Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28794 del 16/12/2020

Cassazione civile sez. VI, 16/12/2020, (ud. 17/11/2020, dep. 16/12/2020), n.28794

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3580-2019 proposto da:

TITANOX SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, CIRCONVALLAZION CLODIA 86, presso

lo studio dell’avvocato MARTIRE ROBERTO, rappresentata e difesa

dall’avvocato GNOCCHI ALBERTO;

– ricorrente –

contro

AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI CALTANISSETTA, FALLIMENTO (OMISSIS)

SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 350/2018 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 18/06/2018;c,

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17/11/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CAMPESE

EDUARDO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Gela ingiunse all’Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele di Gela il pagamento, in favore della (OMISSIS) s.r.l., di Euro 24.459,20, oltre interessi e spese, quale corrispettivo della fornitura di n. 268 tavoli servitori, giusta fattura n. 70 del 10 aprile 1997.

1.1. Contro quel provvedimento propose opposizione, ex art. 645 c.p.c., l’ingiunta al fine di sentire dichiarare la risoluzione per inadempimento del contratto di fornitura oggetto del contendere, con conseguente revoca del decreto ingiuntivo opposto ed ottenere la condanna della controparte al risarcimento dei danni. Costituitasi in giudizio, la (OMISSIS) s.r.l. concluse per il rigetto delle avverse domande, chiedendo ed ottenendo di essere autorizzata a chiamare in garanzia la Titanox s.r.l., quale costruttrice dei tavoli servitori predetti. Quest’ultima si costituì contestando la domanda di manleva e garanzia avanzata nei suoi confronti.

1.2. Con sentenza n. 376/2009, il Tribunale di Gela respinse l’opposizione dell’Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele di Gela e la condannò al pagamento delle spese di lite sostenute dall’opposta (OMISSIS) s.r.l. e dalla terza chiamata in causa Titanox s.r.l..

2. L’Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta (già Presidio Ospedaliero Vittorio Emanuele di Gela, per il prosieguo, più semplicemente A.S.P.) promosse gravame avverso quella decisione, citando in giudizio anche la Titanox s.r.l. e ribadendo tutte le domande proposte in primo grado. La (OMISSIS) s.r.l. si costituì e concluse per il rigetto dell’appello. In via gradata, in caso di accoglimento della domanda dell’appellante, ribadì la domanda di manleva nei confronti della Titanox s.r.l.. Quest’ultima, costituitasi, chiese il rigetto dell’appello, con vittoria di spese.

2.1.1. Con memoria depositata il 25.11.2014, la Titanox s.r.l., tramite i suoi nuovi difensori ivi nominati, rilevò che: i) la (OMISSIS) s.r.l. era stata dichiarata fallita; nel frattempo, era intervenuto un accordo fra la A.S.P. di Caltanissetta e la curatela del Fallimento (OMISSIS). s.r.l. per la definizione delle rispettive pretese e competenze legali azionate nel giudizio; detto accordo non aveva riguardato la Titanox s.r.l. che, quindi, si trovava coinvolta in un giudizio che le parti avevano ormai definito.

2.1.2. L’adita Corte di appello di Caltanissetta dichiarò interrotto il procedimento, e la Titanox s.r.l. lo riassunse insistendo nelle conclusioni tutte fino ad allora formulate. Si costituì l’A.S.P. originaria appellante, mentre rimase contumace la curatela del Fallimento (OMISSIS) s.r.l..

2.1.3. Con sentenza n. 350/2018, del 2 novembre 2017/18 giugno 2018, la suddetta corte, preso atto dell’intervenuto accordo transattivo tra A.S.P. di Caltanissetta e Fallimento (OMISSIS). s.r.l., nonchè della mancata costituzione in giudizio di quest’ultima, da cui fece derivare l’avvenuta rinuncia alla domanda di manleva spiegata in danno della Titanox s.r.l., dichiarò cessata la materia del contendere e compensò interamente tra tutte le parti le spese del grado, così motivando quest’ultima statuizione: “In ordine alle spese di lite, vanno interamente compensate quelle tra la Curatela del Fallimento della (OMISSIS). s.r.l. e l’ASP in forza dell’intervenuto accordo, così pure quelle tra il terzo chiamato Titanox s.r.l. e l’ASP non potendosi accogliere la richiesta di condanna alla refusione delle.pese di lite formulata dalla prima in danno della seconda non sussistendo in danno di quest’ultima alcuna ipotesi di soccombenza virtuale in ordine alla chiamata in giudizio della Titanox s.r.l. alla luce del finto che l’azione di inadempimento contrattuale proposta dall’ASP nei confronti della (OMISSIS). s.r.l. non giustificava affatto la chiamata in giudizio della Titanox s.r.l. per essere tenuta indenne da ogni responsabilità nei confronti dell’ASP in caso di condanna per vivi di costruzione dei tavoli servitori”.

