Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2867 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 31/01/2022, (ud. 30/09/2021, dep. 31/01/2022), n.2867

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12645-2016 proposto da:

I.A., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato AGOSTINO FULVIO LICARI;

– ricorrente –

contro

ACQUAENNA S.c.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SALARIA 292, presso lo studio

dell’avvocato PAOLA BARTOLINI, rappresentata e difesa dagli avvocati

ALBERTO PISTONE, FULVIA FAZZI;

– controricorrente –

E contro

PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIANA, ASSESSORATO REGIONALE

DELL’ENERGIA E DEI SERVIZI DI PUBBLICA UTILITA’, rispettivamente in

persona del Presidente e dell’Assessore pro tempore, rappresentati e

difesi ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrenti –

E contro

CONSORZIO ATO – AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE N. (OMISSIS) DI

(OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 12/2016 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 16/02/2016 R.G.N. 398/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/09/2021 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Caltanissetta, in parziale accoglimento dell’appello proposto da Acquaenna s.c.p.a. e in parziale riforma della pronuncia di primo grado che aveva dichiarato la nullità del licenziamento intimato alla lavoratrice da Asen s.p.a. e accertato il diritto della medesima alla prosecuzione del rapporto di lavoro con Acquaenna s.c.p.a., ha condannato la suddetta società al pagamento in favore di I.A. di una somma pari alle retribuzioni spettanti dal 28.11.2012 al 23.4.2013, detratto quanto dal medesima percepito a titolo di indennità di disoccupazione per lo stesso periodo, confermando nel resto la decisione di primo grado.

2. I.A., con il ricorso introduttivo di primo grado, aveva dedotto: a) di essere stata dipendente dell’ASEN – Azienda Speciale Ennese in liquidazione – e successivamente, sin dal 2006, in posizione di comando presso Acquaenna s.c.p.a. in forza di convenzione di gestione del 19.11.2004; b) di essere stata debitamente inclusa nell’elenco generale del personale da trasferire dall’ASEN s.p.a. all’Acquaenna s.c.p.a., nuovo soggetto di gestione del servizio idrico integrato nell’ambito territoriale della Provincia di Enna; c) di essere stata licenziata da ASEN s.p.a. con nota del 20.7.2012 (con decorrenza dal 28.11.2012) d) che il licenziamento era illegittimo per violazione della L.R. n. 20 del 2003, art. 36, del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 173 e dell’art. 2112 c.c., nonché per violazione della convenzione di gestione, art. 6, secondo cui il nuovo gestore avrebbe dovuto assumere il personale nominativamente individuato entro tre mesi dalla sottoscrizione della medesima convenzione.

3. La Corte di appello di Caltanissetta, a fondamento della propria decisione e per quello che interessa in questa sede, ha rilevato che: a) l’obbligo in capo ad Acquaenna s.c.p.a. (quale nuovo gestore del servizio idrico integrato) di assunzione della dipendente già in precedenza addetta a tale servizio e il correlativo diritto soggettivo all’assunzione della medesima dipendente discendeva direttamente dalla legge; b) era stato correttamente applicato il principio secondo cui il trasferimento di azienda faceva sì che il rapporto di lavoro proseguisse con il cessionario e che il lavoratore conservasse tutti i diritti derivanti dal pregresso rapporto di lavoro; c) la responsabilità per la mancata assunzione era in capo ad Acquaenna s.c.p.a., con esclusione di alcuna responsabilità – neppure in via solidale – in capo all’ASEN; d) in ordine alla quantificazione del danno era in parte fondata la censura dell’appellante, dovendosi valutare il rifiuto del lavoratore all’offerta di assunzione, perché ritenuta non conveniente, di talché le retribuzioni dovute andavano limitate dal 28.11.2012 (data del licenziamento) al 23.4.2013 (offerta lavorativa rifiutata); e) andava detratto, inoltre, a titolo di aliunde perceptum, quanto ricevuto nel medesimo periodo dal lavoratore a titolo di indennità di disoccupazione, conseguenza immediata e diretta del licenziamento illegittimo.

4. Avverso la sentenza di secondo grado I.A. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

5. Hanno resistito con controricorso Acquaenna s.c.p.a., la Presidenza della Regione Siciliana e l’Assessorato all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità.

