Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28779 del 30/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 28779 Anno 2013
Presidente: CICALA MARIO
Relatore: CARACCIOLO GIUSEPPE

ORDINANZA
sul ricorso 26285-2011 proposto da:
AGENZIA DEL TERRITORIO – DIREZIONE REGIONALE
PUGLIA – UFFICIO PROVINCIALE 8041611585, in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente contro
LIUZZI VITANTONIO LZZVNT47P09F376E, SALAMINO
ANNA SLMNNA49T61F376Q, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA L. MANTEGAZZA 24, presso il Dott. MARCO GARDIN,
rappresentati e difesi dall’avvocato PIRRELLI ANTONIO giusta
procura speciale in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

Data pubblicazione: 30/12/2013

- ricorrenti incidentali avverso la sentenza n. 58/8/2010 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di BARI del 25/06/2010, depositata il

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
28/11/2013 dal

Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CARACCIOLO.

Ric. 2011 n. 26285 sez. MT – ud. 28-11-2013
-2-

09/09/2010;

La Corte,
ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in
cancelleria la seguente relazione:
Il relatore cons. Giuseppe Caracciolo,

Osserva:
La CTR di Bari ha respinto l’appello dell’Agenzia del Territorio -appello proposto
contro la sentenza n.80-14-2008 della CTP di Bari che aveva accolto il ricorso dei
contribuenti Liuzzi Vitantonio e Salamino Anna- ed ha così annullato gli avvisi di
revisione del classamento (notificati a mezzo di affissione all’Albo comunale in data
6.10.1989, siccome adottati in epoca antecedente all’applicazione della legge
n.342/2000) di tre unità immobiliari site in Monopoli, tutte prive di rendita prima di
detto provvedimento e risultanti dall’effettuazione di un piano di recupero, di fatto
confermando le determinazioni della Commissione Provinciale che, modificando i
provvedimenti di classamento, aveva attribuito ai predetti immobili —fermi restando
gli altri parametri- la classe prima.
La predetta CTR ha motivato la decisione rilevando che “nell’appello dell’Agenzia e
negli altri atti acquisiti al fascicolo di causa …. non risulta presente alcuna
documentazione dell’ufficio che possa in qualche modo comprovare la fondatezza e
congruità del classamento attribuito, posto che neppure risulta fornita alcuna prova
sull’esplicitazione di un eventuale sopralluogo, propedeutico al classamento poi
conferito, come suol dirsi “a tavolino”, e che potesse, ancorchè a posteriori,
legittimarlo”. Da ciò anche la violazione dell’art.53 Cost che prevede un preciso
rapporto tra capacità contributiva ed obbligo di contribuire alle spese pubbliche.
L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
La parte contribuente si è difesa con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale.

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letti gli atti depositati

Il ricorso — ai sensi dell’art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore, componente
della sezione di cui all’art.376 cpc- può essere definito ai sensi dell’art.375 cpc.
Infatti, con il primo motivo di censura (improntato alla violazione e falsa
applicazione di “norme di diritto, in relazione alla legge n.154/1988”) la parte
ricorrente evidenzia che il classamento, secondo espressa previsione legislativa

legge), “può essere eseguito in base alla dichiarazione della parte, alla planimetria,
agli atti, ai dati e a tutta la documentazione a disposizione, senza necessità di visitare
l’unità immobiliare, salva la facoltà dell’Ufficio …. di procedere a successive
verifiche sopralluogo”, sicchè doveva considerarsi “del tutto ingiustificata
l’invocazione del sopralluogo, quindi la censura della sua omissione, quale strumento
di tutela del contribuente”, da parte della sentenza qui impugnata. Detto sopralluogo è
infatti “finalizzato a riscontrare in loco la veridicità o la completezza dei dati che il
proprietario, avvalendosi di un tecnico professionista, dichiara in sede di impianto o
di variazione”.
Il motivo appare inammissibilmente formulato, siccome rivolto a censurare una ratio
decidendi che nella pronuncia impugnata non si rinviene affatto, e cioè quella del
necessario espletamento del previo sopralluogo ai fini dell’adozione dell’atto di
classamento.
Il giudicante, invece, si è limitato ad evidenziare che l’Agenzia non ha assolto
all’onere di allegazione e prova che le incombe, non avendo addotto elemento di
prova —peculiarmente documentale e neppure come risultante dall’espletamento di
“un eventuale sopralluogo… che potesse, anche a posteriori, legittimarlo”- utile a
“comprovare la fondatezza e congruità del classamento”.
Nel contesto del ragionamento decisorio (siccome fatto chiaro dalla consecuzione
degli argomenti) il sopralluogo si pone —quindi- come strumento “eventuale” (e
perciò, non necessario) di acquisizione degli elementi utili ad orientare la decisione
del giudicante, in difetto del quale si conferma il fallimento dell’onere posto a carico
dell’Agenzia di dare adeguatamente conto (nel contesto di un provvedimento di

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(culminata nell’art.11 comma 1 del D.L. n.70/1988, convertito con la dianzi citata

natura valutativa quale quello di classamento) anzitutto dei dati e poi delle ragioni
che lo hanno indotto ad effettuare la rettifica della proposta.
A fronte di detta concreta ratio decidendi, la odierna ricorrente si è limitata a
dettagliare l’evoluzione normativa, e gli indirizzi giurisprudenziali conseguenti, con
riferimento alla facoltà dell’Agenzia di fondare il proprio apprezzamento sulla mera

veridicità e completezza di tali dati), ma non ha chiarito in alcun modo dove come e
quali dati sarebbero stati forniti dal contribuente e quale sia stato il criterio di
valutazione adottato per attribuire agli immobili la classificazione qui contestata e
dove tutto ciò sarebbe stato allegato e comprovato in causa, così lasciando priva di
concreta critica la ratio decidendi adottata dal giudice dell’appello.
Con il secondo motivo di ricorso (centrato sul difetto di motivazione in ordine ad un
fatto controverso e decisivo), la parte ricorrente significa che la collocazione in classe
prima delle indicate unità immobiliari “configurerebbe una evidente ed ingiusta
sperequazione tra unità immobiliari dello stesso fabbricato, ed in concreto danno
anche dell’erario”. Sarebbe d’altronde illegittimo “l’annullamento del classamento
definitivo di unità immobiliari, laddove lo stesso classamento è stato eseguito nel
rispetto dell’ordinarietà e con riferimento alle caratteristiche di immobili similari ed
omogenei, e pertanto della normativa catastale vigente”.
Anche detto secondo motivo appare inammissibilmente formulato, atteso che la parte
ricorrente non ha identificato alcun “fatto” idoneo a costituire oggetto del vizio di
motivazione che è qui denunciato, ma si è limitata a reiterare le proprie censure in
ordine alla ingiustizia determinata dagli effetti della decisione del giudice di merito.
Dal rigetto dei motivi di ricorso principale deriva l’inutilità dell’esame del ricorso
incidentale che resta assorbito e privo di concreto interesse.
Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per
inammissibilità.
Roma, 5 maggio 2013.

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base dei dati forniti dalla parte contribuente (salva la facoltà di riscontrare in loco la

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati
delle parti;
che la sola parte controricorrente ha depositato memoria illustrativa, aderendo alle
conclusioni della relazione;
che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i

che le spese di lite vanno regolate secondo la soccombenza.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente a rifondere le spese di lite
di questo grado, liquidate in € 1.500,00 oltre accessori di legge ed oltre € 100,00 per
esborsi.
Così deciso in Roma il 28 novembre 2013

Depositata in Cancelleria

motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va rigettato;

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