Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28662 del 27/12/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 28662 Anno 2013
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: NAZZICONE LOREDANA

SENTENZA

sul ricorso 6630-2007 proposto da:
REAL ESTATE S.R.L., già Immobiliare Migliarino, in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO

Data pubblicazione: 27/12/2013

91, presso l’avvocato DE STEFANO LUIGI, che la
rappresenta e difende, giusta procura a margine del
2013

ricorso; .0i6ì42,101keg- ricorrente –

1630

contro

INTESA

SANPAOLO

S.P.A.

(c.f.

00799960158),

1

incorporante il San Paolo IMI s.p.a., in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, LARGO TORRE ARGENTINA 11,
presso l’avvocato MARTELLA DARIO (C/0 PALAZZO
BESSO), rappresentata e difesa dall’avvocato CORSI

– controri corrente contro

BUONGIORNO VITA, DEL CHIOCCA GIOVANNI, ANTOGNOLI
GIGLIOLA, MAllINI ANGELA, FINLABRO S.R.L., MENICAGLI
VIVIANO, BIANUCCI ORESTE, TABUCCHI GIUSEPPE, NOFERI
MARTA, MORRONI DINA, ROMITI PIO, LORENZINI PIETRO,
CARNASCIALI FULVIO;
– intimati –

avverso la sentenza n.

1525/2006 della CORTE

D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 11/09/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza

del

31/10/2013

dal

Consigliere

Dott.

LOREDANA NAZZICONE;

FRANCESCO, giusta procura in calce al controricorso;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato DE STEFANO
MARIO, con delega, che si riporta;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato MARTELLA
DARIO, con delega, che si riporta;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso

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per il rigetto del ricorso.

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione notificato nel marzo 1999, la Rea! Estate
s.r.l. ha convenuto innanzi al Tribunale di Livorno il Banco di Napoli
(ora Intesa Sanpaolo s.p.a.) e la S.G.A. s.p.a., per sentire accertare la
nullità del contratto di mutuo ipotecario stipulato fra le parti il 30

edilizio ai sensi della legge 6 giugno 1991, n. 175, ma, di fatto,
finalizzato ad estinguere i debiti verso la banca di altre società. Ha
chiesto, altresì, dichiararsi come mai posta in essere l’ipoteca iscritta a
favore della banca sul complesso immobiliare della mutuataria, con
ordine al Conservatore dei Registri immobiliari di cancellare l’ipoteca,
oltre alla condanna della mutuante al risarcimento del danno e la
restituzione delle somme versate.
Le domande sono state respinte in primo grado dal Tribunale con
sentenza del 24 settembre 2002, confermata dalla Corte d’appello di
Firenze in data 11 settembre 2006.
La corte territoriale ha qualificato il contratto come avente natura
di mutuo fondiario, argomentando sulla base degli accertamenti
compiuti, mentre ha escluso trattarsi di mutuo edilizio, il quale ai sensi
dell’art. 9 della legge 6 giugno 1991, n. 175, abrogata dall’art. 161 del
d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, ha ad oggetto la concessione di mutui
garantiti da ipoteca destinati a fini immobiliari, e concludendo che la
società poteva liberamente utilizzare le somme ottenute secondo le
proprie necessità, individuate con deliberazione dell’assemblea
societaria; ha poi rilevato che, sulla base delle risultanze istruttorie, le
somme erano state accreditate sul conto corrente bancario della Rea!
Estate s.r.l. e da questa, mediante il suo amministratore, prelevate per il
pagamento dei debiti anche di altre società, aggiungendo come, qualora
fossero in parte queste società non collegate alla mutuataria, ciò avrebbe

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dicembre 1991 per l’importo di L. 3.500.000.000, costituente mutuo

configurato un abuso non della banca che aveva ricevuto gli ordini di
bonifico, ma semmai dell’amministratore unico della società.
Della sentenza il ricorso — notificato il 19-20 febbraio 2007 anche
a Finlabro s.r.l. ed a Giovanni Del Chiocca, già soci della ricorrente,
nonché ad undici ex dipendenti della società ricorrente, tutti non

marzo 2007 — ha chiesto la cassazione sulla base di tre motivi.
Ha resistito con controricorso Intesa Sanpaolo s.p.a., chiedendo
dichiararsi inammissibile ed infondato il ricorso.
La controricorrente ha depositato memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. – Con il primo motivo, denunziando la violazione e la falsa
applicazione degli art. 1418, 1453 e 1343 c.c., la ricorrente censura la
sentenza impugnata per avere qualificato il contratto inter partes come
mutuo fondiario e non di scopo, negandone la nullità, laddove il contratto
era stato concluso nel solo interesse della banca di ripianare le situazioni
debitorie di altre società clienti, prive di rapporto debitorio con la
mutuataria. Con il quesito di diritto si chiede se, qualora il contratto di
mutuo fondiario sia concluso per attuare uno scopo estraneo all’interesse
del mutuatario e risulti che le somme siano state in effetti utilizzate per
un interesse esclusivo o prevalente del mutuante, sia integrato un mutuo
di scopo nullo per illiceità della causa.
Con il secondo motivo, proposto ai sensi dell’art. 360, primo
comma, n. 5 c.p.c., si censura la contraddittoria motivazione su di un
punto decisivo della controversia, per avere la sentenza impugnata
negato la qualificazione del contratto come mutuo di scopo, sulla base
dell’argomento secondo cui gli ordini di bonifico in favore di società
terze erano stati disposti dall’amministratore unico della mutuataria, cui
dunque, eventualmente, l’abuso doveva imputarsi.