6. Il Consorzio ATO – Ambito Territoriale Ottimale n. (OMISSIS) di (OMISSIS) è rimasto intimato. L’ASEN – Azienda Speciale Ennese di liquidazione, invece, non è stata destinataria della notifica del ricorso per cassazione.

7. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e la mancata applicazione della L.R. 3 dicembre 2003, n. 20, art. 36, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 173, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 31 e dell’art. 2112 c.c., nonché la violazione e falsa applicazione dell’art. 1460 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, il rifiuto di accettare l’offerta di assunzione dell’Acquaenna s.c.p.a., palesemente antigiuridica perché in essa non era stata riconosciuta la conservazione dei diritti già acquisiti, sarebbe stato legittimo; inoltre, evidenzia che la offerta formale di assunzione in Acquaenna s.c.p.a. era stata rivolta il 23.4.2013, dopo il deposito del ricorso di primo grado avvenuto l’1.3.2013.

2. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 1223 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere erroneamente ritenuto la indennità di disoccupazione percepita dal 28.11.2012 al 23.4.2013 quale aliunde perceptum, in quanto, da un lato, la percezione di tale indennità era stata impropriamente messa in relazione con il danno patito per il licenziamento disposto da ASEN s.p.a. quando, invece, avrebbe dovuto essere realizzata con la mancata prosecuzione del rapporto con Acquaenna s.c.p.a. per cui, trattandosi di fatti diversi, non poteva operare il principio della compensatio lucri cum damno; dall’altro, perché non era stato considerato che l’indennità di disoccupazione ha natura previdenziale e quindi non era stata percepita attraverso l’impiego della capacità lavorativa e poi perché tali proventi non potevano considerarsi definitivamente acquisiti al patrimonio del lavoratore, essendo ripetibili dall’ente previdenziale allorché vengano meno i presupposti per la loro erogazione.

3. Preliminarmente deve essere respinta l’eccezione di difetto di integrità del contraddittorio, sollevata da Acquaenna s.c.p.a., per non essere stato il ricorso del lavoratore notificato ad ASEN spa in liquidazione.

4. Invero, in un contesto di cause scindibili, il principio costituzionale di ragionevole durata del processo impedisce al giudice di adottare provvedimenti che, senza utilità per il diritto di difesa o per il rispetto del contraddittorio, ritardino inutilmente la definizione del giudizio (cfr. Cass. 6.8.2010 n. 18375).

5. Pertanto, nel caso di specie, la circostanza che il ricorso per cassazione non sia stato notificato ad ASEN in liquidazione spa, contumace in appello, rende superfluo il rinvio della causa per provvedere a tale incombente, atteso che nessuna delle parti costituite nel giudizio di legittimità ha formulato domande nei confronti di tale società.

6. Peraltro, è stato anche affermato (Cass. 5.9.2003 n. 12942) che in tema di impugnazioni relative a causa scindibili, qualora il ricorso per cassazione non sia stato notificato ad una delle parti vittoriose nel giudizio di appello (I’ASEN spa in liquidazione alcun pregiudizio ha ricevuto dall’esito del gravame) non deve essere ordinata l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 332 c.p.c., se, alla data in cui dovrebbe essere disposta l’integrazione, detta parte (come nel caso concreto) sia decaduta dalla facoltà di proporre impugnazione tardiva, per decorso del termine di cui all’art. 327 c.p.c..

7. Ne consegue che la mancata notifica del ricorso per cassazione, da parte del lavoratore, alla ASEN spa in liquidazione non rileva ai fini della corretta instaurazione del presente giudizio né deve essere disposta alcuna integrazione del contraddittorio.

8. Venendo all’esame dei motivi di ricorso, osserva il Collegio che il primo non è fondato.

9. La Corte territoriale, in relazione alla denunziata violazione di legge, si è attenuta ai principi statuiti in sede di legittimità (cfr. Cass. 8.11.2016 n. 22626; Cass. 3.7.2000 n. 8800) secondo i quali il giudice, ove venga proposta dalla parte l’eccezione “inadimplenti non est adimplendum” deve procedere ad una valutazione comparativa degli opposti inadempimenti avendo riguardo anche alla loro proporzionalità rispetto alla funzione economico-sociale del contratto e alla loro rispettiva incidenza sull’equilibrio sinallagmatico, sulla posizione delle parti e sugli interessi delle stesse.

