Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2867 del 06/02/2020

Cassazione civile sez. III, 06/02/2020, (ud. 25/09/2019, dep. 06/02/2020), n.2867

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13134/2018 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IPPOLITO

NIEVO, 61/D, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA ONORATO,

rappresentato e difeso dagli avvocati STEFANO CAPPELLU, MARCO

COSTANTINI;

– ricorrente –

contro

D.F.L., R.G., R.R., nella qualità di

eredi di R.A.P., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA S. COSTANZA 27, presso lo studio dell’avvocato LUCIA MARINI,

rappresentati e difesi dall’avvocato PAOLO MARIOTTI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 6788/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25/09/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.M. ricorre per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Roma, del 26/10/2017 che, in parziale accoglimento dell’appello avverso la sentenza di primo grado che aveva rigettato la sua domanda di risarcimento dei danni nei confronti dell’avv. R.A.P. in relazione ad omessa attività difensiva nei confronti del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada in conseguenza di un incidente di cui il C. era rimasto vittima in data (OMISSIS) per colpa di un veicolo rimasto sconosciuto, ha dichiarato la sussistenza della responsabilità professionale dell’avv. R. e liquidato il danno nella misura di Euro 103.291,38, così quantificato in forza della sentenza della Corte costituzionale n. 560 del 18/12/1987 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 21, comma 1, modificato dalla L. 26 febbraio 1977, n. 39, n. 39, per la parte in cui non prevedeva l’adeguamento dei valori monetari ivi indicati e del conseguente progressivo adeguamento degli stessi.

Il Giudice di merito ha dunque condannato gli eredi del R., nel frattempo deceduto, a pagare la somma di Euro 103.291,38, oltre interessi legali sulla somma via via rivalutata, dalla domanda fino alla sentenza, nonchè interessi legali sulla somma rivalutata al saldo e spese del doppio grado del giudizio.

Avverso la sentenza C.M. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resistono gli eredi R. con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo – violazione e falsa applicazione degli artt. 1218 e 1223 c.c., artt. 12 e 14 preleggi, L. n. 990 del 1969, art. 19 e art. 21 e tabella A, come modificati dal D.P.R. 9 aprile 1986, n. 124, L. n. 20 del 1991, art. 19, artt. 1 e 5 Direttiva 84/5/Cee del 30/12/1983 e dei principi di diretta applicazione delle norme comunitarie, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Erronea determinazione della somma dovuta a titolo di risarcimento del danno per l’inadempimento di un contratto d’opera intellettuale, in relazione agli importi riconosciuti dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada per le lesioni personali subite in un sinistro stradale occorso in data (OMISSIS) – l’impugnante censura la sentenza nella parte in cui non avrebbe applicato, nel vuoto normativo creato dalla sentenza della Corte costituzionale, il limite minimo di massimale stabilito per i danni alle persone dall’art. 1, par. 2, Direttiva Cee del 30/12/1983 n. 84, non avendo lo Stato italiano adeguato il proprio ordinamento alla suddetta Direttiva alla data del 31/12/1987 e non avendo neppure potuto beneficiare della proroga fino al 31/12/1990 per non aver provveduto ad aumentare le garanzie entro la data del 31/12/1988. In applicazione di una sentenza di questa Corte, che aveva però riguardato un sinistro verificatosi in data (OMISSIS), ed in forza dell’efficacia cd. “orizzontale” della Direttiva la somma da liquidarsi avrebbe dovuto essere almeno pari ad Euro 325.367,85.

1.1 Le censure sono destituite di fondamento. Mette conto evidenziare che la sentenza impugnata, ritenuta esistente la responsabilità professionale del legale per non aver agito nei confronti del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, preso atto della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 21, comma 1, per la parte in cui non prevedeva l’adeguamento dei valori monetari ivi indicati con intervento del Fondo di Garanzia per circa Lire 220 milioni, ha tenuto in considerazione, per la liquidazione del danno, la relazione medico-legale svolta nel giudizio conclusosi davanti al Tribunale di Cassino con la quale era stato acclarato il danno conseguente ad un periodo di inabilità totale di 24 mesi nonchè postumi invalidanti costituiti da alterazioni anatomiche e funzionali degli arti inferiori e da cicatrici multiple deturpanti nella misura del 55% con riferimento ai parametri Inail. Ciò premesso il Giudice, tenuto conto dell’età del C., dell’entità delle menomazioni subite, ha calcolato che, qualora il giudizio fosse stato correttamente incardinato, al medesimo sarebbe spettato, a titolo di ristoro del danno biologico, comprensivo dell’invalidità temporanea e dell’inabilità totale, nonchè dell’incidenza sulla residua capacità lavorativa, un importo complessivo di Euro 103.291,38, oltre interessi legali sulla somma via via rivalutata.

Il giudizio è stato eminentemente equitativo e le critiche non colgono compiutamente la ratio decidendi del provvedimento impugnato. E’ infatti evidente che la Corte d’Appello ha proceduto alla liquidazione dei danni con valutazione equitativa, basata su indici meramente parametrici: e tanto nella corretta prospettiva che l’azione proposta era un’azione di responsabilità professionale, non già, tout court, un’azione di risarcimento dei danni conseguenti ad incidente stradale. Ne deriva che le censure sono, in definitiva, aspecifiche.

2. Con il secondo motivo – con il quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1219, 1223 e 1224, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’impugnante contesta il riconoscimento degli accessori del credito dalla data della domanda laddove, a suo avviso, essi andavano attribuiti dalla data della sentenza relativa al B., la quale aveva dichiarato la contumacia del C. o, quanto meno, dalla data della diffida rivolta da esso C. al R..

2.1 Le critiche sono, all’evidenza, affette da genericità e difetto di autosufficienza, non essendo compiutamente indicati gli atti del giudizio di merito la cui verifica sarebbe indispensabile ai fini del vaglio della loro fondatezza.

3. Conclusivamente il ricorso va rigettato. In ragione delle alterne vicende del giudizio la Corte ritiene di disporre la compensazione delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 25 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 6 febbraio 2020

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