Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28699 del 09/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 09/11/2018, (ud. 06/06/2018, dep. 09/11/2018), n.28699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino – Presidente –

Dott. NONNO G. M. – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA Maria G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. FANTICINI Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6968/2011 R.G. proposto da:

A. s.a.s. di P.A. & C., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma,

piazza della Libertà n. 20, presso lo studio degli avv.ti Michele

Loi e Michele Mirenghi, che la rappresentano e difendono giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 165/06/10, depositata il 6 ottobre 2010;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 6 giugno 2018

dal Consigliere Giacomo Maria Nonno.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza n. 165/06/10 del 06/10/2010, la CTR del Lazio accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della CTP di Roma n. 223/23/08, che aveva, a sua volta, accolto l’impugnazione della A. s.a.s. di P.A. & C. (d’ora in poi solo A. s.a.s.) nei confronti di un avviso di accertamento con il quale, con riferimento all’annualità d’imposta 2003, l’Amministrazione finanziaria procedeva induttivamente alla rideterminazione del reddito d’impresa in ragione dell’omessa presentazione della relativa dichiarazione, con le conseguenti determinazioni a fini IRAP e IVA;

1.1. come si evince dalla sentenza della CTR: a) la CTP accoglieva il ricorso proposto dalla società contribuente sulla base della circostanza che quest’ultima aveva teletrasmesso la dichiarazione IVA annuale; b) avverso la sentenza della CTP, l’Agenzia delle entrate proponeva appello;

1.2. la CTR motivava l’accoglimento dell’appello evidenziando che: a) la dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2003 non era stata presentata dalla A. s.a.s., nè vi era prova del fatto che la dichiarazione era pervenuta (comunque, tardivamente) via posta; b) la dichiarazione annuale aveva un’importanza determinante, sicchè “la sua mancanza assegna automaticamente all’Ufficio il potere di emettere avviso di accertamento”; c) il reddito d’impresa relativo all’anno 2003 era stato calcolato “sulla base della percentuale media di redditività del fatturato negli anni 2002 e 2004, in modo da tener in debito conto il trend aziendale della società, applicando tale percentuale al volume d’affari 2003 comunicato dalla società nella comunicazione annuale IVA”;

2. avverso la sentenza della CTR la A. s.a.s. proponeva ricorso per cassazione, affidato a dieci motivi, di cui il terzo distinto in due submotivi;

3. L’Agenzia delle entrate resisteva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo di ricorso l’ A. s.a.s. deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 49, 53 e 56, nonchè degli artt. 112,342 e 345 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, lamentando un vizio di specificità dei motivi di appello con riferimento al mancato inoltro della dichiarazione Mod. Unico 2003;

1.1. in particolare, si evidenziava che l’Ufficio non ha riproposto in sede di appello la questione relativa all’effettiva trasmissione all’Amministrazione finanziaria della menzionata dichiarazione, con specifico riguardo alla ricevuta di ritorno prodotta dal ricorrente;

2. il motivo non è fondato;

2.1. come chiaramente si evince dal ricorso in appello dell’Agenzia delle entrate, quest’ultima ha affermato che la dichiarazione Mod. Unico 2003 non è stata presentata (cfr. pag. 4 del ricorso), sicchè la questione della mancata trasmissione della dichiarazione è stata devoluta con sufficiente specificità alla CTR, che l’ha correttamente delibata con riferimento alle modalità con le quali la A. s.a.s. ha dedotto di avere effettuato la trasmissione;

3. con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1335 e 2697 c.c., degli artt. 115 e 116 c.p.c., del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55 nonchè dei principi generali dell’ordinamento, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che la CTR ha errato nel ritenere che dalla ricevuta di ritorno allegata al ricorso non sia possibile evincere la spedizione della dichiarazione annuale 2003;

4. il motivo è inammissibile;

4.1. parte ricorrente intende censurare l’accertamento della CTR in ordine alla circostanza della materiale allegazione, alla raccomanda spedita dall’ A. s.a.s. all’Amministrazione finanziaria, della dichiarazione Mod. Unico 2003;

4.2. la censura è, peraltro, configurata come violazione di legge, mentre la questione avrebbe dovuto essere proposta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

5. con il terzo motivo di ricorso si deduce: a) insufficiente motivazione sul fatto decisivo e controverso della avvenuta spedizione del Mod. Unico 2003 in data 31/01/2005, avendo la CTR dato rilievo alle risultanze dell’Anagrafe tributaria piuttosto che alla ricevuta di spedizione della dichiarazione; b) violazione e falsa applicazione degli artt. 1335 e 2697 c.c., degli artt. 115 e 116 c.p.c., del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, nonchè dei principi generali dell’ordinamento, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che non può essere data valenza dirimente alle risultanze dell’Anagrafe tributaria piuttosto che a quelle derivanti dagli avvisi relativi alla raccomandata allegata;

6. il motivo è complessivamente inammissibile;

