Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28737 del 07/11/2019

Cassazione civile sez. VI, 07/11/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 07/11/2019), n.28737

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARCHEIS BESSO Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27944 – 2018 R.G. proposto da:

P.G., – c.f. (OMISSIS) – P.A. – c.f. (OMISSIS) –

P.M.R. – c.f. (OMISSIS) – (tutti in qualità di eredi di

F.A.), elettivamente domiciliati, con indicazione

dell’indirizzo di posta elettronica certificata, in Orte Scalo, alla

via del Lavatoio, presso lo studio dell’avvocato Giuliani Angelo che

li rappresenta e difende in virtù di procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO dell’ECONOMIA e delle FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore.

INTIMATO avverso il decreto della corte d’appello di Perugia dei

12.12.2016/21.8.2017, udita la relazione svolta nella camera di

consiglio del 5 giugno 2019 dal consigliere Dott. Abete Luigi.

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

Con decreto dei 12.12.2016/21.8.2017 la corte d’appello di Perugia, in accoglimento del ricorso ex lege n. 89 del 2001 proposto da F.A., condannava il Ministero dell’Economia e delle Finanze a pagare alla ricorrente, a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata del giudizio “presupposto”, la somma di Euro 4.875,00, oltre interessi; condannava altresì il Ministero dell’Economia e delle Finanze a pagare all’avvocato Giuliani Angelo, difensore anticipatario della ricorrente, le spese di lite, liquidate in Euro 405,00, oltre rimborso forfetario, i.v.a. e cassa come per legge, ed oltre ad Euro 8,00 per spese vive.

Avverso tale decreto hanno proposto ricorso P.G., P.A. e P.M.R. (in qualità di eredi di Assunta Fanelli); ne hanno chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni susseguente statuizione anche in ordine alle spese, da distrarsi in favore del difensore anticipatario.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha svolto difese.

Con l’unico motivo i ricorrenti denunciano la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 2233 c.c., dell’art. 91 c.p.c., del D.M. n. 55 del 2014, artt. 1 e 4 e dell’annessa tabella n. 12.

Deducono che la corte di Perugia, in rapporto all’ammontare – Euro 4.875,00 – dell’indennizzo liquidato e dunque allo scaglione di riferimento (Euro 1.100,01 – Euro 5.200,00), ha quantificato i compensi in misura inferiore ai minimi e comunque in misura non adeguata al decoro della professione.

Il ricorso è improcedibile.

Si evidenzia, per un verso, che il decreto della corte d’appello di Perugia, depositato e reso pubblico in data 21.8.2017 (non già in data 19.2.2018, così come prospettano i ricorrenti), non risulta notificato.

Si ribadisce, per altro verso, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze è rimasto intimato.

Su tale scorta si rimarca che i ricorrenti hanno depositato in cancelleria in data martedì 9.10.2018 l’originale del ricorso a questa Corte di legittimità con relata in data venerdì 21.9.2018 di notifica a mezzo posta elettronica certificata – ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 3-bis e del D.M. 18 luglio 2011, art. 18 – all’Avvocatura generale dello Stato con attestazione di conformità D.Lgs. n. 179 del 2012, ex art. 16-bis, comma 9-bis, priva della sottoscrizione autografa del difensore (l’attestazione di conformità sottoscritta dall’avvocato Giuliani Angelo riguarda viceversa la copia del decreto in questa sede impugnato, quale estratta dal fascicolo telematico della causa (per cui è ricorso) innanzi alla corte d’appello di Perugia).

Si badi che il difensore dei ricorrenti non ha provveduto ad allegare l’attestazione di conformità munita della sua sottoscrizione autografa neppure entro la data dell’adunanza in camera di consiglio.

In tal guisa soccorre l’insegnamento delle sezioni unite di questa Corte secondo cui il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica del ricorso per cassazione predisposto in originale telematico e notificato a mezzo p.e.c., senza attestazione di conformità del difensore L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1 -bis e 1 – ter, o con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non ne comporta l’improcedibilità ove il controricorrente (anche tardivamente costituitosi) depositi copia analogica del ricorso ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale notificatogli D.Lgs. n. 82 del 2005, ex art. 23, comma 2; viceversa, ove il destinatario della notificazione a mezzo p.e.c. del ricorso nativo digitale rimanga solo intimato (è il caso di specie) ovvero disconosca la conformità all’originale della copia analogica non autenticata del ricorso tempestivamente depositata, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità sarà onere del ricorrente depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio (cfr. Cass. sez. un. 24.9.2018, n. 22438; Cass. (ord.) 30.10.2018, n. 27480).

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha svolto difese. Nonostante la declaratoria di improcedibilità del ricorso nessuna statuizione in ordine alle spese va pertanto assunta.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, non è soggetto a contributo unificato il giudizio di equa riparazione ex lege n. 89 del 2001; il che rende inapplicabile il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, (cfr. Cass. sez. un. 28.5.2014, n. 11915).

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il ricorso.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2019

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