Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28672 del 23/12/2011

Cassazione civile sez. II, 23/12/2011, (ud. 02/12/2011, dep. 23/12/2011), n.28672

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FELICETTI Francesco – Presidente –

Dott. NUZZO Laurenza – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.S.P., Titolare dell’omonima Ditta Artigiana di

Costruzioni Meccaniche e Agricole P.I. (OMISSIS) elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA PALESTRO 56, presso lo studio dell’avvocato

FATICA ALESSANDRO, rappresentato e difeso dagli avvocati COLUCCI

NICOLA, LIBERATORE ANTONIO;

– ricorrente –

contro

T.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, LARGO BRANCACCIO 83, presso lo studio dell’avvocato BRUNO

ANDREA, rappresentato e difeso dagli avvocati LIBERATORE GAETANO,

LIBERATORE LUCIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 286/2006 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 12/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/12/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

T.A. proponeva opposizione avverso il decreto emesso il 13-12-1994 dal Presidente del Tribunale di Larino avente ad oggetto l’ingiunzione nei propri confronti del pagamento di L. 17.000.000 oltre interessi in favore di D.S.P., titolare dell’omonima ditta con sede in (OMISSIS), a titolo di residuo corrispettivo del prezzo di vendita di macchinar agricoli effettuata allo stesso T. come da fattura n. (OMISSIS);

l’opponente deduceva di aver pagato l’intero prezzo, ed in particolare il 50% e l’intera IVA al momento della fornitura e come da quietanza, ed il saldo dopo qualche mese.

Costituendosi in giudizio il D.S. chiedeva il rigetto dell’opposizione sostenendo che la suddetta quietanza era stata apposta solamente a fine di far ottenere il finanziamento regionale e bancario al T..

Il Tribunale adito con sentenza del 30-8-2004 rigettava l’opposizione.

Proposto gravame da parte del T. cui resisteva il D.S. la Corte di Appello di Campobasso con sentenza del 12-10-2006, in riforma della decisione di primo grado, ha accolto l’opposizione proposta dal T. avverso il predetto decreto ingiuntivo e, per l’effetto, ha rigettato la domanda proposta dal D.S. nei confronti del T. ed ha revocato il menzionato decreto ingiuntivo.

Per la cassazione di tale sentenza il D.S. ha proposto un ricorso articolato in tre motivi cui il T. ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve ritenersi infondata l’eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dal controricorrente per l’asserita mancanza del requisito dell’autosufficienza, atteso che in realtà in esso sono stati indicati tutti gli elementi utili per avere in tale sede una completa cognizione dell’oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni in esso assunte dalle parti.

Venendo quindi all’esame del ricorso, si rileva che con il primo motivo il ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1199-1334 e 1335 c.c. e vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata per aver disatteso la dichiarazione del D. S. di aver ricevuto soltanto un pagamento parziale dell’importo di cui alla fattura n. (OMISSIS) di L. 32.076.450, rimanendo creditore della residua somma di L. 17.000.000; invero il giudice di appello ha attribuito valore probatorio ad altra fattura prodotta in fotocopia dalla controparte, avente a margine l’annotazione dell’avvenuto pagamento del 50% dell’importo e dell’intera IVA, spedita dall’esponente non già al T., bensì alla Cassa di Risparmio di Roma, sede di Campobasso, con missiva del 2-1-1991 con la quale si autorizzava il suddetto Istituto di Credito al versamento di L. 13.477.000 in favore del T. stesso, precisandosi che quest’ultimo aveva interamente pagato l’importo della fattura, e che tale dichiarazione era da considerarsi “quietanza totale della fattura”; in tal modo non è stato considerato che la quietanza non era stata rilasciata al T., ma a soggetto diverso dal debitore, ovvero alla Cassa di Risparmio di Roma, al solo scopo di consentire al suddetto Istituto di effettuare il predetto finanziamento allo stesso T.; pertanto la quietanza non poteva avere valore liberatorio.

Il ricorrente ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. ha formulato il seguente quesito di diritto: “Se la quietanza diretta a soggetto diverso dal debitore ha valore liberatorio per quest’ultimo”.

Il motivo è inammissibile in quanto l’enunciato quesito di diritto è astratto e generico rispetto alla risoluzione della questione decisa dalla sentenza impugnata.

