Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28748 del 09/11/2018

Cassazione civile sez. II, 09/11/2018, (ud. 12/06/2018, dep. 09/11/2018), n.28748

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9854-2014 proposto da:

G.A., E.F.A., rappresentati e difesi

dagli avvocati CIRO COTICELLI, PASQUALE COTICELLI;

– ricorrenti –

contro

A.A., R.P.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 972/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 05/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/06/2018 dal Consigliere ROSSANA GIANNACCARI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MISTRI Corrado, che ha concluso per parziale inammissibilità del

ricorso in sub rigetto.

Fatto

Con atto di citazione ritualmente notificato, A.A. esponeva di essere proprietaria di due zone di terreno contigue in Casola di Napoli, che, in base al titolo originario di divisione del 1952 godevano di servitù di passaggio pedonale a carico delle p.lle (OMISSIS), appartenenti a G.A., E.F. e R.P.. Deduceva che, per la più conveniente e fruttuosa utilizzazione del fondo fosse necessario ampliare la servitù e chiedeva, pertanto, la condanna dei convenuti al conferimento di parte dei loro terreni, da determinarsi tramite CTU, previo versamento dell’indennità.

Si costituiva R.P. e non si opponeva alla domanda; in via riconvenzionale chiedeva analogo ampliamento della servitù di passaggio dietro pagamento dell’indennità.

G.A. ed E.A. resistevano alla domanda.

Il Tribunale di Torre Annunziata, Sezione Distaccata di Gragnano con sentenza N. 117/2004 accoglieva, per quanto di ragione, la domanda principale di A.A. e di R.P. di ampliamento della servitù, determinando l’ampiezza del passaggio in mt 1,50 netti, di cui mt 1,30 per il transito dei veicoli, determinando l’indennità dovuta.

Interposto appello da A.A. e R.P., la Corte d’Appello di Napoli, disponeva l’integrazione della CTU,e, con sentenza del 17.1.5.3.2014, riteneva non congruo, al fine del miglior sfruttamento del fondo dominante, l’ampliamento del passaggio di soli cm30 perchè l’ampiezza della strada determinata dal primo giudice consentiva il passaggio di veicoli di minime dimensioni. Tale ampiezza era, inoltre, contraria alle condizioni minime di sicurezza del transito, nè il contemperamento degli interessi poteva risolversi in uno svuotamento di ogni risultato utile per il fondo dominante; determinava, pertanto, l’ampliamento in mt2,30 di cui mt1,30 per il passaggio dei mezzi a trazione meccanica, cm 100 quale zona libera ai lati del viottolo e cm 20 da ogni lato per le opere stabili di delimitazione del tracciato.

Per la cassazione della sentenza propongono ricorso G.A. ed E.F.A. sulla base di sei motivi di ricorso; sono rimasti intimati A.A. e R.P..

Diritto

Con il primo motivo di ricorso viene dedotta la nullità della sentenza per violazione o falsa applicazione dell’art. 1051 c.c.in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la corte partenopea disposto l’ampliamento della servitù senza procedere ad una comparazione tra la maggiore utilità del fondo ed il sacrificio subito dal fondo servente. La corte territoriale avrebbe omesso di comparare le esigue dimensioni dei fondi A. – R. e la loro modesta capacità produttiva con il danno subito dai fondi dei ricorrenti che, per conferire le porzioni di terreno necessarie per l’ampliamento, avrebbero dovuto abbattere le colture ivi praticate. L’ulteriore l’ampliamento disposto dal giudice d’appello rappresenterebbe, pertanto, una mera comodità, alla quale corrisponderebbe un grave pregiudizio per il fondo servente.

Con il secondo motivo, i ricorrenti, deducendo la nullità della sentenza per violazione degli artt. 132,115 e 116 c.p.c., si dolgono della contraddittorietà della motivazione nella parte in cui la corte territoriale, dopo aver affermato che i fondi dominanti avevano una esigua estensione e limitata capacità produttiva, ha ritenuto che il minor ampliamento disposto dal primo giudice non avrebbe garantito il miglior sfruttamento ed utilità in relazione alla sua destinazione. Osservano come il passaggio determinato dal Tribunale, pari a trenta centimetri, consenta il passaggio a motocarrozzette o apette, mezzi idonei alla coltivazione del fondo, senza creare problemi di sicurezza nel contemporaneo passaggio delle persone.

Con il quinto motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’omessa motivazione sull’estensione della servitù di passaggio nel tratto nord sud, essendo emerso nel corso del giudizio che le parti sarebbero state concordi nel ritenere che, per tale tratto, non sussistevano i presupposti per l’ampliamento della servitù, poichè l’accesso già avveniva attraverso i fondi di loro proprietà.

