Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28694 del 23/12/2011

Cassazione civile sez. lav., 23/12/2011, (ud. 09/11/2011, dep. 23/12/2011), n.28694

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

L.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TACITO 50,

presso lo studio dell’avvocato COSSU BRUNO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato RECCHI EMILIA, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

VIDEOPRESS S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TAZIO NUVOLARI 173, presso lo

studio dell’avvocato BIZZARRO DOMENICO, che la rappresenta e difende,

giusta mandato speciale in atti;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 8427/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 23/03/2006 r.g.n. 2909/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/11/2011 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MAMMONE;

udito l’Avvocato BRUNO COSSU;

udito l’Avvocato DOMENICO BIZZARRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- Con ricorso ex art. 414 c.p.c. L.D. chiedeva al giudice del lavoro di Roma di accertare che la prestazione lavorativa effettuata in favore di Videopress s.r.l., consistente nella creazione e nella gestione di programmi informatici, aveva natura di lavoro subordinato.

2.- Rigettata la domanda e proposto appello da L., la Corte d’appello di Roma con sentenza del 23.3.06 rigettava l’impugnazione ritenendo che la lavoratrice non avesse ottemperato all’onere di provare l’esistenza della subordinazione. La stessa aveva dedotto solamente di aver ricevuto dai responsabili della società le disposizioni relative al lavoro da svolgere e di aver seguito le direttive e disposizioni dagli stessi impartite, senza specificare puntuali circostanze di esercizio di potere direttivo, organizzativo e disciplinare di tali soggetti, impedendo il riscontro degli elementi che integrano la natura subordinata della prestazione.

3.- Propone ricorso per cassazione L.. Videopress s.r.l. ha depositato procura. Dopo le conclusioni del Procuratore generale il Difensore di L. ha presentato alla Corte osservazioni scritte ai sensi dell’art. 379 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4.- L. deduce, con unico motivo, violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. a proposito del rilievo da assegnare ai c.d. indici sussidiari della subordinazione ai fini della dimostrazione della natura subordinata del rapporto. In particolare, evidenzia l’erroneità del passaggio motivazionale con cui la Corte d’appello sostiene che continuità della prestazione, rispondenza dei suoi contenuti ai fini dell’impresa, modalità di erogazione della retribuzione, assenza di rischio e osservanza di orario siano compatibili anche con il lavoro autonomo parasubordinato e, pertanto, non assumano rilievo determinante ai fini della qualificazione del rapporto come subordinato. Quelle modalità di svolgimento del rapporto, ove globalmente considerate, avrebbero dovuto invece dar luogo a presunzione semplice di esistenza della subordinazione, facendo scattare per la controparte l’onere di fornire la prova di fatti ulteriori idonei a superare la presunzione stessa.

5.- Rileva il Collegio che tale mezzo di impugnazione non coglie il punto qualificante della motivazione impugnata. Il giudice di merito, infatti, ha ritenuto che nel descrivere le modalità di svolgimento del rapporto, parte attrice non ha specificato il contenuto delle direttive e delle disposizioni ricevute dalla controparte, nè ha indicato quale fossero le attività di vigilanza e controllo su di essa esercitate dagli organi della società convenuta, di modo che la considerazione dei riferiti parametri della prestazione – di per sè neutri, in quanto riferibili pure al lavoro autonomo – non consentiva, per la genericità delle indicazioni offerte, il giudizio di esistenza della subordinazione. In altre parole, il giudice di merito, non è entrato nella valutazione giuridica della esistenza o meno della subordinazione, in quanto ha ritenuto gli elementi offerti sul piano descrittivo e, a maggior ragione sul piano probatorio, inidonei a supportarla.

6.- In ragione di tale inidoneità della domanda, correttamente dunque la Corte d’appello ha rigettato l’impugnazione. Il ricorso in esame non risolve tale denunziata carenza e, pertanto, deve essere rigettato.

7.- Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vanno liquidate tenendo conto della sola trattazione effettuata in pubblica udienza, essendosi la soc. Videopress costituita con il deposito della procura.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 20,00 per esborsi ed in Euro 1.000,00 per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa.

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2011

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