Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28716 del 09/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2018, (ud. 21/06/2018, dep. 09/11/2018), n.28716

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 17493/2011 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

Civita s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dagli avv. Mario e Giuseppe Lepore, con

domicilio eletto presso il loro studio, sito in Roma, via Polibio,

15;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, sez. dist. di Salerno, n. 170/12/10, depositata il 10

maggio 2010;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 21 giugno

2018 dal Consigliere Paolo Catallozzi.

Fatto

RILEVATO

CHE:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, sez. dist. di Salerno, depositata il 10 maggio 2010, di reiezione dell’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della Civita s.r.l. per l’annullamento di una cartella di pagamento emessa, a seguito di controllo effettuato, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 36-bis, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, sulla dichiarazione relativa all’anno 2002, a seguito del disconoscimento di un credito i.v.a. ivi riportato per mancata presentazione della dichiarazione relativa all’anno precedente, in cui il credito era maturato;

– il giudice di appello ha respinto il gravame, rilevando la non contestata sussistenza del credito e l’effettuazione degli adempimenti contabili previsti dalla normativa in tema di i.v.a.;

– il ricorso è affidato a due motivi;

– resiste con controricorso la Civita s.r.l..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– con il primo motivo dì ricorso l’Agenzia denuncia la violazione del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 8, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19 e 55 e art. 2697 c.c., per aver la sentenza impugnata escluso che l’omessa presentazione della dichiarazione annuale determinasse la perdita del diritto al recupero di crediti maturati nel relativo periodo di imposta sulla base del trasferimento della posizione al periodo di imposta successivo;

– il motivo è infondato;

– la neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, l’eccedenza d’imposta, che risulti da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e sia dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, va riconosciuta dal giudice tributario se il contribuente abbia rispettato tutti i requisiti sostanziali per la detrazione, sicchè, in tal caso, nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato non può essere negato il diritto alla detrazione se sia dimostrato in concreto, ovvero non sia controverso, che si tratti di acquisti compiuti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad i.v.a. e finalizzati ad operazioni imponibili (cfr. Cass., sez. un., 8 settembre 2016, n. 17757);

– con il secondo motivo la ricorrente deduce l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione alla ritenuta effettuazione degli adempimenti contabili previsti dalla normativa in tema di i.v.a., non risultando appagante il riferimento ai “documenti versati in atti”, attesa la genericità dell’espressione;

– il motivo è infondato, in quanto, nel ritenere sussistente la pretesa vantata dalla contribuente, la sentenza impugnata evidenzia che “non risulta contestata l’esistenza del credito”;

– tale motivazione costituisce una giustificazione adeguata, sotto il profilo della coerenza logico-giuridica, dell’accertato riconoscimento del diritto della contribuente, tale da rendere priva di rilevanza, ai fini che qui interessano, l’ulteriore giustificazione rappresentata dalle risultanze di documenti di cui non risulta indicata nè la natura, nè il contenuto;

– pertanto, il ricorso non può essere accolto;

– in considerazione dell’esistenza di un contrasto giurisprudenziale al momento della proposizione del ricorso, appare opportuno disporre l’integrale compensazione delle spese processuali tra le parti.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso; compensa integralmente tra le parti le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2018

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