Con il sesto motivo di ricorso, si deduce la nullità della sentenza per violazione dell’art. 1051 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 non sussistendo i presupposti per l’ampliamento della servitù in un tratto di strada che le parti avrebbero potuto raggiungere passando dai propri fondi, che non sarebbe, quindi, intercluso perchè avente sbocco sulla strada pubblica.

I motivi, da esaminare congiuntamente, non sono fondati.

Risulta dalla sentenza impugnata che l’appello avverso la sentenza di primo grado venne proposto solo in relazione all’entità dell’ampliamento, sicchè, come correttamente osservato dalla corte territoriale, sul diritto all’ampliamento si è formato il giudicato interno.

La questione non può pertanto essere proposta in sede di legittimità, neppure in relazione al tratto di strada raggiungibile dai fondi dei resistenti o aventi accesso dalla via pubblica.

Le doglianze ripropongono una nuova valutazione su accertamenti e valutazioni di fatto compiuti dal giudice di merito, insindacabili in sede di legittimità.

La corte territoriale si sofferma sulla congruità dell’ampliamento di soli 30 cm, disposta dal primo giudice, ritenendola talmente angusta da non apportare alcun vantaggio al fondo dominante, perchè consente il passaggio di un veicolo di minime dimensioni e di mezzi agricoli nemmeno più in uso in agricoltura, oltre a ravvisare nell’angusto passaggio un pericolo per la sicurezza del transito. Per tali ragioni, il giudice d’appello non ha condiviso il quantum dell’ampliamento disposto dal primo giudice, ritenendo che il contemperamento degli interessi non può risolversi in uno svuotamento di ogni risultato utile perseguito dall’ampliamento.

La corte ha, pertanto, argomentato sul contemperamento degli interessi tra fondo dominante e fondo servente, con congrua motivazione, che si sottrae alla censura di cui all’art. 132 c.p.c.

Quanto alle dedotte violazioni degli artt. 115 e 116 c.p.c., esse sono prive di consistenza, in quanto la violazione dell’art. 115 c.p.c. può essere ipotizzata come vizio di legittimità solo denunciando che il giudice ha deciso la causa sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, e non anche che il medesimo, nel valutare le prove proposte dalle parti, ha attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, mentre la violazione dell’art. 116 c.p.c. è idonea ad integrare il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, denunciabile per cassazione, solo quando il giudice di merito abbia disatteso il principio della libera valutazione delle prove, salva diversa previsione legale, e non per lamentare che lo stesso abbia male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova (Cass. Sez. 3, 10/06/2016, n. 11892)”.

Con il terzo motivo di ricorso si allega la nullità della sentenza o del procedimento per violazione dell’art. 191 c.p.c. in relazione agli artt. 111 e 24 Cost., per avere la corte territoriale disposto l’integrazione dell’elaborato peritale svolto in primo grado sulla base delle osservazioni degli appellanti R. – A., senza considerare la situazione reale dei luoghi e le osservazioni dell’appellata.

Con il quarto motivo di ricorso si allega la nullità della sentenza o del procedimento ex art. 360 c.p.c., n. 4 in relazione agli artt. 132,191 e 116 c.p.c. per avere la corte territoriale omesso la motivazione in ordine alla decisione di discostarsi dalla CTU espletata nel corso del giudizio di primo grado.

I motivi, da trattare congiuntamente per la loro connessione, non sono fondati.

Osserva il collegio come il quesito da sottoporre al CTU, anche sulla base delle osservazioni delle parti, costituisca attività discrezionale del giudice di merito, purchè venga garantito il contraddittorio nell’espletamento della CTU;

l’omissione di determinati accertamenti può, al più, tradursi in un vizio di motivazione.

Nella specie, il giudice d’appello ha ritenuto di estendere gli accertamenti del CTU sulla base dei rilievi degli appellanti, conferendo un ulteriore incarico.

La corte motiva ampiamente in ordine alla necessità di disporre l’integrazione alla CTU, a nulla rilevando la distinzione tra CTU integrativa e sostitutiva, poichè rientra nel potere del giudice disporre gli accertamenti necessari ed adottare una delle soluzioni tecniche prospettate dal CTU, purchè si dia conto della scelta in motivazione.

Quanto al rispetto del contraddittorio, premesso che non possono essere censurate con il ricorso per cassazione violazioni di norme costituzionali, l’eventuale vizio del procedimento, previsto dall’art. 195 c.p.c., doveva essere dedotto nella prima difesa utile, trattandosi di un’ipotesi di nullità relativa (Cassazione civile, sez. 6, 09/10/2017, n. 23493; Cass. Civ., sez. 02, del 24/01/2013, n. 1744).

Il ricorso va, pertanto rigettato.

Nessuna statuizione va adottata in ordine alle spese di lite, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione, il 12 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2018

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