3. Avverso detta sentenza, ha proposto ricorso per cassazione la Titanox s.r.1., affidandosi a quattro motivi. L’A.S.P. di Caltanissetta e la curatela del Fallimento (OMISSIS). s.r.l. sono rimaste solo intimate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I formulati motivi denunciano, rispettivamente:

I) “Ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), erronea applicazione degli artt. 331 e 332 c.p.c.”, laddove la Corte di Appello di Caltanissetta, nel ritenere impossibile pervenire ad una pronuncia di soccombenza virtuale dell’A.S.P. di Caltanissetta per il giudizio di appello, ha violato le norme suddette, non valutando adeguatamente la totale autonomia della causa di manleva tra (OMISSIS) s.r.l. e Titanox s.r.l. rispetto a quella principale tra A.S.P. di Caltanissetta e (OMISSIS) s.r.l. e la conseguente non necessità della chiamata in giudizio di Titanox s.r.l. ad opera dell’appellante A.S.P., ai fini della decisione in merito alla condanna di quest’ultima alle spese a favore dell’odierna ricorrente;

II) “Ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4): nullità della sentenza e del procedimento, per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4”, per assoluta contraddittorietà tra dispositivo e motivazione, e carenza di motivazione laddove la corte nissena, nella parte motiva della sentenza, individua in capo a (OMISSIS) s.r.l. la responsabilità dell’ingiustificato coinvolgimento della Titanox s.r.l. nel giudizio in forza della totalmente infondata chiamata in manleva operata in primo grado, e poi, in dispositivo, compensa le spese di lite anche tra Titanox s.r.l. e (OMISSIS) s.r.l. senza fornire alcuna motivazione circa le ragioni che l’abbiano portata dalle suddette premesse ad una siffatta decisione;

III) “Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, laddove la corte, ai fini della pronuncia sulla domanda di condanna alle spese di lite a favore di Titanox s.r.l., e nonostante l’espressa richiesta in tal senso, ha omesso di tenere in considerazione l’accordo stragiudiziale, prodotto in giudizio, a mezzo del quale A.S.P. di Caltanissetta e Fallimento (OMISSIS). s.r.l. hanno definito la causa principale del tutto escludendo Titanox s.r.l. (terza chiamata riconosciuta in sentenza come ingiustificatamente coinvolta dalle altre parti nel giudizio) e lasciando, così, in capo a quest’ultima il carico delle spese legali del grado di appello in cui la stessa nemmeno avrebbe dovuto essere coinvolta;

IV) “Violazione degli artt. 92 e 88 c.p.c.”, laddove la corte distrettuale, pronunciandosi sulla domanda di Titanox s.r.l. in merito alla refusione delle spese legali del grado di giudizio in suo favore, non ha considerato, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., il comportamento delle altri parti (A.S.P. di Caltanissetta e Fallimento (OMISSIS) s.r.1.) che, contravvenendo ai doveri di correttezza e probità di cui all’art. 88 c.p.c., hanno coinvolto del tutto ingiustificatamente in giudizio l’odierna ricorrente ((OMISSIS) s.r.l. con la chiamata in manleva in primo grado; A.S.P. di Caltanissetta con la citazione in giudizio, non necessaria, in appello) per poi eluderne entrambe il peso delle spese legali, definendo la causa escludendola completamente.

2. I descritti motivi, scrutinabili congiuntamente perchè connessi, meritano accoglimento nei limiti di cui appresso.

2.1. Giova premettere che, diversamente dall’ipotesi (estranea all’odierna fattispecie) in cui il convenuto in giudizio chiami in causa un terzo, indicandolo come il soggetto tenuto a rispondere della pretesa dell’attore (caso, questo, in cui la domanda attorea si estende automaticamente al terzo, pure in mancanza di apposita istanza, dovendosi individuare il vero responsabile nel quadro di un rapporto oggettivamente unitario), ove la chiamata del terzo sia in garanzia la predetta estensione automatica non si verifica, in ragione dell’autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorchè confluiti in un unico processo (cfr. Cass. n. 516 del 2020; Cass. n. 5400 del 2013; Cass. n. 23213 del 2015).

2.2. Nella specie, è incontroverso che la chiamata in causa della Titanox s.r.l., domandata in primo grado dalla (OMISSIS). s.r.l. in bonis, era stata semplicemente in garanzia, sicchè il rapporto instauratosi tra quest’ultima e la terza chiamata era sostanzialmente autonomo rispetto a quello principale intercorso tra la A.S.P. Caltanissetta e la medesima (OMISSIS) s.r.l. in bonis, con l’ulteriore conseguenza che la sentenza di primo grado era stata pronunciata in cause scindibili (cfr. Cass. n. 33422 del 2019; Cass. n. 23977 del 2019).

