mancanza di aggiornamento e attualità circa le informazioni sociopolitiche sulla (OMISSIS) rispetto al momento della decisione.

4.4. Con il quinto motivo il ricorrente lamenta “omessa pronuncia -motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione al mancato riconoscimento della protezione umanitaria – in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32; Violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, art. 8, comma 3”. Il Tribunale avrebbe omesso di esaminare le allegazioni di parte su cui si basava la richiesta di protezione umanitaria solo sul presupposto che tali allegazioni non sarebbero state provate e documentate.

4.5. Con il sesto motivo il ricorrente lamenta “la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 2007, art. 5 comma 6; D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.”. Il Tribunale avrebbe dovuto valutare la vulnerabilità del ricorrente ed effettuare la valutazione comparativa valutando la vulnerabilità oggettiva e soggettiva.

5. I primi due motivi congiuntamente esaminati sono fondati.

Nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente. Nei giudizi aventi ad oggetto domande di protezione internazionale e di accertamento del diritto al permesso per motivi umanitari, la verifica delle condizioni sociopolitiche del paese di origine non può fondarsi su informazioni risalenti ma deve essere svolta, anche mediante integrazione istruttoria ufficiosa, all’attualità (Cass. n. 9230/2020; Cass. n. 4037/2020; Cass. 28990/2018).

Nel caso di specie il giudice del merito ha utilizzato Coi risalenti al 2017 senza neanche specificarne la fonte e non ha effettuato la comparazione con le informazioni documentate dal ricorrente.

Ora va rilevato che è stato recentemente affermato da questa Corte nella sentenza 8819 del 2020, secondo cui “L’obbligo di integrazione ufficiosa si sostanzia nell’acquisizione di COI pertinenti e aggiornate al momento della decisione (ovvero ad epoca ad essa prossima), da richiedersi agli enti a ciò preposti. E ciò è a dirsi alla luce dell’obbligo, sancito dall’art. 10, c. 3 lett. b), Direttiva Procedure, “di mettere a disposizione del personale incaricato di esaminare le domande informazioni precise e aggiornate provenienti dall’EASO, dall’UNFICR e da Organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani circa la situazione generale nel paese d’origine dei richiedenti e, all’occorrenza, dei paesi in cui hanno transitato”. Spetterà, dunque (all’amministrazione, prima, e poi) al giudice fare riferimento anche di propria iniziativa a informazioni relative ai Paesi d’origine che risultino complete, affidabili e aggiornate”.

5.2. I restanti motivi sono assorbiti dall’accoglimento dei primi due.

6. Pertanto la Corte accoglie i primi due motivi di ricorso come in motivazione, assorbiti gli altri, cassa il decreto impugnato e rinvia anche per le spese a Tribunale di Roma in diversa composizione.

P.Q.M.

la Corte accoglie i primi due motivi di ricorso come in motivazione, assorbiti gli altri, cassa il decreto impugnato e rinvia anche per le spese a Tribunale di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2020

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