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costituiti in appello e neppure in sede di legittimità, e depositato il 7

Con il terzo motivo, la ricorrente deduce l’omesso esame, ai sensi
dell’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., delle istanze di ammissione della
prova testimoniale, di esibizione degli estratti conto e di consulenza
tecnica, proposte dalla Real Estate s.r.l. (già respinte dal tribunale, che
aveva ritenuto la causa documentalmente provata e disattese dalla corte
d’appello, senza alcuna motivazione, all’udienza di discussione), vertenti

su punti decisivi della controversia e con i quali essa aveva inteso
dimostrare che la somma era stata chiesta dalla società per ristrutturare
l’immobile di sua proprietà, ma poi utilizzata per estinguere posizioni
debitorie di altre società a questa non collegate.
2. – La controricorrente ha eccepito l’inammissibilità dei motivi
del ricorso, osservando come la Real Estate s.r.l. avrebbe introdotto un
tema di indagine nuovo nel giudizio di legittimità, consistente nella
stipulazione del mutuo nell’interesse della mutuante medesima.
L’eccezione non ha pregio.
I motivi proposti, in effetti, menzionano — vuoi sotto il profilo
della violazione di legge, vuoi sotto quello del vizio motivazionale, il
quale avrebbe indotto la corte d’appello ad escludere
contraddittoriamente che la collaborazione della legale rappresentante
della Real Estate s.r.l. servì alla banca per perseguire il proprio esclusivo
interesse, ed a rigettare in modo immotivato la richiesta probatoria a ciò
mirante — un aspetto particolare: si sostiene, cioè, accanto alla ribadita
nullità del mutuo in quanto a vincolo di scopo legale violato mediante la
destinazione finale della somma a società terze ed estranee alla
mutuataria, la circostanza che ciò corrispose ad un interesse esclusivo
della mutuante; l’estraneità dell’interesse perseguito alla sfera soggettiva
della mutuataria comporterebbe comunque, secondo l’assunto, l’illiceità
della causa.
Si tratta di una precisazione che non contraddice quanto sinora
sostenuto (la nullità del mutuo per il fatto di essere state le somme

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A

destinate ad altre società clienti della banca), ma vi aggiunge unicamente
la notazione della presenza di un interesse esclusivo della mutuante,
nell’economia del negozio, a tale finale destinazione. In tal modo, la
ricorrente non ha prospettato una nuova ragione di nullità del contratto
inter partes, che resta dedotta in quanto mutuo di scopo (il quale sarebbe

come non nell’interesse della mutuataria, ma in quello esclusivo della
banca (evidentemente, sin dall’inizio del giudizio già implicitamente
dedotto) il contratto fu concluso.
Ne consegue, al riguardo, l’ammissibilità del ricorso.
3. – I tre motivi, da esaminare congiuntamente in quanto tra loro
intimamente connessi, sono tuttavia infondati, in ragione del consolidato
orientamento secondo cui il mutuo fondiario non costituisce un mutuo di
scopo, né prestandosi a censura la motivazione della sentenza impugnata,
che nel primo senso ha qualificato il contratto in esame.
Mentre il mutuo di scopo, infatti, è connotato dall’obbligo del
mutuatario di realizzare l’attività programmata, sicché la destinazione
delle somme mutuate è parte inscindibile del regolamento di interessi
voluto dalle parti (Cass., sez. III, 24 gennaio 2012, n. 943) e la presenza
della clausola di destinazione comporta allora che, qualora non sia poi
realizzato il progetto, il contratto è nullo (nullità ora ricondotta alla
mancanza di causa negoziale ai sensi dell’art. 1418 c.c., ora all’illiceità
della causa stessa per essere stato il contratto voluto e attuato in frode
alla legge ex art. 1344 c.c.: profilo che non rileva, però, qui
approfondire), invece il credito fondiario — secondo la nozione
contemplata nell’art. 38 del citato d.lgs. n. 385 del 1993 — «ha per
oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e
lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili».

