Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28708 del 23/12/2011

Cassazione civile sez. lav., 23/12/2011, (ud. 22/11/2011, dep. 23/12/2011), n.28708

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Presidente –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

T.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO

20, presso lo studio dell’avvocato MENICACCI STEFANO, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati IOVINO GIUSEPPE,

GAVIOLI GIANNI, giusta delega in calce alla copia notificata del

ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1460/2008 del TRIBUNALE di VELLETRI,

depositata il 15/07/200, R.G.N. 1241/06;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/11/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE MELIADO’;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ROMANO Giulio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza in data 22.5/1.7.2008 il Tribunale di Velletri, in accoglimento dell’opposizione proposta dall’INPS avverso il precetto intimato da T.G., dichiarava la nullità dell’opposto precetto.

Osservava il giudice adito che il giudizio di opposizione era stato riassunto innanzi al giudice del lavoro entro il termine assegnato dal giudice dell’esecuzione e che, in ogni caso, non era nemmeno necessario fissare alcun termine per la riassunzione nel caso di trasferimento del processo dal giudice ordinario a quello del lavoro all’interno dello stesso Tribunale, trattandosi non di questione di competenza, ma di ripartizione degli affari all’interno dello stesso ufficio.

Per la cassazione della sentenza propone ricorso T.G. con un unico motivo.

Ha depositato procura difensiva l’INPS.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con un unico motivo la ricorrente lamenta violazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione agli artt. 149, 291, 616 e 630 c.p.c.) ed , al riguardo,osserva che il giudice adito aveva omesso di pronunciare sull’eccezione di estinzione del giudizio per inesistenza della notifica dell’atto di riassunzione (limitandosi ad esaminare la questione relativa al rispetto del termine di riassunzione); che aveva omesso di considerare che la produzione dell’avviso di ricevimento costituisce l’unico documento idoneo a provare l’avvenuta consegna del plico, sicchè, in difetto, la notifica deve ritenersi inesistente; che, pertanto, in conseguenza dell’inesistenza della prima notifica e della perentorietà del termine previsto per la riassunzione, il processo doveva dichiarasi estinto, siccome era stato tempestivamente eccepito. Il ricorso (ancorchè ammissibile, trattandosi di ricorso per violazione di legge avverso sentenza ratione temporis non impugnabile, in quanto relativa a giudizio non pendente in primo grado alla data di entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, che ha soppresso l’art. 616 c.p.c., comma 2 ma con tale limitazione temporale, ai sensi della norma transitoria dell’art. 58 comma secondo del medesimo testo, non è meritevole di accoglimento.

Ha ritenuto, infatti, il giudice adito che correttamente era stato concesso nuovo termine per la notificazione dell’atto di riassunzione, per come richiesto dall’opponente, ma che, in ogni caso, non era nemmeno necessario fissare alcun termine per la riassunzione nel caso di trasferimento del processo dal giudice ordinario a quello del lavoro all’interno dello stesso Tribunale, trattandosi non di questione di competenza, ma di ripartizione degli affari all’interno dello stesso ufficio.

Tale ultima statuizione, tuttavia, non ha formato oggetto di alcuna censura da parte della ricorrente e ciò conduce al rigetto del ricorso.

In aderenza al consolidato insegnamento giurisprudenziale per cui, ove una sentenza (o un capo di questa) si fondi su più ragioni, tutte autonomamente idonee a sorreggerla, è necessario, per giungere alla cassazione della stessa, non solo che ciascuna di esse abbia formato oggetto di specifica censura, ma anche che il ricorso abbia avuto esito positivo nella sua interezza con l’accoglimento di tutte le censure, affinchè si realizzi lo scopo stesso dell’impugnazione.

Questa, infatti, è intesa alla cassazione della sentenza nella sua interezza, o in un suo singolo capo, id est di tutte le ragioni che l’una o l’altro autonomamente sorreggono, con la conseguenza che è sufficiente, pertanto, che anche una sola delle dette ragioni non formi oggetto di censura, ovvero che sia respinta la censura relativa ad una sola di tali ragioni, perchè il motivo di impugnazione debba essere respinto nella sua interezza (v. ad es. Cass. n. 5902/2002;

Cass. n. 2273/2005; Cass. n. 2811/2006).

Il ricorso va, pertanto, rigettato.

Nulla in ordine alle spese, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso, nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2011

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