Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28691 del 27/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 28691 Anno 2013
Presidente: BUCCIANTE ETTORE
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso 1285-2008 proposto da:
PIPERNO

LUCETTA

PPRLTT41A71H501E,

domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 26,

elettivamente
presso lo studio

dell’avvocato PIERETTI MARIA CRISTINA, che la
rappresenta e difende;
– ricorrentecontro

2013
2413

URBANI

MARIO

RBNMRA34E09E256P,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI TRE OROLOGI 20, presso lo
studio dell’avvocato PICOZZA PAOLO, che lo rappresenta
e difende;

Data pubblicazione: 27/12/2013

- controricorrente

avverso la sentenza n. 1906/2007 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 26/04/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/11/2013 dal Consigliere Dott. VINCENZO

udito l’Avvocato D’ALESSIO Giorgio,

con delega

depositata in udienza dell’Avvocato PIERETTI Maria
Cristina, difensore della ricorrente che si riporta
agli atti;
udito l’Avvocato FUSCO Gianluca, con delega depositata
in udienza dell’Avvocato PICCOZZA Paolo, difensore del
resistente che si riporta agli atti;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUCIO CAPASSO che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

CORRENTI;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con citazione 16.6.1994 Lucetta Piperno conveniva davanti al Tribunale di Roma Mario
Urbani per sentir dichiarare la risoluzione del preliminare, intercorso nel 1979 tra le
parti/ relativo al lotto di terreno di mq 10680 con sovrastante casa rustica identificato

promissario acquirente Urbani che dal 30.10.1983 aveva cessato i pattuiti pagamenti di
lire 770.000 mensili, ovvero ex art. 1456 cc.
L’attrice precisava di aver già in precedenza convenuto dinanzi al Tribunale di Roma
per la risoluzione, il rilascio ed i danni l’Urbani che in quella sede aveva eccepito di
aver sospeso i pagamenti perché il promittente venditore non aveva eseguito le opere di
lottizzazione cui si era impegnato. Il tribunale, con sentenza n. 14360/87, confermata in
appello ed in cassazione, aveva ritenuto legittima la sospensione dei pagamenti.
Il promissario acquirente non aveva più ripreso i pagamenti sebbene fossero state ormai
da tempo realizzate tutte le opere di urbanizzazione promesse per cui chiedeva il rilascio
ed i danni.
Il convenuto chiedeva il rigetto della domanda e svolgeva riconvenzionale ex art. 2932
cc di trasferimento nonché in subordine la restituzione di quanto pagato ed i danni,
deducendo di aver corrisposto lire 35.200.000 su un totale di 37.000.000 mentre non
risultava la realizzazione delle opere dovute/ per cui era giustificato ex art. 1460 cc il
rifiuto a completare i pagamenti.
Con sentenza 27.11.2002 il tribunale rigettava tutte le domande attrici ritenendo
inapplicabile la clausola risolutiva espressa a seguito del precedente giudicato e di
scarsa importanza l’inadempimento del convenuto successivo al completamento delle
opere; rigettava la domanda di trasferimento non avendo l’Urbani offerto di pagare il

con il n. 20/A e compreso nella tenuta San Benedetto di Sutri, per inadempimento del

prezzo e compensava le spese, decisione appellata dalla Pipemo mentre l’appellato
eccepiva l’inammissibilità della domanda nuova di risoluzione per il mancato
versamenthdegli interessi compensativi ed il rigetto dell’appello.
La Corte di appello di Roma, con sentenza 26.4.2007, rigettava l’appello con condanna

risolutiva espressa sia quella sulla scarsa importanza dell’inadempimento dell’Urbani.
Ricorre Piperno con tredici motivi, e relativi quesiti, illustrati da memoria, resiste
Urbani.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Col primo motivo si denunziano vizi di motivazione perché la sentenza passata in
giudicato ha rigettato la domanda di risoluzione tenendo conto del comportamento
dell’Urbani fino al 19.2.1985 mentre nessuna rilevanza può avere per il periodo
successivo. Nè viene spiegata la ragione per cui alle date del 1987 o addirittura del
1992, non coperte dal giudicato, la clausola risolutiva espressa non fosse operante.
Manca il momento di sintesi.
Col secondo motivo si lamenta violazione degli artt. 1456, 1453, 1455 cc col quesito se
le norme in tema di risoluzione per inadempimento di non scarsa importanza o in tema
di clausola risolutiva espressa richiedano o meno la costituzione in mora della parte
debitrice.
Col terzo motivo si denunzia violazione degli artt. 1176, 1460, 2909 cc col quesito se
l’accertamento con sentenza passata in giudicato di una eccezione di inadempimento
volta a paralizzare una domanda di risoluzione renda o meno necessario, prima della
riproposizione, una formale comunicazione della cessazione dell’inadempimento.

alle spese ritenendo infondata sia la doglianza sulla inoperatività della clausola

Col quarto motivo si denunzia violazione dell’art. 345 cpc col quesito se proposta
l’azione di risoluzione costituisca domanda nuova in appello la doglianza in ordine alla
mancata considerazione di una componente del corrispettivo, ai fini della valutazione
sulla non scarsa importanza dell’inadempimento.