Esso “monetizza” nell’immediato il valore di scambio del bene
immobile (cfr. Corte cost., 22 giugno 2004, n. 175), pur senza procedere

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stato violato), ma, anzi, quella ragione di nullità ha ribadito, rimarcando

il mutuatario alla dismissione di esso, e permette, a differenza ad
esempio del mutuo ordinario o dell’apertura di credito, una durata
medio-lunga, ciò essendo sufficiente ad integrarne la causa concreta.
Va, dunque, ribadito che il mutuo fondiario non costituisce un
mutuo di scopo, dal momento che non ne è elemento essenziale il patto

sui quali è costituita l’ipoteca, che il mutuatario sia tenuto a perseguire,
né l’istituto mutuante deve controllare l’utilizzazione che viene fatta
della somma erogata (Cass., sez. I, 26 marzo 2012, n. 4792, con riguardo
alla disciplina del t.u.b.; sez. III, 20 aprile 2007, n. 9511).
Anche la tesi della simulazione è stata disattesa dalla Corte (sez. I,
6 novembre 2006, n. 23669), affermandosi «l’inconferenza del fenomeno
simulatorio ai fini di una esatta ricostruzione delle fattispecie esaminate,
dal momento che il successivo finanziamento con la contestuale garanzia

ipotecaria risultano effettivamente voluti dalle parti»).

Ne deriva che, nel mutuo fondiario, il finanziamento dietro
garanzia ipotecaria ben può essere finalizzato allo scopo soggettivo che
le parti si prefiggono, e, se questo è costituito dall’utilizzo della somma
per sanare debiti pregressi verso la banca, non per ciò solo può
predicarsene l’illiceità. E ciò appare del tutto coerente con la situazione
fattuale, in cui l’erogazione di denaro si è certamente realizzata,
indipendentemente dall’uso che ne sia seguito.
Nel caso di specie, la sentenza impugnata ha fatto corretta
applicazione dei suddetti principi.
La corte d’appello ha ritenuto che tra le parti fu stipulato un
ordinario contratto di mutuo fondiario — dunque non edilizio o in
generale di scopo — ed ha basato tale convincimento sopra una pluralità
di elementi, fra cui: il contenuto del verbale di assemblea ordinaria della
mutuataria del novembre 1991, avente ad oggetto la concessione di
“mutuo fondiario” al fine di estinguere le residue posizioni debitorie

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di destinazione della somma mutuata a fini di miglioramento dei fondi

concordatarie dell’incorporata Hermalux s.a.s.; la domanda di mutuo
fondiario alla banca, in cui si dichiarava come essa fosse appunto volta
ad estinguere esposizioni debitorie residuali proprie e di altre società; la
proposta di mutuo fondiario e l’autorizzazione del medesimo ai sensi
dell’art. 4 della citata legge n. 175 del 1991, menzionato solo al fine della
garanzia ipotecaria di primo grado; il contratto di mutuo del 30 dicembre

1991 e le norme da esso richiamate, nonché le clausole del medesimo, le
quali fra l’altro prevedevano l’erogazione della somma a condizione che
fossero estinte le precedenti ipoteche (ma con possibilità per la banca di
stipulare ugualmente l’atto di quietanza finale, trattenendo la somma
necessaria alla dismissione delle passività ipotecarie) e la restituzione nel
termine decennale; l’iscrizione dell’ipoteca a garanzia della restituzione
sul complesso immobiliare ad uso industriale della mutuataria; l’atto di
quietanza per erogazione del mutuo in data 24 febbraio 1992.
Ha anche osservato la sentenza d’appello che della pretesa
destinazione della somma alla costruzione, riparazione od altro
intervento edilizio, ai sensi dell’art. 9 della legge n. 175 del 1991, non è
fatta menzione alcuna nel contratto di mutuo o nell’atto di quietanza, in
cui non compare lo specifico scopo cui esso sarebbe stato vincolato; e
che, trattandosi di mutuo fondiario, la mutuataria avrebbe potuto
destinare la somma secondo le proprie necessità, come deliberato
dall’assemblea della società.
La stipula del mutuo per far fronte a debiti preesistenti, della
società mutuataria o di terzi, resta, quindi, secondo l’impugnata sentenza,
circostanza irrilevante, posto che, se pure il mutuo sia volto al fine di
estinguere passività pregresse della mutuataria e per l’interesse, pur
dedotto come esclusivo, della mutuante, l’ordinamento non ne sancisce
la nullità per difetto di causa o per causa illecita, ai sensi dell’art. 1418
c.c.

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.1■

Con tale motivazione, compiuta ed esauriente, la sentenza si è
conformata agli enunciati principi ed ha dato perfettamente conto della
decisione assunta, che si sottrae alle critiche avanzate, sia in ordine alla
qualificazione del negozio e sia al conseguente mancato ingresso di
un’inammissibile prova testimoniale.
Il ricorso, in definitiva, va respinto.

dispositivo, ai sensi del d.m. 12 luglio 2012, n. 140, applicabile anche
alle prestazioni professionali eseguite nel vigore delle previgenti tariffe
(Cass., sez. un., 12 ottobre 2012, n. 17405).
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente REAL ESTATE
S.R.L. al pagamento delle spese di lite in favore della controricorrente
INTESA SANPAOLO S.P.A., che liquida in € 8.200,00, di cui € 200,00
per esborsi, oltre agli accessori, come per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 31 ottobre 2013.
Il Consiglier
Consigli ee estensore

(Lor an Nazzicone)

Il Presi

(Giusep

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1

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DE.POSII
Oggi —– ————————–

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Si attesta la registrazione presso

4. – Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come nel

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