Invero il giudice di appello ha ritenuto che il T. aveva pagato l’intero prezzo dei macchinari agricoli vendutigli dal D.S. non solo in base alla missiva del 2-1-1991 inviata da quest’ultimo alla Cassa di Risparmio di Roma sede di Campobasso (nella quale, autorizzandosi il suddetto Istituto di Credito al versamento in favore del T. della somma di L. 13.477.000 per prestito agrario, si precisava che costui aveva interamente pagato l’importo della fattura n. (OMISSIS) e che “la presente dichiarazione è da considerarsi quietanza totale della fattura”), ed alla fattura stessa prodotta dall’appellante avente a margine l’annotazione di avvenuto pagamento del 50% del corrispettivo e dell’intera IVA, ma anche alla luce di una valutazione complessiva delle risultanze probatorie che ha escluso la natura parzialmente fittizia dei due suddetti documenti, secondo l’assunto del D.S., per la insussistenza di elementi di riscontro in tal senso, sia di carattere normativo, avuto riguardo alla legislazione regionale, sia di natura probatoria, non avendo i testi escussi corroborato la tesi dell’attuale ricorrente;

inoltre la Corte territoriale ha maturato il proprio convincimento anche all’esito di altre considerazioni, avendo evidenziato che l’importo che il D.S. ha riconosciuto essergli stato pagato non era corrispondente a quello di cui alla quietanza riportata nella fattura prodotta dal T. (ovvero 50% del corrispettivo della fornitura e intera IVA), e che doveva ritenersi inattendibile che per ben due volte, e per forniture di notevole importo, la stessa ditta fornitrice avesse rilasciato all’acquirente una fittizia quietanza di pagamento senza alcuna cautela (quale ad esempio una controdichiarazione), da parte del creditore dichiarante, intesa a rappresentare, all’occorrenza, una ben diversa realtà in ordine alla estinzione del vantato credito.

E’ quindi evidente che la sentenza impugnata non ha deciso la controversia attribuendo semplicemente valore liberatorio per il T. alla menzionata missiva del 2-1-1991, ma all’esito di una valutazione globale anche di carattere presuntivo degli elementi acquisiti; pertanto l’enunciato quesito di diritto, comunque anche privo del diverso principio di diritto che il ricorrente assume corretto e che si sarebbe dovuto applicare, risulta inconferente, in quanto la risposta ad esso, anche se positiva per l’istante, sarebbe comunque priva di rilevanza nella fattispecie in quanto inidonea a risolvere la questione decisa con la sentenza impugnata.

Con il secondo motivo il ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 2722-2726-2735 e 1417 c.c., assume che erroneamente il giudice di appello ha ritenuto inammissibile la prova per testi articolata dall’esponente e diretta a dimostrare che la predetta quietanza era simulata ed era stata rilasciata per consentire al T. il finanziamento da parte della Cassa di Risparmio di Roma; infatti tale quietanza, non essendo stata rilasciata direttamente al debitore, non aveva valore nè di contratto nè di atto unilaterale ex art. 1334 c.c., e avrebbe dovuto essere liberamente apprezzata quale confessione ex art. 2735 c.c.;

inoltre detta prova sarebbe stata ammissibile anche se si fosse ritenuto che la quietanza menzionata era valida ed efficace nei confronti del T., in quanto diretta a far valere l’illiceità della quietanza stessa con la quale veniva affermato il falso per far conseguire indebitamente al T. il prestito agrario.

Il motivo è inammissibile per difetto di interesse.

Infatti la Corte territoriale, pur avendo ritenuto inammissibile la prova per testi formulata dal D.S. ed espletata nel giudizio di primo grado, ha poi comunque esaminato le dichiarazioni testimoniali, procedendo quindi ad una loro valutazione sul piano probatorio.

Con il terzo motivo il D.S., denunciando omessa e/o insufficiente motivazione, censura la sentenza impugnata per aver disatteso le risultanze della prova testimoniale fornita dall’esponente in ordine al mancato pagamento del saldo della fattura n. (OMISSIS) quietanzata per il 50% dell’importo totale.

Invero, pur avendo i testi escussi dichiarato di non aver visto effettuare il pagamento del saldo, la prova del mancato pagamento avrebbe dovuto essere desunta dalle altre circostanze riferite dai testi stessi, avendo essi affermato che, al momento della consegna della dichiarazione liberatoria alla banca, nessun pagamento era stato effettuato dal T. al D.S. (a parte l’acconto del 50% quietanzato nella fattura n. (OMISSIS)), e che, al fine di far ottenere il prestito agrario agli acquirenti di mezzi agricoli, era necessario presentare preventivamente alla banca erogatrice del prestito stesso una quietanza relativa all’avvenuto pagamento del prezzo; infine era irrilevante l’assunto della sentenza impugnata secondo cui il D.S., data la sua esperienza commerciale, non avrebbe dovuto rilasciare due quietanze per una fornitura di rilevante valore, posto che la seconda quietanza, per le ragioni già esposte, non era stata rilasciata al T., bensì alla banca.

Il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. in quanto privo di esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione.

Invero tale censura, essendo limitata soltanto ad evidenziare una errata e lacunosa valutazione delle risultanze istruttorie, è priva di quel necessario momento di sintesi che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (vedi al riguardo Cass. S.U. 1-10-2007 n. 20603; Cass. S.U. 18-6-2008 n. 16528).

Il ricorso deve quindi essere rigettato; ricorrono giusti motivi, avuto riguardo alla natura peculiare della controversia, per compensare interamente tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso e compensa interamente tra le parti le spese di giudizio.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2011

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