Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28731 del 18/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/10/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 18/10/2021), n.28731

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11992-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, (C.F. (OMISSIS)), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

F.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 939/18/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO SEZIONE DISTACCATA di CATANIA, depositata il

15/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO

MOCCI.

 

Fatto

RILEVATO

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia che aveva accolto l’appello di F.G. contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Ragusa. Quest’ultima aveva respinto l’impugnazione del contribuente contro il silenzio rifiuto dell’Ufficio su un’istanza di rimborso, per IRPEF, relativa agli anni 1991-1992.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a tre formali motivi;

che, mediante il primo, l’Amministrazione deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 18,19 e 21, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4: i giudici di secondo grado avrebbero omesso di dichiarare l’inammissibilità del ricorso introduttivo per mancanza del quantum nell’istanza di rimborso;

che, attraverso il secondo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, si invoca violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, e della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, nonché della sesta Dir. n. 77/388/CEE, come interpretata dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee con sentenza del 17 luglio 2008 in causa C-132/06, dell’ordinanza della Sesta Sezione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee del 15 luglio 2015 in causa C-82/14, del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, art. 107, e art. 108, paragrafo 3, nonché della decisione (2015) 5549 final 14 agosto 2015, della Commissione Europea, giacché la CTR avrebbe dovuto tenere conto dell’incompatibilità con il diritto comunitario della L. n. 289 del 2002, e quindi dell’impossibilità del rimborso delle imposte per coloro che svolgano attività d’impresa;

che, col terzo, si assume la violazione e falsa applicazione della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, come modificato dal D.L. n. 91 del 2017, art. 16 octies, convertito in L. n. 123 del 2017, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, giacché la sentenza impugnata avrebbe illegittimamente esteso il beneficio del rimborso a soggetti privi del relativo diritto, in forza dello svolgimento di attività d’impresa;

che l’intimato non ha resistito;

che il primo motivo è inammissibile, essendo stato dedotto per la prima volta in sede di legittimità;

che il secondo motivo è infondato;

che il rimborso in questione riguarda solo le imposte dirette, tanto che la CTR afferma espressamente “Il soggetto richiedente il rimborso non esercita attività d’impresa, essendo un lavoratore dipendente, come si rileva dalla documentazione prodotta in primo grado”;

che, pertanto, non è applicabile al caso di specie quella giurisprudenza secondo la quale, in tema d’IVA, il diritto comunitario osta all’applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, che, nel prevedere a beneficio delle persone colpite dal terremoto nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa una riduzione del 90 per cento dell’imposta sul valore aggiunto, normalmente dovuta per gli anni 1990, 1991 e 1992, riconoscendo il diritto al rimborso, in tale proporzione, delle somme già corrisposte a tale titolo, non soddisfa il principio di neutralità fiscale e non consente la riscossione integrale di tale tributo nel territorio italiano, come chiarito dalla Corte di Giustizia nella sentenza del 15 luglio 2015, in C-82/2014 (Sez. 6-5, n. 16923 del 10/08/2016; Sez. 5, n. 25278 del 16/12/2015);

che, per converso, deve in questa sede ribadire il principio consolidato, per il quale, in tema di condono fiscale e con riferimento alla definizione automatica della posizione fiscale relativa agli anni 1990, 1991 e 1992, prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, a favore dei soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, essa può avvenire con due modalità: in favore di chi non ha ancora pagato, mediante il pagamento solo del 10 per cento del dovuto da effettuarsi entro il 16 marzo 2003; in favore di chi ha già pagato, attraverso il rimborso del 90 per cento di quanto versato al medesimo titolo. Ciò per effetto dell’intervento normativo citato, cui va riconosciuto il carattere di ius superveniens favorevole al contribuente, tale da rendere quanto già versato non dovuto ex post (Sez. 65, n. 4291 del 22/02/2018);

che il terzo motivo è infondato, giacché, in tema di agevolazioni tributarie, il rimborso d’imposta di cui alla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, a favore dei soggetti colpiti dal sisma siciliano del 13 e 16 dicembre 1990, può essere richiesto sia dal soggetto che ha effettuato il versamento (cd. sostituto d’imposta) sia dal percipiente delle somme assoggettate a ritenuta (cd. “sostituito”) nella sua qualità di lavoratore dipendente (Sez. 5, n. 17472 del 14/07/2017; Sez. 5, n. 15026 del 16/06/2017; Sez. 6-5, n. 14406 del 14/07/2016);

che la legittimazione del sostituito d’imposta ha trovato conferma nel D.L. n. 91 del 2017, art. 16-octies, conv. L. n. 123 del 2017, che ha testualmente incluso nel perimetro di godimento del beneficio L. n. 190 del 2014, ex art. 1, comma 665, “i titolari di redditi di lavoro dipendente nonché i titolari di redditi equiparati e assimilati a quelli di lavoro dipendente in relazione alle ritenute subite”;

che il limite introdotto dalla norma sopravvenuta, laddove autorizza il rimborso fino a concorrenza dell’apposito stanziamento con riduzione del 50% in ipotesi di eccedenza delle richieste, non incide sul titolo della ripetizione, ma unicamente sull’esecuzione dello stesso, delineandosi come un posterius rispetto all’odierno giudizio;

che al rigetto del ricorso non segue la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese processuali, in mancanza di attività difensiva da parte dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2021

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