2.3. L’A.S.P. di Caltanissetta, dunque, soccombente in primo grado nella causa principale, aveva, al più, l’onere, ex art. 332 c.p.c., di eseguire la mera notificazione dell’impugnazione nei confronti della Titanox s.r.l., posto che sarebbe stato interesse della (OMISSIS) s.r.l. riproporre in appello la domanda di garanzia verso quest’ultima (ex art. 346 c.p.c., ove nessuna pronuncia sulla stessa fosse stata resa in primo grado) oppure impugnare in via incidentale l’eventuale statuizione che l’avesse vista soccombente su quella domanda resa dal giudice di prime cure (cfr. Cass. n. 121 del 2020; Cass. n. 17029 del 2018; Cass. n. 2991 del 2018; Cass. n. 832 del 2017; Cass., SU, n. 7700 del 2016).

2.4. L’A.S.P. di Caltanissetta, invece, ha inteso non limitarsi a notificare la propria impugnazione alla Titanox s.r.l., ma l’ha specificamente evocata in giudizio innanzi alla corte nissena, sicchè l’avvenuta costituzione ivi della società da ultima indicata deve essere causalmente ricollegata proprio alla descritta iniziativa dell’appellante.

2.5. In una tale vicenda processuale, allora, l’intervenuto accordo transattivo tra l’appellante e la curatela del sopravvenuto Fallimento della (OMISSIS) s.r.l. in relazione alla causa principale, se, da un lato, giustificava la declaratoria di cessazione della materia del contendere tra tutte le parti in causa (anche tenuto conto della mancata costituzione, dopo l’interruzione del giudizio pronunciata dalla corte di appello a seguito del fallimento della (OMISSIS) s.r.1., della curatela del relativo fallimento), dall’altro, almeno con riferimento alla posizione processuale della Titanox s.r.1., pacificamente rimasta estranea a quell’accordo, avrebbe imposto, quanto alla statuizione sulle spese processuali dalla medesima sopportate per il grado di appello, una pronuncia fondata sul principio cd. di causalità o causazione (chi instaura il giudizio processualmente causa le iniziative difensive adottate dalla controparte), che, unitamente a quello di soccombenza, regola il riparto delle spese di lite (cfr Cass. n. 31889 del 2019; Cass. n. 23123 del 2019).

2.6. Pertanto, indubbia essendo la circostanza che la odierna ricorrente si era costituita in appello perchè ivi specificamente evocata dall’appellante A.S.P. di Caltanissetta, l’adottata pronuncia di compensazione delle spese di lite estesa dalla corte distrettuale anche al rapporto processuale intercorso tra queste ultime si rivela, per come concretamente giustificata (l’asserita insussistenza, in danno della predetta appellante, di “alcuna ipotesi di soccombeika virtuale in ordine alla chiamata in giudkio della Titanox s.r.l. alla luce del fatto che l’azione di inadempimento contrattuale proposta dall’ASP nei confronti della (OMISSIS). s.r.l. non giustificava afflitto la chiamata in giudkio della Titanox s.r.l. per essere tenuta indenne da ogni responsabilità nei confronti dell’ASP in caso di condanna per vizi di costru.zione dei tavoli servitori”), non conforme a legge, non avendo il giudice d’appello tenuto conto dei distinti rapporti processuali sussistenti.

3. Ne deriva, quindi, la fondatezza, nei sensi finora precisati, dei motivi di ricorso in esame, che, da un lato, impone la cassazione della sentenza impugnata; dall’altro, consente la decisione nel merito, non occorrendo altri accertamenti di fatto, condannandosi la Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta (già Presidio Ospedaliero Vittorio Emanuele di Gela) al pagamento delle spese processuali del giudi7io di appello sostenute dalla Titanox s.r.l., nonchè a quelle dell’odierno di legittimità in favore di quest’ultima, come rispettivamente liquidate in dispositivo (avvalendosi dei valori sostanzialmente medio/minimi dei corrispondenti parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014, attesa la concreta natura e difficoltà delle questioni giuridiche ivi trattate), dandosi atto, infine, che, atteso l’avvenuto accoglimento del ricorso, non sussistono i presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, condanna la Azienda Sanitaria Provinciale di Caltanissetta (già Presidio Ospedaliero Vittorio Emanuele di Gela) al pagamento delle spese processuali del giudi7io di appello sostenute dalla Titanox s.r.l., che liquida in Euro 3.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.

Condanna la medesima Azienda Sanitaria al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimità, quantificate in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 17 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2020

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