Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2885 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 18/01/2022, dep. 31/01/2022), n.2885

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10333-2021 proposto da:

S.J., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria della Corte di cassazione e rappresentato e difeso

dall’Avvocato Stefania Santilli, per procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Interno, in persona del Ministro in carica;

– costituito –

avverso il decreto del Tribunale ordinario di Milano, Sezione

specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale

e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, n.

2072/2021 depositato il 11/03/2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA

SCALIA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. S.J. ricorre con tre motivi, per la cassazione del decreto in epigrafe indicato con cui, il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, ne ha rigettato il ricorso in opposizione al provvedimento della competente Commissione territoriale di diniego delle protezioni internazionali e del diritto a quella umanitaria, nella ritenuta insussistenza dei presupposti di legge.

2. Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente al solo fine di partecipare all’eventuale discussione della causa ex art. 371 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con gli articolati motivi il ricorrente denuncia violazioni di legge sostanziale, quanto alle dedotte situazioni di persecuzione, in ragione della situazione politica esistente in Pakistan, suo Paese di provenienza, e di inadeguatezza del sistema ordinamentale a far fronte alle richieste di protezione dei propri cittadini nonché omesse valutazioni di fatti decisivi ai fini del riconoscimento delle protezioni richieste nel pure dedotto non corretto inquadramento della fattispecie ai fini dell’attribuzione della protezione umanitaria.

2. Il ricorso è inammissibile per difetto di valida procura speciale alle liti per il giudizio di legittimità che non contiene l’espressa certificazione della data del suo rilascio, avendo il difensore autenticato esclusivamente la firma del ricorrente.

3. Le Sezioni Unite con la sentenza del 1 giugno, n. 15177 hanno affermato tra l’altro che: “Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato” e che “a tal fine il difensore certifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso” nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. Ne consegue che tale procura speciale deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione, che l’autenticità della firma del conferente (…)”.

4. La Corte costituzionale con la sentenza del 20 gennaio 2022, n. 13 ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, sollevate, in riferimento agli artt. 3,10,24,111 Cost., e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione alla Dir. del Parlamento Europeo e del Consiglio, 26 giugno 2013, n. 2013/32/UE, art. 28 e art., 46, paragrafo 11, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE), artt. 46,18 e art. 19, paragrafo 2, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, nonché alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), artt. 6, 13 e 14, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con L. 4 agosto 1955, n. 848, dalla ordinanza della sezione terza civile della Corte di cassazione, del 23 giugno 2021, n. 17970.

5. Il Giudice delle leggi ha ritenuto l’onere di certificazione della data di conferimento della procura speciale, previsto dalla norma a carico del difensore, quale applicazione della regola più generale della posteriorità della procura speciale per ricorrere in cassazione, con previsione volta a presidiare di quella regola, più efficacemente, il rispetto, nella discrezionalità riconosciuta al legislatore, ritenuto il precedente delle Sezioni Unite quel diritto vivente, “fissato in un principio di diritto che crea, per le sezioni semplici, il (…) vincolo di cui all’art. 374 c.p.c., comma 3”, che all’esito del condotto scrutinio di legittimità costituzionale ha confermato nella sua più rigorosa lettura.

6. L’avvocato Stefania Santilli ha certificato la firma apposta in calce alla procura “allegata” al ricorso con la dicitura “E’ firma vera ed autentica” senza attestare, altresì, la data in cui la procura è stata rilasciata.

7. Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile per difetto di valida procura a ricorrere in cassazione.

Nulla sulle spese nella irritualità della costituzione dell’Amministrazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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