degli interessi, senza momenti di sintesi.
Col sesto motivo si deduce motivazione insufficiente sulla asserita non specifica
contestazione della somma ancora dovuta, senza momento di sintesi.
Col settimo motivo si lamenta motivazione insufficiente sempre in ordine alla somma
ancora dovuta a saldo, senza momento di sintesi.
Con l’ottavo motivo si denunzia violazione dell’art. 1499 cc col quesito sulla sua
applicabilità.
Col nono motivo si lamenta violazione degli artt. 1499 e 1460 cc col quesito se
l’eccezione di inadempimento esima o meno dal pagamento degli interessi.
Col decimo motivo si denunzia violazione dell’art. 1455 col quesito se la valutazione di
non scarsa importanza dell’inadempimento debba comprendere ogni somma dovuta.
Con l’undicesimo motivo si deducono vizi di motivazione perché il giudice di appello
non indica quale norma rende inapplicabile l’art. 1499 o la clausola relativa agli
interessi, senza momento di sintesi.
Col dodicesimo motivo si denunzia motivazione illogica sempre in ordine agli interessi
perchè si parificano due situazioni diverse: quella dell’anticipata consegna e quella della
consegna del bene solo all’atto della corresponsione integrale del prezzo.
Col tredicesimo motivo si deducono vizi di motivazione per essere state ritenute
irrilevanti le cambiali prodotte in giudizio.

Col quinto motivo si lamentano vizi di motivazione in ordine al mancato pagamento

Osserva questa Corte Suprema:
La sentenza impugnata ha affermato che, passata in giudicato la pronuncia che aveva
accertato l’inadempimento della promittente venditrice, quest’ultima era tenuta a
comunicare formalmente il completamento delle opere e richiedere il saldo.

indicato nel giudizio di primo grado nel non aver ripreso i pagamenti.
Questa essendo la ratio decidendi della decisione impugnata le odierne censure sono
inidonee a ribaltarla.
La prima manca del momento di sintesi necessario ratione temporis trattandosi
di sentenza depositata il 26.4.2007, la seconda formula un quesito che non tiene conto
che la sentenza non parla di costituzione in mora ma di comunicazione formale del
completamento delle opere, la terza non è risolutiva e la risposta al quesito è nel senso
della necessità di una comunicazione, la quarta non tiene conto che la sentenza fa
riferimento alla mancata richiesta degli interessi in primo grado per cui occorreva
dimostrare il contrario, la quinta manca del momento di sintesi e presupponeva una
impugnativa ex art. 1362 cc riportando le clausole contrattuali.
L’opera dell’interprete, mirando a determinare una realtà storica ed obiettiva,
qual è la volontà delle parti espressa nel contratto, è tipico accertamento in fatto
istituzionalmente riservato al giudice del merito, censurabile in sede di legittimità
soltanto per violazione dei canoni legali d’ermeneutica contrattuale posti dagli artt. 1362
ss. CC, oltre che per vizi di motivazione nell’applicazione di essi; pertanto, onde far
valere una violazione sotto entrambi i due cennati profili, il ricorrente per cassazione
deve, non solo fare esplicito riferimento alle regole legali d’interpretazione mediante
specifica indicazione delle norme asseritamente violate ed ai principi in esse contenuti,

Quella sugli interessi appariva una domanda nuova perché l’inadempimento era stato

ma è tenuto, altresì, a precisare in qual modo e con quali considerazioni il giudice del
merito siasi discostato dai canoni legali assuntivamente violati o questi abbia applicati
sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti.
Di conseguenza, ai fini dell’ammissibilità del motivo di ricorso sotto tale

concesso lo si possa fare implicitamente – la mera critica del convincimento, cui quel
giudice sia pervenuto, operata, come nella specie, mediante la mera ed apodittica
contrapposizione d’una difforme interpretazione a quella desumibile dalla motivazione
della sentenza impugnata, trattandosi d’argomentazioni che riportano semplicemente al
merito della controversia, il cui riesame non è consentito in sede di legittimità (e
pluribus, da ultimo, Cass. 9.8.04 n. 15381, 23.7.04 n. 13839, 21.7.04 n. 13579, 16.3.04
n. 5359, 19.1.04 n. 753).
La sesta e la settima censura mancano del momento di sintesi, l’ottava non tiene conto
che è stata ritenuta legittima la sospensione dei pagamenti, la nona trascura che gli
interessi compensativi conseguono al godimento della cosa, nella specie inesistente per
la mancata utilizzabilità, la decima omette di considerare che la valutazione
dell’importanza dell’inadempimento è prerogativa del giudice di merito, e nella specie,
valgono per gli interessi le considerazioni già svolte, l’undicesima , la dodicesima e la
tredicesima mancano del momenti di sintesi.
Va, peraltro, considerato che il convenuto aveva eccepito il pagamento quasi dell’intero
prezzo e che non è stata accolta la sua domanda di trasferimento.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, liquidate in euro
2700, di cui 2500 per compensi, oltre accessori.

profilo prospettato, non può essere considerata idonea – anche ammesso ma non

Roma 15 novembre 2013.

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