10. Deve essere valutata, pertanto, la gravità dell’inadempimento della parte nei cui confronti è opposta l’eccezione in relazione all’interesse dell’altra parte a norma dell’art. 1455 c.c. che rifiuta di adempiere alla propria obbligazione con un comportamento improntato a buona fede, giustificabile ai sensi dell’art. 1460 c.c., comma 2.

11. La valutazione relativa a tali elementi, indispensabili per l’applicabilità della suddetta eccezione, si risolve in un apprezzamento di fatto demandato al giudice del merito ed e’, pertanto, insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato. (cfr. Cass. 25.11.2005 n. 24899; Cass. 8.9.1994 n. 7701).

12. Nella fattispecie in esame, i giudici di appello hanno fornito una esauriente motivazione sul valore del rifiuto del lavoratore che, di fronte ad una proposta di assunzione a lui rivolta, in una ipotesi di successione ex lege del trasferimento del personale ASEN spa ad Acquaenna s.c.p.a., ex art. 2112 c.c., da parte di quest’ultima, ha ritenuto di non accettarla, perché ritenuta non conveniente, chiedendo poi a titolo risarcitorio per l’inadempimento grave del datore di lavoro, il pagamento delle retribuzioni mancate per il periodo di astensione facoltativa, quando, invece, avrebbe potuto e dovuto riprendere il servizio e, successivamente, se del caso, agire giudizialmente per le pretese differenze retributive.

13. La forma di tutela volontaria scelta dal lavoratore, secondo la Corte territoriale, si è posta sostanzialmente in contrasto con i principi di buona fede e correttezza e, con riguardo a queste argomentazioni logiche e congrue, non può assumere rilevanza neanche la circostanza che la proposta di assunzione fosse intervenuta dopo il deposito del ricorso di primo grado, perché in sede processuale la difesa del lavoratore ben avrebbe potuto rimodulare le relative pretese rispetto a quelle originariamente formulate.

14. E’ fondato, invece, il secondo motivo.

15. La Corte territoriale, ritenendo aliunde perceptum l’indennità di disoccupazione percepita dal lavoratore nel periodo (28.11.2012 – 23.4.2013) in cui illegittimamente il nuovo datore di lavoro non aveva proceduto all’assunzione del personale che ex lege avrebbe dovuto essere trasferito ad Acquaenna s.c.p.a., non si è adeguata al principio di legittimità (cfr. Cass. 27.3.2017 n. 7794; Cass. n. 2447/2009; Cass. n. 2716/2012) cui in questa sede si intende dare seguito, secondo il quale, in tema di aliunde perceptum, le somme percepite dal lavoratore a titolo di indennità di mobilità non possono essere detratte da quanto egli abbia ricevuto come risarcimento del danno per il mancato ripristino del rapporto di lavoro, atteso che detta indennità opera su un piano diverso dagli incrementi patrimoniali che derivano al lavoratore dall’essere stato liberato, anche se illegittimamente, dall’obbligo di prestare la sua attività, dando luogo la sua eventuale non spettanza ad un indebito previdenziale, ripetibile nei limiti di legge.

16. Avvalora, del resto, tale orientamento, la mancanza di definitività e di stabilità nel tempo della erogazione (come invece potrebbe ipotizzarsi in una fattispecie risarcitoria ove viene in rilievo la corresponsione dell’indennità di accompagnamento o di una pensione di invalidità ovvero di una rendita vitalizia) perché l’Istituto previdenziale, allorquando gli sarà comunicata la riammissione in servizio da parte della Acquaenna s.c.p.a. nel posto di lavoro senza soluzione di continuità, e “con conservazione dei diritti acquisiti e mantenimento dello status giuridico ed economico maturato presso ASEN spa” (cfr. sentenza di primo grado passata sul punto in giudicato), dovrà provvedere alla ripetizione di quanto corrisposto/ essendo venuto meno ex tunc il presupposto del diritto dell’assicurato alla prestazione, con la conseguenza che le relative somme non possono configurarsi come un effettivo incremento patrimoniale del lavoratore detraibile dall’ammontare del risarcimento del danno dovuto dal datore di lavoro.

17. Alla stregua di quanto esposto il secondo motivo deve essere accolto, rigettato il primo; la sentenza impugnata deve essere conseguentemente cassata in relazione al motivo accolto e rinviata ad altro giudice, che si individua nella Corte di appello di Catania, che procederà ad un nuovo esame sul punto attenendosi al principio sopra evidenziato e provvederà anche sulla determinazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigettato il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Catania cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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