6.1. come già chiarito con riferimento al secondo motivo di ricorso, la questione posta da parte ricorrente è di fatto e, dunque, è inammissibile la censura proposta con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, (censura sub b), non essendo inutile, comunque, rilevare che l’onere probatorio dell’invio della dichiarazione grava integralmente sulla società contribuente;

6.2. per quanto concerne, invece, la censura motivazionale, deve evidenziarsi che la CTR ha preso in considerazione le risultanze probatorie in atti, offrendo una motivazione logica e coerente in ordine alla ritenuta mancata trasmissione della dichiarazione annuale, facendo leva sulle risultanze dell’Anagrafe tributaria e sulla mancanza di elementi indiziari tali da far presumere l’invio della dichiarazione unitamente alla raccomandata di cui riferisce la società contribuente;

6.3. la censura proposta dalla A. s.a.s. tende a dare una diversa valutazione di merito dei medesimi fatti già presi in considerazione dalla CTR, con conseguente inammissibilità della censura;

7. con il quarto motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2,commi 1, 2, 7 e 9, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, della L. 27 maggio 1949, n. 260, art. 2 e dell’art. 115 c.p.c. e art. 155 c.p.c., comma 2in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi che erroneamente la CTR avrebbe ritenuto tardivo l’invio della dichiarazione annuale;

8. con il quinto motivo di ricorso la A. s.a.s. contesta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 8, del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 3 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziando che la presentazione per posta anzichè in via telematica comporta unicamente l’applicazione di una sanzione;

9. entrambi i motivi restano assorbiti per carenza di interesse;

9.1. ha trovato, infatti, conferma la statuizione della CTR in ordine al mancato invio, a mezzo posta, della dichiarazione annuale, sicchè è superfluo discutere del tardivo invio di tale dichiarazione ovvero della equipollenza dell’invio a mezzo posta con l’invio telematico;

10. con il sesto motivo si deduce la violazione degli artt. 112 e 346 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49,evidenziandosi l’omessa pronuncia in ordine alla questione, devoluta dalla società contribuente alla CTR, relativa alla mancata detrazione dell’IVA a credito a seguito di accertamento ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55;

11. il motivo è fondato;

11.1. la CTR ha del tutto omesso qualsiasi pronuncia sulla questione sollevata da parte ricorrente, sicchè la sentenza va sul punto cassata con rinvio alla CTR del Lazio per l’esame di detta questione;

12. con il settimo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19, 30 e 55 e del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 41, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi la legittimità, in sede di accertamento induttivo, della detrazione dell’IVA a credito risultante dalle dichiarazioni periodiche;

13. con l’ottavo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 8 e del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19,30 e 55, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, evidenziandosi il tempestivo invio della dichiarazione IVA annuale spedita in data 01/03/2004;

14. con il nono motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 18, comma 1, della direttiva n. 388/1977/CE(cd. sesta direttiva), dell’art. 117 Cost., nonchè dei principi generali dell’ordinamento comunitario, evidenziandosi che la violazione di obblighi solo formali non impedisce la detrazione dell’IVA;

15. i menzionati motivi, tutti espressamente proposti in via subordinata per il caso di eventuale rigetto del sesto motivo, restano assorbiti dall’accoglimento di quest’ultimo, sicchè non v’è neppure ragione di valutare la questione di costituzionalità e la richiesta di rinvio pregiudiziale sollevate con il nono motivo;

16. con il decimo motivo la A. s.a.s. deduce insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, costituito dall’illogicità delle risultanze dell’accertamento induttivo e dall’inattendibilità dei dati assunti per valutare la capacità reddituale della società contribuente nell’anno 2003;

16.1. in particolare, la ricorrente pone in discussione le modalità di accertamento dei redditi sulla base di spese telefoniche mai sostenute dalla società contribuente e puntualmente contestate;

17. il motivo è inammissibile;

17.1. la circostanza dedotta da parte ricorrente non è, infatti, decisiva e non va ad inficiare la legittimità dell’accertamento induttivo posto in essere dall’Amministrazione finanziaria, essendo lo stesso fondato anche su altri elementi: il reddito relativo all’anno 2003 è stato calcolato, infatti, sulla percentuale media di redditività del fatturato negli anni 2002 e 2004 e applicando tale percentuale al volume d’affari 2003; in tale contesto, l’indicazione di spese telefoniche eccessive costituisce solo un elemento ulteriore, che non ha concorso alla determinazione della percentuale di ricarico;

18. in conclusione, il ricorso va accolto con riferimento al sesto motivo, assorbiti i motivi quarto, quinto, settimo, ottavo e nono, rigettati i motivi primo, secondo, terzo e decimo; la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla CTR del Lazio, in diversa composizione, perchè provveda anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso limitatamente al sesto motivo, dichiara assorbiti i motivi quarto, quinto, settimo, ottavo e nono, rigetta gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 6 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2018

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