Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28709 del 07/11/2019

Cassazione civile sez. VI, 07/11/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 07/11/2019), n.28709

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARCHEIS BESSO Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17905-2018 proposto da:

T.M., TU.AN., elettivamente domiciliati in

ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE, rappresentati e

difesi dall’avvocato FAVATA ANDREA;

– ricorrenti –

contro

L.V., elettivamente domiciliato in ROMA, P.LE CLODIO, 14, presso

lo studio dell’avvocato GRAZIANI ANDREA, rappresentato e difeso

dall’avvocato PELLEGRINO STEFANO GIUSEPPE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2337/2017 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 07/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. BESSO

MARCHEIS CHIARA.

Fatto

RITENUTO

Che:

1. Con atto di citazione del 4/7/2009 Tu.An. e T.M. convenivano in giudizio L.V., chiedendo che venisse accertato il loro acquisto per usucapione della proprietà di un immobile, ubicato (OMISSIS).

Il Tribunale di Marsala, con sentenza n. 7/2012, ritenuta la mancanza di un valido ed efficace atto di interversione del possesso, rigettava la domanda degli attori e quella riconvenzionale del convenuto di condanna al risarcimento dei danni causati dall’illecita detenzione dell’immobile, condannando infine gli attori al rilascio dell’immobile in favore del convenuto.

2. Avverso la sentenza proponevano appello Tu.An. e T.M., lamentando l’erroneità della decisione del giudice di prime cure nella parte in cui aveva qualificato come mera detenzione il rapporto da essi instaurato con l’immobile oggetto di causa, traendo il proprio convincimento da un “inesistente” preliminare e non valorizzando la condotta da loro posta in essere nel tempo, condotta corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà sul bene.

La Corte d’appello di Palermo – con sentenza 7 dicembre 2017, n. 2337 – rigettava il gravame e confermava la decisione del Tribunale.

3. Contro la sentenza ricorrono per cassazione Tu.An. e T.M..

Resiste con controricorso L.V., il quale ha altresì depositato memoria ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

I. Il ricorso si svolge in un unico motivo, che in rubrica lamenta “violazione e falsa applicazione degli artt. 1141,1146 e 1158 c.c. ed omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio”.

Il motivo è inammissibile: pur denunciando formalmente violazione di legge e omesso esame di un fatto, il motivo si sostanzia in una richiesta di rivalutazione degli elementi di fatto del processo (le prove orali assunte e i documenti prodotti) che hanno portato i giudici di merito ad escludere l’interversione della detenzione in possesso, richiesta di rivalutazione che è inammissibile di fronte a questa Corte di legittimità e che d’altro canto già il giudice di secondo grado ha considerato generica “a fronte della articolata motivazione resa, sul punto, dal primo giudice”.

II. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

La liquidazione delle spese, effettuata nel dispositivo, segue la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio in favore del controricorrente che liquida in Euro 4.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.

Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta/2 sezione civile, il 5 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2019

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