Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28720 del 09/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2018, (ud. 21/06/2018, dep. 09/11/2018), n.28720

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 29344/2011 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

T.D.D.P., rappresentato e difeso dagli avv.

Giovanni Battistini e Francesco Giuliani, con domicilio eletto

presso lo studio di quest’ultimo, sito in Roma, via Sicilia, 66;

– controricorrente –

Equitalia Nord s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difeso dall’avv. Enrico Fronticelli

Baldelli, con domicilio eletto presso il suo studio, sito in Roma,

via Cavalier D’Arpino, 8;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Piemonte n. 58/2/10, depositata il 14 ottobre 2010;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 21 giugno

2018 dal Consigliere Dott. Paolo Catallozzi.

Fatto

RILEVATO

che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte, depositata il 14 ottobre 2010, che ha dichiarato inammissibile l’appello incidentale dalla medesima proposto e respinto quello principale proposto dalla Equitalia Sestri s.p.a. (oggi, Equitalia Nord s.p.a.) avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso di T.D.D.P. avverso il silenzio diniego e il silenzio rifiuto serbati, rispettivamente, dall’agente della riscossione e dall’Amministrazione finanziaria, su un’istanza di rimborso;

– dall’esame della sentenza impugnata si evince che tale istanza aveva ad oggetto la somma di Euro 94.505,02, che il contribuente assumeva aver indebitamente versato all’agente della riscossione in virtù di cartella di pagamento notificatagli, in ragione della sua adesione al condono ai sensi della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 12;

– il giudice di appello ha preliminarmente rilevato l’inammissibilità dell’appello incidentale proposto dall’Agenzia delle Entrate, non rivestendo questa il ruolo di parte appellata, e, quindi, ha ritenuto infondato l’appello dell’agente della riscossione, in considerazione del perfezionamento del condono, non essendo ostativo il mancato o irregolare pagamento della seconda rata, e della sua responsabilità debitoria, unitamente all’Agenzia delle Entrate, in relazione al ruolo svolto nella gestione della procedura di condono;

– il ricorso è affidato a due motivi;

– resistono, con distinti controricorsi, T.D.D.P., il quale deposita, altresì, memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2 e la Equitalia Nord s.p.a..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dal contribuente per violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, in quanto l’atto reca una sufficiente e esaustiva indicazione dei fatti di causa, esposti in maniera chiara, sintetica e puntuale, e delle ragioni su cui le censure in cui è articolato si fondano;

– del pari, infondata è l’eccezione di giudicato interno sollevata dal contribuente, conseguente alla mancata tempestiva impugnazione della sentenza di primo grado da parte dell’Agenzia delle Entrate, in quanto non emerge dagli atti che il contribuente medesimo non fosse già costituito, per cui nei suoi confronti non doveva essere notificata l’impugnazione (cfr. Cass. 19 settembre 2014, n. 19754), e, comunque, che tale impugnazione non sia stata notificata anche al contribuente stesso;

– nel merito, con il primo motivo di ricorso l’Agenzia denuncia la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 54, per aver la sentenza impugnata escluso l’ammissibilità dell’appello incidentale, in considerazione del fatto che la parte non aveva assunto il ruolo di parte appellata, in quanto nei suoi confronti non era stata proposta l’impugnazione principale;

– il motivo è fondato;

– il ricorso incidentale che, pur non essendo espressamente denominato adesivo, sia volto ad ottenere la cassazione della sentenza per le medesime ragioni già fatte valere con il ricorso principale (o comunque non in contrasto con tali ultime ragioni), è proposto a tutela di un interesse della parte che sorge non per effetto dell’impugnazione altrui, ma in conseguenza della emanazione della sentenza;

– tale impugnazione non richiede, dunque, la previa notifica dell’appello principale, ma unicamente l’osservanza dei termini ordinari di impugnazione, con la conseguenza che, per tale tipo di ricorso, non trovano applicazione i termini previsti dall’art. 334 c.p.c., per l’impugnazione incidentale (cfr. Cass. 25 gennaio 2008, n. 1610; Cass. 21 marzo 2007, n. 6807);

– d’altra parte, l’impugnazione proposta per prima determina la costituzione del processo, nel quale debbono confluire le eventuali impugnazioni di altri soccombenti, in modo che sia mantenuta l’unità del procedimento e sia resa possibile la decisione simultanea, per cui, nel caso di appello, le impugnazioni successive alla prima assumono necessariamente carattere incidentale (cfr. Cass. 29 gennaio 2015, n. 1671; Cass. 30 aprile 2009, n. 10124);

– pertanto, la mancata notifica dell’appello nei confronti della parte risultata anch’essa soccombente non fa venir meno il suo diritto all’impugnazione della sentenza, sia pure nel rispetto dei termini e delle forme previste;

– all’accoglimento del primo motivo di ricorso segue l’assorbimento del secondo con il quale si deduce la violazione o falsa applicazione della L. 27 dicembre 202, n. 287, art. 12, per aver il giudice di appello ritenuto perfezionato il condono nonostante il ritardo o l’omissione nei pagamenti delle rate, dallo stesso previste, successive alla prima;

– la sentenza impugnata va, dunque, cassata in relazione al motivo accolto e rinviata, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata con riferimento al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2018

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